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25 gennaio 2013

Giorno della memoria 2013 – Riflessioni sull’olocausto

Comitato per i diritti dei cittadini umani OnlusGiorno della memoria 2013

Una domanda che spesso ci si pone quando si parla di Olocausto è: “Ma possibile che nessuno lo sapesse o che tutti fossero d’accordo?”.  Se è verosimile ritenere che l’opinione pubblica potesse ignorare le dimensioni effettive del fenomeno o i particolari più agghiaccianti, è però doveroso denunciare il lento ma inesorabile lavoro d’indottrinamento eseguito dagli eugenetici che, sostenuti da eminenti psichiatri, hanno creato quell’humus culturale in cui le idee di purezza razziale e di “soppressione della vita indegna di essere vissuta” potevano proliferare ed essere accettate come necessarie verità scientifiche.

L’eugenetica – dal greco “buona nascita” – prese piede sulla scia delle teorie darwiniane verso la fine del XIX secolo. All’inizio del Novecento, spinta con forza anche dalla Fondazione Rockefeller, l’eugenetica si diffuse sempre più. L’idea di “sopravvivenza del più forte” fu dapprima usata per impedire che i deboli procreassero e, in seguito, per giustificare la soppressione della “vita indegna di essere vissuta”.

In seguito fu sufficiente sviluppare un’intensa campagna antisemita, stigmatizzando gli ebrei come appartenenti a una razza inferiore, e il gioco era fatto: il concetto di razza inferiore germogliò con vigore in questo substrato culturale imbevuto di pseudoscienza eugenetica, fornendo la base di consenso allo sterminio.

La stessa associazione psichiatrica tedesca, dopo anni di smentite, ha infine ammesso le proprie responsabilità. In un discorso tenuto al congresso dell’associazione (Berlino, 26 novembre 2010) nell’ambito del dibattito “Psichiatria nel Nazionalsocialismo – Commemorazione e responsabilità”, il suo Presidente, Prof. Dr Frank Schneider ha dichiarato:

“Nel periodo del nazionalsocialismo gli psichiatri hanno condannato persone, hanno tradito i pazienti che avevano riposto in loro fiducia, e hanno loro mentito, hanno fatto ostracismo nei confronti dei parenti, hanno permesso che i pazienti fossero forzatamente sterilizzati e uccisi, e hanno allo stesso modo essi stessi personalmente ucciso.  Noi proviamo vergogna anche perché noi, l’Associazione psichiatrica tedesca, non siamo stati dalla parte delle nostre vittime nemmeno negli anni che seguirono il 1945. Nel luglio 1933, poco dopo l’ascesa di Hitler, fu passata la Legge sulla prevenzione della prole malata di malattie ereditarie. Lo psichiatra Ernst Rudin, presidente dell’Associazione psichiatrica dal 1935 al 1945, e poi direttore dell’Istituto Tedesco di Ricerca, fu il coautore del commento ufficiale di questa legge.”

“A causa di questa legge – prosegue Schneider – più di 350.000 persone furono selezionate dai medici e forzatamente sterilizzate. Più di 6.000 persone morirono durante questi interventi. Nella sua veste di presidente dell’allora associazione psichiatrica, Ernst Rudin nei suoi discorsi d’inaugurazione del nostro congresso ha più volte parlato in favore di queste sterilizzazioni. Ma non ci furono solo sterilizzazioni forzate: ci furono anche assassinii. fu uno psichiatra, Alfred Erich Hoche, nel suo libro del 1920 sull’approvazione dello sterminio della “vita indegna di vivere”, insieme al giurista Karl Binding, a coniare il termine “esistenza zavorra” e fu ancora lui che preparò un catalogo delle presunte malattie mentali incurabili, che chiamò “condizioni di morte mentale”. Nel 1930 questo diventò nel mensile nazionalsocialista la richiesta: “Morte alla vita indegna di vivere!”.Nel settembre del 1939 Hitler ordinava la cosiddetta eutanasia, e incaricò di questo progetto Werner Heyde – ordinario di psichiatria e neurologia a Wurzburg. Almeno 250 – 300 mila persone mentalmente e fisicamente malate furono vittime di quest’azione e delle seguenti fasi di uccisione dei malati, che si protrassero per qualche settimana oltre la fine della guerra.”

Con pulmini grigi, il simbolo dello sterminio, i pazienti venivano prelevati dalle case di cura e portati alle 6 istituzioni psichiatriche, in cui erano state costruite le camere a gas. Le istituzioni mentali divennero istituzioni di sterminio. La cura divenne lo sterminio e gli psichiatri supervedevano il trasporto e l’uccisione dei pazienti che riponevano in loro la propria fiducia.

Nella parte finale del suo intervento Schneider concludeva: “La nostra vergogna e dispiacere è anche legata al fatto che sono occorsi 70 anni a quest’associazione, di cui sono oggi presidente, per riconoscere le proprie colpe” e chiedeva perdono alle vittime e ai loro familiari anche “per il silenzio, la banalizzazione e la negazione da parte della psichiatria tedesca nel dopoguerra“.

Oggi in Europa gli psichiatri non praticano apertamente l’eugenetica, e si presentano con un volto umano. A ben vedere però, l’ideologia di base è ancora viva, ed è intrinseca nel concetto stesso di malattia mentale, in nome della quale è lecito legare, recludere, imbavagliare, elettroshockare e sedare una persona contro la sua volontà: per ‘aggiustarla’. Lo spettro di un altro dramma, meno clamoroso ma più subdolo di quello che ricordiamo oggi, continuerà ad aleggiare su di noi se non riusciremo a liberarci dal pregiudizio pseudoscientifico di malattia mentale.

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