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28 febbraio 2013

Berlusconi Indagato per corruzione e Compravendita di Voti. Alfano in piazza contro la Magistratura

Nuove inchieste sul cavaliere a Napoli e Reggio Emilia.

Berlusconi indagato per corruzione e voto di scambio.

Il partito insorge.

Alfano: “Un’aggressione, manifesteremo in difesa della democrazia”.

Neanche il tempo di cantare vittoria per il “sospirato” pareggio ed ecco che l’ennesima tegola giudiziaria porta nuovamente Berlusconi Indagato.

Soltanto ieri il cavaliere diffondeva un videomessaggio in cui sembrava ribadire di voler tendere (almeno provvisoriamente) la mano a Pierluigi Bersani e agli avversari del centrosinistra. Al fine, diceva, di scongiurare il rischio di un’ingovernabilità insostenibile per il paese.

E invece, nuovo colpo di scena, Berlusconi Indagato per corruzione e finanziamento illecito ai partiti.

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Il punto di partenza è un’inchiesta iniziata nel 2008 e condotta dal pm Alessandro Milita su un flusso sospetto  di assegni che coinvolgeva Sergio De Gregorio ai quali si aggiunse la deposizione, nell’ambito dell’inchiesta su Finmeccanica, di Andrea Vetromile, commercialista di De Gregorio.

I fatti descritti da Vetromile risalgono al 2006, poco dopo l’insediamento del secondo governo Prodi. Della fragile maggioranza a sostegno di quell’esecutivo faceva parte proprio il senatore De Gregorio, eletto con l’Italia dei Valori.

In base alle dichiarazioni del commercialista (29 febbraio 2012), De Gregorio era in procinto di candidarsi con Forza Italia nel 2005. Il consigliere regionale Fulvio Martusciello, tuttavia, avrebbe posto un veto che tenne De Gregorio fuori dalle liste del partito di Berlusconi per il Parlamento. Se non che De Gregorio, già passato per il PSI e la DC per le Autonomie, si candidò in Campania con l’Idv di Di Pietro.

Nell’Unione di Romano Prodi, il senatore non rimase che una manciata di mesi: a giugno 2006 divenne presidente della Commissione Difesa, appoggiato dalla coalizione di Berlusconi e in contrasto con la scelta del centrosinistra, ricaduta su Lidia Menapace (Rifondazione Comunista); a settembre dello stesso anno uscì dall’Idv, votando in seguito la sfiducia al governo Prodi prima di passare, circa un anno dopo, tra le fila del centrodestra con la sua associazione “Italiani nel mondo”.

Secondo Vetromile, il “salto della quaglia” di De Gregorio costò a Berlusconi un lauto compenso. Qui però entra in scena un terzo uomo, il noto faccendiere Valter Lavitola, colui che in teoria avrebbe “raccomandato” De Gregorio a Berlusconi.

Il 25 aprile 2012, Lavitola raccontò ai pm ulteriori dettagli sull’affare che a suo dire aveva portato De Gregorio a presiedere la Commissione Difesa e Forza Italia a sottrarre un senatore al governo Prodi. Nelle mani dei pm ci sarebbe anche una lettera, sequestrata al faccendiere, con un elenco di “commissioni”, ivi incluso l’accordo con De Gregorio. Una lettera ricattatoria indirizzata da Lavitola a Berlusconi sarebbe stata invece reperita sul pc di Carmelo Pintabona, già indagato insieme al faccendiere per tentata estorsione a Berlusconi.

Sia Lavitola che De Gregorio sono ora iscritti al registro degli indagati insieme al cavaliere. Per il faccendiere, la presunta corruzione ammonta a circa 3 milioni di euro (2 versati su conti personali di De Gregorio, un altro all’associazione “Italiani nel mondo”). A darne conferma sarebbe stato l’ex senatore, interrogato a sua volta dai pm.

Sulla faccenda indaga un pool di magistrati della sezione relativa ai Reati contro la pubblica amministrazione, nonché della Direzione distrettuale antimafia: Vincenzo Piscitelli (sezione Criminalità economica), Henry John Woodcock (Reati contro la PA), Francesco Curcio (Dda), Alessandro Milita (Dda) e Fabrizio Vanorio (Dda).

Su ordine della procura, la Guardia di Finanza ha predisposto il sequestro di una cassetta di sicurezza, di proprietà del cavaliere, situata in un’agenzia del Monte dei Paschi di Siena. La procura ha poi chiesto il nulla osta per la perquisizione al Senato e alla Camera, oltre al permesso per l’acquisizione di tabulati telefonici. Lo stesso Berlusconi sarà chiamato a sostenere un interrogatorio il 5 marzo.

Anche l’ultima inchiesta della procura di Reggio Emilia, vede Berlusconi indagato. L’ipotesi di reato è il voto di scambio, in riferimento alla “letterina” inviata agli elettori con cui prometteva la restituzione dell’Imu. Il fascicolo, in questa circostanza, è stato aperto in seguito agli esposti di due cittadini a pochi giorni dalle elezioni.

Due fulmini a ciel sereno per il Pdl, che intanto fa quadrato intorno al suo leader. Unanimi le reazioni: è la solita giustizia ad orologeria che punta a sovvertire il verdetto delle urne”, dichiarano più o meno all’unisono i fedelissimi del cavaliere.

Il segretario Angelino Alfano preannuncia addirittura una grande manifestazione di piazza contro la magistratura e “in difesa della democrazia e della sovranità del Pdl. Il coordinatore del partito in Campania, Francesco Nitto Palma, e l’avvocato Niccolò Ghedini, definiscono la procura di Napoli “territorialmente incompetente” e il caso come riconducibile ad un’inchiesta “già chiusa”.

Le due indagini andranno ad arricchire un calendario, quello di Berlusconi, già di per sé costellato di “impegni giudiziari”: dovrà difendersi a breve dalle accuse di compravendita di diritti televisivi (1 marzo) e di concussione aggravata/prostituzione minorile (caso Ruby, 30 marzo).

Di indirizzo diammetralmente opposto le dichiarazioni dell’Anm: il presidente Rodolfo Sabelli difende con decisione l’operato dei magistrati di Napoli, precisando che l’associazione respinge “con fermezza” le accuse lanciate dal Pdl.

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