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TFA abilitazione insegnamento: ssis e tfa, iscrizione, programmi, posti disponibili

Redazione Controcampus 28 Dicembre 2012
R. C.
22/09/2021

Ultime notizie su TFA abilitazione insegnamento.



Questa settimana abbiamo incontrato Cristina Cuicchi, laureata in lingue, insegnante precaria da più o meno una vita.

Le abbiamo chiesto di raccontarci il suo percorso che è stato un continuo accumulare punti nella speranza di ottenere un posto fisso che però, non è mai arrivato.

TFA abilitazione insegnamento.

Cristina, vuole raccontarci il Suo percorso?

“Ho iniziato la scuola superiore nel 1980 . Avevo deciso di frequentare il Liceo Linguistico perché volevo imparare le lingue per viaggiare, conoscere gente nuova e trasmettere agli altri l’amore per le lingue e le culture straniere. Studio inglese, francese e tedesco e conseguo la maturità linguistica nel Luglio 1985.

Il percorso universitario era scontato: mi iscrivo nel 1985 alla  Facoltà di Lettere e Filosofia di Macerata per conseguire una laurea in lingue moderne. Qui decido di prendere una Laurea quadriennale in Inglese ma prevedo anche esami biennali di letteratura tedesca e francese che mi avrebbero dato accesso all’insegnamento anche di queste due lingue. Comincio infatti a guardare concretamente all’insegnamento delle lingue.

Il percorso di laurea procede senza intoppi e nel maggio 1990 consegno la mia tesi di laurea (già rilegata) al mio relatore e chiedo di potermi laureare nella sessione di Luglio, così avrei anche potuto presentare domanda per partecipare al Concorso che da lì a poco sarebbe uscito e mi avrebbe dato la possibilità di ottenere il TFA abilitazione insegnamento.  Qui però trovo il primo ostacolo alla mia carriera di insegnante. Il mio relatore mi ricorda che quando avevamo preso accordi per la mia tesi, lui mi aveva detto che era sua abitudine ritirare le tesi complete cinque mesi prima della laurea. Lo supplicai di farmi laureare così da poter partecipare al concorso. Non ci fu niente da fare. Il bando del concorso scadeva in Agosto e io riuscii a laurearmi solo il 9 Novembre 1990 (voglio sottolineare che il mio maledetto relatore non si presentò neppure il giorno della mia laurea ma mandò solo una lettera spiegando che non poteva essere presente!!).”

TFA abilitazione insegnamento: ultime notizie e aggiornamenti sull’abilitazione

Una volta laureata quali erano i Suoi programmi pensa di considerare il TFA abilitazione insegnamento?

“Avevo perso l’occasione del concorso ma avevo tante speranze. Iniziai ad insegnare in corsi di inglese serali in scuole private, quelle in cui ti pagano in nero e non prendi neppure un punto! Ma avevo solo 25 anni, guadagnavo discretamente e non mi sembrava male.

Il primo incarico (di solo un mese) nella scuola pubblica arriva a Giugno 1992 quando vengo chiamata come commissario esterno per la lingua francese per gli esami di maturità dell’anno scolastico 1992/93. L’anno scolastico seguente vengo chiamata come membro esterno per gli esami di lingua inglese.

Insomma era oramai chiaro che accumulare PUNTI (sostantivo magico e doloroso per noi precari) con le supplenze era un problema. Con una supplenza inferiore a 16 giorni non si prendeva neppure un punto, da 16 a 30 giorni erano 2 punti. In un anno si potevano accumulare al massimo 12 punti.

Nel 1993 però, constatato che nella scuola non c’era posto per i non abilitati (questo almeno era vero per la lingua inglese e la provincia di Ancona), iniziai una ricerca disperata di un lavoro che mi permettesse di guadagnare qualcosa.

Riuscii ad avere il mio lavoro come centralinista-interprete-tuttofare (stipendio minimo nonostante la laurea) presso una ditta di Jesi. Rimasi lì alcuni anni fino all’arrivo dei miei due gemelli! Ciò mi costrinse ad una scelta importante: licenziarmi.

Arriviamo così al 1999 quando finalmente viene bandito un concorso abilitante per titoli ed esami. Era l’occasione che in tanti aspettavamo! Era il mitico concorso che mi permetteva di abilitarmi. Iniziarono mesi di studio duro e difficile , il programma era immenso:  studiavo di notte quando i miei gemelli di tre anni  dormivano e di giorno  mentre i bambini mi giocavano intorno.

Iniziarono così anche le spese: 300.000 lire per iscrivermi ad un corso di preparazione, poi l’acquisto di libri vari per studiare.  Alla fine spesi un milione di lire.  A dicembre 1999 sostenni lo scritto, nell’estate successiva iniziano gli orali. La data del mio orale fu il’1 Agosto 2000. Non posso dimenticarlo: il giorno della mia abilitazione.

Nel dicembre 2000 viene pubblicata la graduatoria del concorso. Io ero al numero 189 . Ero orgogliosissima della mia abilitazione ma non sapevo che il peggio doveva ancora venire!” 

Nell’anno successivo venne attivata la SSIS, Scuola di Specializzazione all’Insegnamento Secondario. Usciti dalla SSIS si poteva accedere direttamente all’insegnamento. Le chiedo: che validità aveva a questo punto il vecchio Concorso? 

“Nel 2001 si parlò per la prima volta di SSIS. Erano dei corsi abilitanti organizzati dalle università ai quali si poteva accedere con una selezione preliminare in quanto erano a numero chiuso (per evitare di creare inutili speranze di lavoro).

Alcune mie amiche, pur essendosi appena abilitate con il concorso decisero di iscriversi anche alla SSIS. Io mi rifiutai: avevo già la mia preziosa abilitazione, perché avrei dovuto prenderne un’altra che avrebbe comportato altre spese (tasse universitarie, libri, etc). Mi sembrava inutile, come se subito dopo aver preso la patente di guida mi avessero detto di prendere un’altra patente. Intanto nel 2001 potei inserirmi nelle graduatorie provinciali per le supplenze”.

“Scelsi la provincia di Ancona perché è quella in cui risiedo, nonostante fosse soprannominata il “cimitero degli elefanti”. Avrei dovuto capire che qui ci si invecchia e alla fine “si muore” senza aver combinato niente di buono”.

Intanto nel 2003 si abilitano i primi Sissini che uscivano con una abilitazione che valeva anche 42 PUNTI!!!

Ma come era possibile tale disparità??? Perché l’abilitazione presa al concorso poteva valere al massimo 18 punti ed i Sissini avevano 42 punti????  E non solo: veniva subito data loro l’opportunità di inserirsi in graduatoria e così molti mi scavalcavano. Io con i miei miseri 15 punti  (questo era il valore del mio 72/100 dell’abilitazione) e pochi altri punti provenienti da quelli che si chiamano “servizi pregressi” non raggiungevo neppure i 40 punti, mentre un giovane laureato nel 2000 che aveva frequentato la SSIS e si era abilitato ad esempio nel 2003 era già in posizione molto più favorevole rispetto alla mia. Certo, il/la giovane laureato/a aveva pagato molto per poter frequentare il corso biennale SSIS, ma anche io avevo ottenuto con fatica la mia abilitazione. 

Così ogni anno le università “sfornavano” altri sissini che puntualmente continuavano ad inserirsi  nelle graduatorie. Come se non bastasse a loro venivano riservati altri privilegi, quale il corso abilitante per il sostegno. L’ultimo corso abilitante per il sostegno (al quale si poteva accedere con una abilitazione da concorso)  è stato bandito nel 2005/06. Non mi sentivo pronta per questo e non lo frequentai. Ma fu l’ultima possibilità, poiché i corsi banditi negli anni seguenti erano riservati solo ai Sissini. Qualcuno dovrebbe spiegarmi il perché! Forse i figli dei vari ministri erano tutti sissini?  La sorella della Gelmini era una sissina? Probabile!

Aspetto dal 2006 un altri concorso per abilitarmi sul sostegno!

Ma le fregature non finiscono qui! Nel 2007 iniziano a girare dei corsi costosissimi detti “diplomi di perfezionamento” o “master”. Il bando viene come sempre dalle varie università ed i primi costano anche 900 euro. Naturalmente si trattava della solita buffonata all’italiana. Corsi on-line dai quali non si imparava niente ma valevano 3 PUNTI nelle graduatorie. Ecco qua la parola magica “PUNTI” che ritorna. Inizialmente mi rifiutai: ma come si possono pagare tanti soldi per 3 punti?

Ben presto però realizzai che tutti si iscrivevano ed anch’io entrai  nel vortice maledetto dei corsi a pagamento, per non farmi superare da quelli che in graduatoria venivano dopo di me. Anche io come tutti ne faccio 3: uno all’anno, per un costo di 650 euro. Totale 9 punti e 1950 euro spesi (senza aver imparato niente di utile!!).”

LA SISS VIENE CHIUSA ED E’ DI NUOVO POLEMICA

Arriva il TFA abilitazione insegnamento. Cos’è che succede a questo punto? Siamo nell’anno accademico 2008/2009, perché la SSIS viene chiusa?

“Nel 2008 scomparvero i corsi Ssis. Perché??? Nessuno lo sa! I vari ministri dell’Istruzione che abbiamo avuto hanno tutti qualcosa in comune:  nessuno spiega le motivazioni di quello che stanno facendo (se lo fanno sono ragioni insensate) e hanno tutti la dote dell’INCOMPETENZA.

Così si sono messi in testa di fare classi sino a 35 alunni e dunque non più classi di qualità ma di quantità! Ciò che conta ora sono i numeri. I dirigenti scolastici (o manager d’azienda) sono orgogliosi di dire quanti alunni sono iscritti nel loro istituto (più studenti, più soldi!) ma non si preoccupano se 35 alunni sono nella stessa aula  che per giunta è anche troppo piccola per “contenerli” tutti.

Ma i nostri ministri tutto questo non lo sanno e continuano a tagliare ed “inventare”.

L’ultima invenzione: il Concorsone. Ora dopo 13 anni viene bandito un nuovo concorso con il quale si vuole annullare la graduatoria del concorso del 1999.  Ma il concorso è pieno di assurdità.

  • Possono partecipare solo docenti già abilitati: ma se sono già abilitata all’insegnamento, devo dimostrare ancora di essere in grado di insegnare??
  • Il  concorso non è stato bandito in tutte le regioni (ad. esempio nelle Marche non c’è Lingua Inglese): questo potrebbe essere giustificato dal fatto che se non si sono posti, è inutile fare un concorso. Ma allora perché le università delle Marche daranno il via ai TFA abilitazione insegnamento della lingua inglese??(Ricordo che i TFA abilitazione insegnamento sono a numero chiuso perché vengono attivati solo dove ci sono possibilità di lavorare. MA ALLORA NELLE MARCHE CI SONO O NON CI SONO CATTEDRE DISPONIBILI ????)”

Le va di spiegarci in cosa consistono questi nuovi TFA abilitazione insegnamento?

“I TFA sono Tirocini Formativi Attivi, cioè l’ultima invenzione dei nostri Ministri per conseguire un’abilitazione all’insegnamento. Abolite le SSIS, si sono inventati questi TFA. Prima le SSIS biennali, ora i TFA annuali.”

Di fatto anche questi obbligano ad iscriversi ad una Università, a pagare ulteriori tasse  ma verrebbe da chiedersi: preparano davvero i nostri futuri docenti?

“Sicuramente obbligano chi vuole diventare insegnante a proseguire gli studi dopo la laurea e ad approfondire le sue conoscenze in merito all’insegnamento. Questa poteva essere una buona idea se ci fossero stati posti disponibili. Ma se le graduatorie sono sature, se ci sono tanti precari in coda ad aspettare un misero spezzone, perché continuare ad illudere altra gente?.

Non ricordano forse i ministri che hanno alzato l’età della pensione a 67 anni? Se nessuno va in pensione, a cosa servono i nuovi docenti ?. E poi si rendono conto che a 67 anni non si ha (forse) più la capacità di capire gli adolescenti? E’ vero che i nonni sono importanti per la crescita dei nostri figli, ma il NONNO-INSEGNANTE  NO!”

Quello dell’insegnante è oggi un mestiere mal retribuito, lo sanno tutti. Vuole dire qualcosa al riguardo?

“Chi viene pagato dalla scuola deve spesso aspettare mesi prima di avere lo stipendio. Ma  anche se si è pagati dal ministero le cose non vanno meglio. Ricordo che un anno iniziai una supplenza di 9 ore a novembre  a 50 km da casa ed vidi il primo stipendio alla fine di Marzo! Insomma per fare il precario è necessario avere qualcuno a casa che anticipi i soldi almeno per fare benzina  affinché si possa raggiungere la sede di servizio. 

Certamente in questo momento non consiglierei a nessuno di intraprendere la carriera dell’insegnamento. Fare il docente è entusiasmante, gratificante, stimolante ma in Italia stanno trasformando questa professione in uno dei peggiori lavori: senza certezze, mal pagati, presi in giro dai continui cambiamenti e senza nessun riconoscimento del lavoro svolto.”

Un precariato lungo una vita dunque, un’incessante rincorsa verso una cattedra fissa. -Fare l’insegnante non conviene più nessuno- ripete Cristina -neanche a chi questo mestiere lo voleva fare davvero. I nostri Ministri troveranno sempre un ennesimo escamotage per far scivolare nella graduatoria chi quell’abilitazione l’aveva già conseguita nel lontano 1999.

Sono passati tredici anni, le procedure per accedere al TFA si sono concluse a Luglio di quest’anno, e i nostri aspiranti docenti tremano di fronte a quelle che saranno le nuove alzate d’ingegno.

Alla luce della tragica situazione del settore, abbiamo trovato interessante scambiare quattro chiacchiere col Professor Giovanni D’Angelo, Dirigente Scolastico presso il Liceo Artistico Statale Osvaldo Licini di Ascoli Piceno.

Riportiamo qui sotto quanto da lui detto:

“Ritengo che il precariato nelle scuole sia un problema tutto italiano, spesso gli aspiranti sono attratti dalla frequenza di corsi a pagamento e dall’acquisto di libri dell’editoria specializzata , i quali, se pur formativi, non potranno mai assicurare a tutti, per lo meno nell’immediato, l’agognato posto di lavoro.

Essi sono considerati facili prede di associazioni che, con innumerevoli artifizi e promesse  difficili da mantenere, sono come specchietti per le allodole.

La crisi economica di spessore internazionale e i tagli lineari che si sono succeduti negli ultimi periodi, non hanno fatto altro che ingigantire l’esercito del precariato.

Anche per quanto riguarda la selezione ci sarebbe molto da dire.

Ritengo che non tutte le persone abbiano le attitudini necessarie per esercitare la non facile professione del docente.

La selezione dovrebbe essere fatta dalle scuole autonome, le quali hanno la responsabilità nei confronti delle famiglie di assicurare un insegnamento di qualità.

Le varie soluzioni proposte dai vari governi, (SISS, TFA) sono state delle modalità che, se pur buone nella loro ideazione, sono state modificate troppo repentinamente tanto che hanno ingenerato molta confusione tra gli aspiranti all’insegnamento.

Gli alunni sono cambiati profondamente rispetto al recente passato. Le nuove tecnologie, i social network , la facilità di viaggiare, l’Unione Europea, le nuove modalità educative e formative da parte delle famiglie li rendono più fragili, più ansiosi e pertanto più difficilmente gestibili, soprattutto nelle prime classi delle Scuole Secondarie Superiori.

Conseguentemente il docente, oltre a padroneggiare i contenuti disciplinari, dovrebbe trasformarsi di volta in volta , a seconda delle circostanze, in psicologo, psicoterapeuta, animatore, controllore, consigliere e qualche volta sostituto dei genitori.

In altre parole una figura  complessa, ma d’importanza stratificata per la formazione delle giovani generazioni.”

Informazioni utili. TFA abilitazione insegnamento: posti disponibili  e modalità di accesso

Per il TFA è previsto un piano triennale, dunque si terranno altri due cicli rispettivamente nel 2013 e 2014.

Per quel che riguarda i posti disponibili a livello nazionale per le immatricolazioni al TFA abilitazione insegnamento nella scuola secondaria di I grado saranno pari a complessivi 4.275 posti, definiti in ambito regionale per ciascun Ateneo e nel numero indicato per singola classe di concorso (Tabella A).

Mentre i posti disponibili a livello nazionale per le immatricolazioni al TFA abilitazione insegnamento per l’insegnamento nella scuola secondaria di II grado saranno pari a complessivi 15.792, definiti in ambito regionale per ciascun Ateneo e nel numero indicato per singola classe di concorso (Tabella B).

La fase preliminare è costituita dalla registrazione, in cui sarà assegnata all’aspirante docente la pasword.

Segue la compilazione del form per prenotare il posto per il giorno della selezione. E’ richiesta l’autocertificazione del titolo di accesso. Nel momento in cui sarà effettuata la registrazione, verranno comunicate le date delle prove.

Margherita Teodori 

© Riproduzione Riservata
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Redazione Controcampus Controcampus è Il magazine più letto dai giovani su: Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro. Controcampus nasce nell’ottobre 2001 con la missione di affiancare con la notizia e l’informazione, il mondo dell’istruzione e dell’università. Il suo cuore pulsante sono i giovani, menti libere e non compromesse da nessun interesse di parte. Il progetto è ambizioso e Controcampus cresce e si evolve arricchendo il proprio staff con nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus, ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico. 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Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei nostri lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. La Storia Controcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione. Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani. Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004 Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero. Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore. Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi: Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e Filosofia Il giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno. Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure. Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10. Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze. Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50. Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta. Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali. Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp. È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia. Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze. La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009 A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono: Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitaria Cominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo. Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggi Nel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale. Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico. Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali. Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università. Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza. Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria. Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto