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27 novembre 2012

Quali competenze per i futuri docenti? Ne parliamo con l’Università di Napoli

Quali competenze per i futuri docenti
Quali competenze per i futuri docenti

Quali competenze per i futuri docenti

Quali competenze per i futuri docenti? Ne parliamo con l’Università di Napoli, parola al sottosegretario all’Istruzione del Governo Monti, Marco Rossi Doria.

Si è tenuto, oggi, un importante e formativo convengo sulle competenze dei futuri docenti.

Uno dei dibattiti più accesi degli ultimi tempi riguarda le modalità di accesso all’insegnamento scolastico.

Il 2012, in questo senso, è stato un anno innovativo: TFA e concorso pubblico a distanza di 13 anni sono stati, senza dubbio, tra i protagonisti della storia e della politica italiana della seconda metà dell’anno che si accinge a giungere alla fine.

Persi nella confusione, nelle polemiche, nel panico generati da queste recenti innovazioni, molti di noi e, soprattutto.

Molti di coloro che hanno mosso, o almeno hanno tentato, di muovere il primo passo verso l’insegnamento hanno dimenticato di interrogarsi su uno dei quesiti fondamentali: “Quali competenze per i futuri docenti?”.

Ed è proprio questo, infatti, il titolo del convegno tenutosi lunedì 26 novembre 2012 presso l’aula 4 della sede centrale dell’Università degli studi di Napoli Federico II, presieduto dal Presidente del Corso di Laurea in Lettere Classiche Marisa Squillante che ha visto la partecipazione, tra vari illustri docenti universitari, del sottosegretario all’Istruzione del Governo Monti, Marco Rossi Doria.

Quali competenze per i futuri docenti: il punto di Marco Rossi Doria dell’Unina

Marco Rossi Doria ha alle spalle una significativa e pluriennale esperienza come maestro della scuola primaria. Vincitore del concorso pubblico del 1975, l’attuale sottosegretario ha insegnato a lungo nelle scuole italiane, avvicinandosi anche a realtà disagiate. Difatti, è tra i fondatori del progetto Chance, ovvero di una scuola pubblica di seconda occasione e di avvio alla formazione professionale in quartieri a forte rischio di Napoli.

Il convegno su quali competenze per i futuri dicenti si è aperto e chiuso con due importanti interventi del sottosegretario, tra i quali si sono inseriti gli altrettanto brillanti ed illuminanti interventi del Preside di Facoltà, il professor Arturo De Vivo, del Direttore del Dipartimento Filologia Classica “F. Arnaldi” Giovanni Polara, del Presidente della Consulta Universitaria di Studi Latini Valeria Viparelli e del Presidente del Corso di Laurea Magistrale in Filologia, Civiltà e Letterature del Mondo Antico Ugo Criscuolo.

Il primo intervento del sottosegretario è stato del tutto inerente a quello che era il tema principale del Convegno, le competenze dei futuri docenti. Rossi Doria ha sottolineato quanto siano importanti le “competenze di vita”, il saper parlare, il saper ascoltare, il venire incontro alle esigenze altrui.

In che senso gli insegnanti devono avere “competenze di vita” cosa si intende con uali competenze per i futuri docenti?

Ecco la risposta del sottosegretario «Tutti noi abbiamo avuto professori che avevano tanta cultura, ma poche competenze della vita. Dunque, uno dei requisiti fondamentali degli insegnanti è avere buone competenze di vita, soprattutto in quell’ambito che, nella nostra letteratura e cultura, si basa sul concetto di umiltà, il sapere dov’è il proprio limite. Bisogna essere consapevoli che si sta esercitando un certo potere sui più giovani, ma è necessario anche esercitare una sorveglianza continua su se stessi.»

«Insegnare significa uscire da se stessi, essere fuori dal proprio ego e la domanda cruciale resta “chi sono io a fare cosa?”».

Dopo gli interventi del Preside di Facoltà Arturo De Vivo, che si è basato su un articolo pubblicato sul quotidiano “La Repubblica” qualche giorno fa, di  Marco Lodoli, del Direttore di Dipartimento Giovanni Polara che ha presentato un breve ma significative excursus della “storia della scuola”, c’è stato quello, forse un po’ provocatorio, della presidentessa del CUSL Valeria Viparelli che ha chiesto, tra le altre cose: «Perché  mai per la stesura delle prove del TFA, il Ministero non  ha chiesto la collaborazione di noi docenti universitari, così da creare domande che rispecchiassero le reali competenze richieste da un docente di lettere?».

In seguito ad una breve presentazione del corso di laurea magistrale in Filologia, Civiltà e Letterature del Mondo Antico tenuta dal Presidente del Corso di Laurea Ugo Criscuolo, la parola è stata data al pubblico.

Dopo un interessante, utile ma anche troppo astratto dibattito sui docenti, ci è sembrato doveroso, approfittando della massima disponibilità del sottosegretario, chiedere quali reali prospettive attendono coloro che aspirano all’insegnamento e uali competenze per i futuri docenti?

Quali competenze per i futuri docenti? Dal TFA al concorso per professori

Parlo a nome di tutti gli studenti che, come me, stanno frequentando l’ultimo anno di un corso magistrale. A breve avremo concluso il nostro ciclo di studi e, pertanto, abbiamo urgenza e necessita di chiederle cosa accadrà alla fine di quest’anno accademico? Nello specifico: che destino hanno il TFA ed il Concorso?

«Io ho fatto il concorso per diventare insegnante nel 1975. Si faceva un concorso ogni due anni, se non lo vincevi non potevi entrare in graduatoria ma potevi chiedere di fare il supplente o di avere incarichi annuali perché l’abilitazione ad insegnare era considerata una cosa ed il posto fisso era conseguibile, per legge, in seguito a vittoria di concorso. Ad un certo punto c’è stata una deroga a questo principio e sono stati fatti decine di concorsi a posto zero, mentre la graduatoria restava aperta a 5 mila, 3 mila persone, con la promessa che poi avrebbero avuto la cattedra. Per legge si decise di prelevare il 50 % dei posti dal concorso e 50% dalla graduatoria (…) Quest’anno noi non abbiamo fatto altro che riprendere questa legge che non è stata mai abrogata. Per rispondere alla domanda concludo dicendo che il TFA verrà effettuato ogni anno ed il concorso ogni due. Questo è l’unico mezzo che abbiamo per sanare il pregresso e preparare il futuro.»

Il sottosegretario ha dichiarato la necessità che ogni individuo della sua generazione si assuma la responsabilità di aver “ipotecato”il futuro delle generazioni attuali.

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