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9 aprile 2013

Come Scrivere Italiano: vademecum per imparare a scrivere italiano. “Scrivere l’italiano. Galateo della comunicazione scritta”

Come scrivere italiano

Imparare a scrivere italiano in forma corretta e vincente non è un’arte da relegare ai soli appassionati di scrittura

Imparare a Scrivere Italiano

Imparare a Scrivere Italiano

Riuscire a comunicare incisivamente con un corretto uso della nostra lingua rappresenta oggi una reale chiave di successo per tutti

Saper scrivere nella propria lingua madre rappresenta un dato che si tende a considerare forse troppo “di fatto”. Un aspetto tendenzialmente pensato come scontato dal momento in cui esiste una scuola dell’obbligo che “da sola” dovrebbe essere in grado di fornire l’apposita cassetta degli attrezzi per destreggiarsi nel marasma dei flussi comunicativi.

È ovvio che tutti, oggigiorno, siano in grado di scrivere italiano. Ma quanti sono consapevoli e soprattutto possono dirsi padroni della propria capacità di scrittura? Quanti conoscono i più adeguati registri comunicativi e riescono con disinvoltura a declinare all’occorrenza il proprio linguaggio scritto?

Scrivere italiano, soprattutto saper scrivere un buon italiano, sicuramente non rappresenta un’impresa da eroi, ma accade spesso di rendersi conto che non è comunque neanche da considerarsi un’abilità generalizzabile. Conferire una buona qualità a un proprio scritto e la stessa capacità di scrivere nelle situazioni più disparate (ma soprattutto in maniera grammaticalmente corretta), sono “attitudini” che poggiano le basi in primis sulle esperienze scolastiche. Ma più le possibilità di comunicare e gli spazi comunicativi diventano più accessibili e democratici, più, al contrario sembra che la formazione che la scuola dell’obbligo fornisce ai discenti di ogni età, non sia più sufficiente. Ed è sulla base di questo status quo, che diventa importante, soprattutto per i giovani, riuscire a trovare le opportune vie di “fuga”, mentre la famiglia e il contesto socio-culturale diventano “appigli” determinanti oltre che necessari per poter accrescere le proprie capacità e provare a colmare le lacune a cui la scuola moderna ci sta purtroppo abituando.

Chi è concretamente padrone delle ambite competenze linguistico-comunicative oggi sa di avere chiaramente una chance in più da mettere in gioco: a scuola, all’università, nelle relazioni interpersonali e soprattutto nel mondo del lavoro. L’inizio di una collaborazione lavorativa in fondo prende le mosse da un colloquio, da un parlare, e a valle, dalla stesura di un curriculum vincente. Un esame scritto, soprattutto con l’avvento delle prove intercorso e delle tesine universitarie, richiede necessariamente un livello “dignitoso” di italiano scritto (e che premierebbe probabilmente anche laddove i contenuti non fossero d’eccellenza).

Sapere scrivere italiano non è un più solo un diritto per ciascuno ma oggi si erge come un dovere che presto può trasformarsi in un dono, in concreta opportunità di essere sempre vincenti nelle relazioni e nel confronto a più livelli.

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A confermarci l’importanza del saper scrivere italiano le professoresse Serena Fornasiero e Silvana Tamiozzo Goldemann attraverso il lavoro editoriale scritto a quattro mani “Scrivere l’italiano. Galateo della comunicazione scritta”. Un libro utilissimo e destinato a chiunque desideri migliorare la propria capacità di scrittura. Un manuale per chi vuole confrontarsi con se stesso per riconoscersi o meno negli errori più comuni che si commettono scrivendo. Un vademecum con tutte le regole d’oro per scrivere italiano al meglio e per essere sempre pronti alle più disparate situazioni di studio e lavoro. Ma anche gli “strafalcioni” più commessi e tanti esempi per ovviarli e far proprie le modalità corrette e le regole più pure della grammatica italiana. E se non bastasse, capitoli dedicati alla stesura di un curriculum vincente e alle regole base per acquisire una buona capacità critica rispetto al proprio o altrui scritto.

“Scrivere l’italiano. Galateo della comunicazione scritta”: per una scrittura efficace, adeguata, corretta e che sia in grado di diventare una rispettosissima carta di identità per ognuno. Un manuale che non può far a meno di essere nel cassetto di tutti!

scrivere l'italiano

scrivere l’italiano

Imparare a scrivere italiano, sapere scrivere italiano. Saper “raccontare” per iscritto è una “qualità” definibile per certi versi “innata” o ritenete che sia solo frutto di tanto esercizio?

A scrivere si impara. È un’attività a cui ci si educa, come a ricamare o a risolvere le equazioni. Se qualcuno – per esempio fra i bambini di una classe elementare – appare più dotato di altri, ciò dipende dal fatto che è stato meglio orientato fin da piccolo a parlare bene e a pensare (la scrittura infatti è molto imparentata col pensiero). Diverso è il discorso per la scrittura come forma d’arte, se per “raccontare” si intende “fare letteratura”: in questo caso il talento c’entra (del resto, non basta saper risolvere le equazioni per essere grandi matematici…).

Siamo nell’era della digitalizzazione onnipresente, del multilinguismo sempre più richiesto da più parti eppure sembra che permangano in Italia meccanismi mal “oleati” sia nell’apprendimento, che nell’insegnamento della stessa lingua madre. Perché a suo parere oggi si arriva all’università ancora con grosse lacune nell’uso corretto della lingua italiana, soprattutto scritta?

Purtroppo è vero, come confermano test e verifiche di ogni tipo: anche gli studenti universitari, e anche i laureati, hanno grossi problemi con la lingua scritta (tanto nella comprensione quanto nella produzione). Sappiamo anche che i settori più malandati sono il lessico e la sintassi: i ragazzi, in sostanza, conoscono poche parole o non sanno usare con precisione quelle di cui dispongono; e, cosa anche più grave, sono in difficoltà a costruire testi coerenti e logici. È innegabile che ci sono delle falle nella formazione scolastica, già a livello dei programmi; inoltre non dimentichiamo che coltivare l’abilità della scrittura richiederebbe molto tempo, molta finezza e molta generosità intellettuale. Quasi sempre agli insegnanti manca soprattutto il tempo, e così si limitano a correggere le (poche) prove scritte dei loro studenti senza avere occasione di discutere in classe i difetti formali e sostanziali di ciò che è stato scritto. Noi abbiamo avuto modo di verificare i buoni risultati di alcune tecniche, come la sistematica riscrittura dei testi con inserimento delle correzioni, oppure gli esercizi di scrittura fatti in comune, preceduti dalla progettazione del testo e delle sue parti.

Come sottolineato nell’introduzione del libro, l’università ha vissuto e ancora oggi vive importanti cambiamenti. Più prove scritte, più tesine e più elaborati che hanno spinto nel complesso gli studenti a superare il “limite” della pura oralità a cui ci aveva abituato il mondo accademico. Dal suo punto di vista, riprendere “carta e penna” durante gli studi universitari è davvero sufficiente a recuperare le “ingombranti” lacune che spesso si acquisiscono durante la stessa scuola dell’obbligo?

Non è mai troppo tardi… Del resto, basta vedere la fortuna delle scuole di scrittura (anche) creativa, o il successo dei corsi di scrittura giornalistica o critica.

Leggere tanto, esercitarsi fin da bambini attraverso la stesura di diari o racconti, studiare attentamente la grammatica italiana e tutto l’importante repertorio della letteratura italiana: tutti fattori molto importanti per “sperare” di acquisire una certa padronanza della lingua italiana scritta. Tanti giovani, per esempio, sottovalutano l’importanza della lettura come supporto rispetto alla qualità della propria comunicazione scritta e orale, preferendo la più “comoda” comunicazione per immagini. Come si può superare questo gap e “infondere” soprattutto ai giovani la passione per la propria lingua fin da subito e far comprender loro l’importanza di queste “pratiche”?

La scrittura è un’importantissima “interfaccia” con il mondo che ci circonda, con gli altri esseri umani (anche lontani nello spazio, anche futuri nel tempo): scriviamo per dare informazioni, per trasmettere saperi, per parlare di noi stessi, per consolare o convincere. È un bel guaio se questo straordinario strumento comunicativo viene vissuto nella scuola e nella società solo come un ingombrante e sgradevole esercizio, come una forma di valutazione senza risvolti utili. Sembra strano, ma è difficile far passare la convinzione che anche la lingua (parlata e soprattutto scritta) abbia delle regole da rispettare, come il gioco degli scacchi o il funzionamento del cellulare. Spesso i ragazzi si risentono sinceramente quando vedono le correzioni sui loro scritti: sono convinti che difetti e intemperanze linguistiche appartengano a una sorta di sfera “sacra” legata all’originalità, alla personalità. C’è molto da lavorare.

Secondo lei, cos’è davvero più complesso per un giovane: contestualizzare il proprio scrivere italiano e parlare adottando gli opportuni registri, possedere una discreta padronanza linguistico-comunicativa o porsi con spirito critico verso un testo non proprio?

Mah, è difficile separare questi tre momenti. Pensiamo che i primi due sono premessa indispensabile al terzo. Per lo studente e in generale per un giovane inesperto e poco armato linguisticamente tutto è difficile: il vero punto da cui partire è essere consapevoli delle proprie lacune e difficoltà.

Il web e il suo eccesso di democrazia: tutti scrivono, tutti raccontano, “troppi” dicono la loro. Di “palo in frasca” o pensa che l’accessibilità indistinta al mondo virtuale possa fornire un aiuto per migliorare il proprio scrivere italiano?

Il web potrebbe essere una risorsa importantissima se ben utilizzato. La nostra impressione è che venga utilizzato, a esser generosi, al dieci per cento delle sue reali potenzialità. Oggi è purtroppo spesso un calderone nel quale riversare acriticamente di tutto (quanti sedicenti poeti e narratori improvvisati, quanti sproloqui inutili…!). Inoltre è non sempre interrogato adeguatamente (basta guardare alla marea di temi svolti pronti per ogni uso). Anche qui – e dovrebbe essere un compito essenziale della scuola – bisognerebbe educare al web, insegnare il suo funzionamento e aiutare a capire che è uno strumento che può aiutare a crescere declinando in modo diverso lo studio di alcune discipline (come ad esempio le lingue o la geografia). E, certo, può aiutare a migliorare il proprio modo di scrivere italiano (e di leggere).

Un consiglio ai tanti giovani sul come migliorare il proprio scrivere italiano

È un consiglio antico: per imparare a scrivere bisogna imparare a leggere: una lettura senza spessore, povera – poniamo di un classico – mentre ignora la complessità del testo non insegna nulla sul piano della scrittura. Se si affianca la lettura con lo studio di una buona critica si avranno due vantaggi: quello di apprezzare molto di più il testo che si legge e quello di avere un modello di scrittura critica su quel testo. Più in generale ai tanti giovani che rivendicano la loro libertà creativa di scrittura, con Pier Luigi Beccaria rispondiamo sempre che la vera libertà è quella che sapranno esprimere entro i vincoli e le norme della lingua, della sintassi, dell’argomentazione eccetera.

Serena Fornasiero esperta di Metrica, Stilista e Storia della Lingua Italiana insegna presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia.

Silvana Tamiozzo Goldemann insegna Letteratura Italiana Contemporanea e Storia della Critica Italiana all’Università Ca’ Foscari di Venezia.

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