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12 febbraio 2013

Finanziamenti Università Quali e Quanti Sono – Finanziamenti Università Dati e Tagli

Università italiana, situazione sempre più critica sul fronte dei Finanziamenti Università.

Gli ultimi riscontri sui Finanziamenti Università, confermati peraltro dal Miur, non sono fonte di buone notizie: le casse degli atenei languono, e forse non solo per colpa della crisi economica.

Il problema è lo stesso che si discute in continuazione da ormai almeno un decennio: negli ultimi anni non si riesce a compiere alcun passo avanti. E se non c’è un salto di qualità, se si resta fermi, non è mai buon segno, specie sul piano economico.

Una malattia che non interessa purtroppo solo l’istruzione, ma comprende molti ambiti del sistema-Italia Si parla sovente di crescita e necessità di sviluppo, di un paese in preda ad uno stallo da cui non riesce ad emanciparsi.

Come uscirne? Con un’accurata programmazione e un percorso di riforme ben strutturato, suggerisce qualcuno. Da questo punto di vista, non si può dire che le ultime riforme universitarie abbiano portato grandi benefici alla liquidità degli atenei, se non altro stando al bilancio attuale.

Innanzitutto, da dove provengono i Finanziamenti Università ?

Il discorso va affrontato partendo da lontano, perlomeno dal 1989. È l’anno in cui viene emanata la legge 168, che disciplina l’autonomia economica degli atenei.

Nel 1993 seguì la legge 537, che introdusse il Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO). Le risorse erogate dal fondo vengono ripartite in diversi ambiti: risorse umane, ricerca, formazione, incentivi, ecc. Comprende inoltre una quota “proporzionale” ed una di “riequilibrio”. La prima dipende dalla spesa “storica” di ogni ateneo, la seconda dagli esiti delle varie gestioni.

Il FFO non rappresenta l’unico bacino di risorse finanziarie dell’università, poiché va anche tenuto conto dei contributi degli studenti (la cui “quota di compartecipazione” corrisponde circa al 15% del totale).

Il dato inquietante, frutto dei più recenti rilevamenti, è che i finanziamenti universitari sono in discesa verticale. Il che significa non solo meno assunzioni, ma anche meno investimenti su ricerca, servizi e quant’altro e, di conseguenza, minore attrattività per gli studenti.

Andiamo ad analizzare le informazioni a nostra disposizione. Soffermandoci sugli ultimi quattro anni, ci accorgiamo che la disponibilità del Fondo Ordinario è calata progressivamente dal 2009 ad oggi: dai 7.63 miliardi del 2009 si è passati ai 7,37 del 2010 (-3% circa) ai 7,14 del 2011 (-3,2%), fino ai 6,82 del 2012 (-4,4%). In 48 mesi, in soldoni, ci siamo persi per strada quasi un miliardo.

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A prescindere dai singoli casi, a risentirne sono tutti gli atenei statali, che dopo il “boom” dei primi anni duemila hanno dovuto fare i conti con una netta involuzione.

Prendiamo la Sapienza di Roma: il finanziamento di 517 milioni erogato nel 2000 è andato via via crescendo fino a toccare quota 581 milioni nel 2008.

Da lì in poi, il crollo: 568 milioni nel 2009, 548 nel 2010, addirittura 519 nel 2011: in undici anni, a conti fatti, non si registra alcun progresso.

Spostandoci verso nord, la situazione è in lieve miglioramento: l’Università di Torino percepiva, nel 2011, un finanziamento di 245 milioni, contro i 191 del 2000.

Lo stesso discorso vale per l’Alma Mater di Bologna (da 302 a 382), fermo restando che anche in questa circostanza i picchi si verificarono sul finire del decennio (nel 2009, 400 milioni stanziati per Bologna e 263 per Torino).

Il sud: per la Federico II di Napoli si riscontra un aumento di appena 5 milioni in undici anni (da 339 a 344), che diventano 4 per l’Università di Catania (da 175 a 179).

Ci sono poi atenei che sono addirittura andati indietro: nel 2000, le università di Bari e Palermo ricevevano rispettivamente fondi pari a 190 e 221 milioni, scesi a 189 e 216 nel 2011.

Una diminuzione delle entrate comporta, di riflesso, una revisione delle spese. In caso contrario, di soldi nelle casse ne restano pochi. E spesso è proprio quello che accade.

Ci sono università che, al netto dei costi relativi esclusivamente al personale, si ritrovano a dover gestire pochi milioni di euro. Sia all’ateneo di Cassino che all’università di Foggia, ad esempio, a fronte di una quarantina di milioni di entrate complessive, ne rimangono poco più di 4 una volta sottratte le spese del personale, ovvero poco sopra il 10%: una miseria.

Fra i principali capri espiatori, il decreto Mussi-Fioroni entrato in vigore nell’aprile del 2008 e la Finanziaria dello stesso anno, che avviarono una catena di tagli graduali sul totale del finanziamento per gli anni successivi.

Comunque la si voglia leggere, i finanziamenti universitari in Italia sembrano aver raggiunto un punto di non ritorno. La situazione che il prossimo governo, in procinto di insediarsi a breve, si ritroverà per le mani, non è tra le più semplici, a meno di una difficile inversione di tendenza.

Spesso categorie come gli studenti e i docenti lamentano un’attenzione, da parte della politica, limitata solo alla campagna elettorale. Ora che il 24 e 25 febbraio sono sempre più vicini, la speranza è di non dover continuare a stringere la cinghia a oltranza.

Scarica e leggi il Riepilogo del totale Finanziamenti Università dal 2008 al 2013

Scarica e leggi il Grafico sui

Scarica e leggi la Tabella entrate per ateneo

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