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Il Commissario Montalbano e Camilleri come non li avete mai letti

Redazione Controcampus 3 Aprile 2013
R. C.
09/05/2021

Il commissario Montalbano e un Andrea Camilleri decisamente inediti nell'opera di Maria Antonia Cerrato "L'Alzata d'Ingegno".

Incontro con l’autrice

“…Il commissario Montalbano invece era di Catania, di nome faceva Salvo Montalbano, e quando voleva capire una cosa, la capiva.”  Basta forse solo questa breve frase per intuire di chi si sta parlando e di quale produzione editoriale si tratti. Inequivocabilmente di Andrea Camilleri e del suo ormai più che noto protagonista, il Commissario Montalbano.

Classe 1925, siciliano, registra, sceneggiatore ma, e soprattutto scrittore. Uno scrittore, Camilleri, che riuscirà a coinvolgere anche i lettori oltre confine col suo stile unico e inconfondibile. Tutti presto lo ameranno, soprattutto in Italia, grazie anche alla trasposizione televisiva delle sue storie siciliane nella felice serie Il Commissario Montalbano (RAI).

Un successo dietro l’altro, quindi, per Andrea Camilleri. Tra critiche e contestazioni, i libri di Camilleri , infatti, continuano a cavalcare l’onda del successo e a dominare incontrastati le classifiche italiane, aggiudicandosi il podio spesso per molte settimane.

Sicuramente uno scrittore che fin dai suoi primi lavori, ha avuto un importante seguito, tanto da innescare nei lettori e appassionati il desiderio di approfondire e di conoscere sempre di più dell’autore e dei suoi personaggi. Di fare vera e propria ricerca nel mondo più celato del Camilleri nazionale e della sua produzione letteraria.

Ed è cosi che nasce “L’Alzata d’Ingegno”. Un libro unico nel suo genere. Uno studio meticoloso, quasi “chirurgico” e che prova a tirar fuori tutto il mondo “meno noto” degli scritti di Camilleri, attraverso un’acuta e notevole analisi socio-linguistico dei suoi testi.

A scriverlo Maria Antonia Cerrato, classe ’84, avellinese.

Un testo senza eguali dove letteratura, studio del dialetto e analisi socio-linguistica si miscelano, per l’appunto, con “ingegno”.

Un libro che rivela tutta la passione della scrittrice per l’autore, i suoi scritti e soprattutto per i dialetti nazionali (oltre che per i siciliani).

Un libro, a cui, un appassionato di Andrea Camilleri non può non rinunciare. Pagine dedicate a chi, da appassionato lettore, intende entrare nel vivo, nella vera essenza dell’autore e della sua produzione.

Chi apprezza lo stile Camilleri non potrà, dunque, non spingersi oltre e leggere “L’alzata d’ingegno” per poter entrare davvero nel merito dei racconti del più famoso scrittore siciliano.

Maria Antonia Cerrato sarà in grado, attraverso il suo importante lavoro di analisi, di far sentire il lettore ancora una volta, e forse anche di più, protagonista del prezioso mondo dialettale dell’ormai mitico Commissario Montalbano.

Il Commissario Montalbano e Camilleri – Perché nasce “L’alzata d’ingegno”?

Devo dire che fin da bambina la forza del dialetto mi ha sempre affascinato perché “mi sono fatta pirsuasa” che esso testimonia la nostra storia e le nostre origini.  In particolare, i romanzi di Camilleri con la loro lingua “mescidata” hanno suscitato in me un forte interesse per il successo riscosso negli ultimi anni, per l’operazione letteraria che lo scrittore compie attraverso l’uso del dialetto e per il modo in cui il dialetto riesce ancora ad influenzare la produzione letteraria in Italia. Da queste riflessioni è nata l’idea di scrivere “L’alzata d’ingegno”, un saggio che analizza le varietà di lingua presenti nei romanzi di Camilleri dal punto di vista sociolinguistico, un’indagine complessa e meticolosa, qualcosa che mancava all’interno della vasta letteratura su questo amato scrittore. Compiuta questa analisi, è stato interessante capire come Camilleri, da buon uomo di teatro, si preoccupa di far emergere i tratti socio-culturali dei suoi parlanti, soprattutto dalla lingua che mette loro in bocca.

Lei, come specifica nel sottotitolo del suo saggio, ha svolto una vera e propria analisi socio-linguistica dei romanzi di Camilleri. Un autore senz’altro di spessore ma con un’accessibilità forse “relativa”. A suo parere, in considerazione dello studio e dell’analisi realizzata che sottolinea indirettamente il livello di complessità dell’autore, quanto un lettore “medio” é in grado di cogliere le mille sfaccettature del variegato mondo del Commissario Montalbano ?

Guardi, se con mille sfaccettature si riferisce alla complessità linguistica dei romanzi di Montalbano, io credo che il problema di comprensione sia “relativo”. Questo lo dico io, in base alla mia modesta esperienza  ma credo che lo confermino anche le statistiche di vendita dei suoi romanzi. I numeri parlano. Soltanto dal 1997 al 2009 sono state vendute 11 milioni di copie dei suoi romanzi in Italia. E’ vero che comprare non vuol dire leggere, è vero anche che il valore dello scrittore non possiamo farlo coincidere con quello di mercato ma credo che tra questi 11 milioni di persone ci siano tanti “lettori medi”. Certo, la diffidenza nei confronti delle opere di Camilleri è tanta. Non vorrei biasimare il lettore per questo perché la diffidenza nei confronti di una lingua “altra” è insita nella nostra società. Le case editrici sono state le prime ad essere diffidenti nei confronti di questo autore che non è riuscito a pubblicare se non a distanza di più di 10 anni dal suo primo scritto; che anche quando ha pubblicato “Un filo di fumo” nel 1980 gli è stato imposto dalla Garzanti di inserire in appendice un glossario di termini siciliani, indispensabile per la fruibilità dell’opera. Ma vi immaginate cosa vuol dire leggere un romanzo con un dizionario accanto? Appunto per questo, nel mio saggio ho voluto sottolineare che, a parte qualche blasone dell’italiano di Sicilia – come l’utilizzo del passato remoto o la posposizione del verbo – l’operazione dialettale di Camilleri investe essenzialmente il livello lessicale. E’, dunque, vero che la sua scrittura è ricca di vocaboli, locuzioni e proverbi del dialetto siciliano e addirittura di vocaboli inventati da lui, appartenenti a un “siciliano fantastico”, ma esso è anche «di facile accesso, reso contestualmente sempre o molto spesso trasparente e trattato morfologicamente come se fosse italiano». L’espediente più utilizzato per rendere il testo intellegibile ad un ampio pubblico è la glossa interna al testo oppure la glossa interdialogica. Riporto un esempio per tutti: «Perché la cosa mi feti, mi puzza».

In virtù di quanto analizzato e scritto sul dialetto siciliano, lingua “madre” negli scritti di Camilleri, ritiene che tutti dialetti italiani stiano rivivendo una fase di rinascita importante a tal punto da poter essere sempre più scelti dagli scrittori o la scelta ricadrebbe comunque sempre sui “soliti” dialetti a cui il teatro, il cinema, l’editoria ci hanno abituato?

Si, io ritengo che tutti i dialetti stiano vivendo una fase di rinascita importante. A partire dal Rinascimento il dialetto ha sempre subito il prestigio dell’italiano standard. In questa sede non è possibile ripercorrere l’evoluzione del dialetto e il suo rapporto con la lingua italiana dal ‘500 ad oggi, ma possiamo affermare con certezza che negli ultimi decenni non solo stiamo superando l’antidialettalismo, ma il dialetto sta perdendo la sua marcatezza diastratica, ovvero quella concezione secondo la quale il dialetto è “la lingua dei contadini o degli scaricatori di porto” (citando mi madre!). Il dialetto oggi non è più una condanna sociale, non è più visto come un ostacolo. Il dialetto ha recuperato prestigio sociale e ha subito una nuova collocazione, un riposizionamento all’interno della nostra società e soprattutto una rivalutazione e un mutato atteggiamento da parte dei parlanti. Il ritorno alla tradizione dialettale, ad alcuni, può apparire sorprendente. Ma non mi sorprende sapere che oggi parte della letteratura contemporanea fiorisce in dialetto anche in quelle aree in cui non si è avuta finora una tradizione scritta vernacolare e che spesso non sono state nemmeno oggetto di ricerche dialettologiche. D’altra parte, sono sicura che per il momento i dialetti che non sono i “soliti” debbano ancora faticare per guadagnarsi uno spazio tutto loro all’interno del teatro, del cinema, dell’editoria. Anche il siciliano alcuni decenni fa’ era tra le varietà di “minore” fortuna. Secondo me, il passo più importante è stato già fatto. Oggi il “fenomeno” Camilleri – insieme ad altri fatti di segno simile – conferma una maggiore disponibilità da parte degli italiani a esplorare le radici della propria storia e tradizione linguistica.

Il successo del Commissario Montalbano è da ricondurre all’uso del siciliano “modalità Camilleri” o ritiene che le storie raccontate dallo scrittore avrebbero potuto ottenere lo stesso successo se raccontate in altro dialetto o perché no, in un italiano “moderno”?

Io credo che le storie raccontate da Camilleri potrebbero aver avuto successo indipendentemente dalla lingua utilizzata perché sono storie contrassegnate non esattamente da reati di Mafia, ma dalle motivazioni più “comuni” come il potere, la vendetta, il denaro, le passioni insane. I gialli del Commissario Montalbano hanno sempre inizio con la narrazione di due storie apparentemente molto diverse che, poi, si intrecciano nelle indagini e forniscono gli indizi necessari per la risoluzione del caso. La trattazione che segue gli sviluppi del nodo narrativo in genere non è molto estesa, ma pone delle continue domande al lettore, di cui viene posticipata la risposta fino alla fine del racconto. La qualità di queste domande tiene accesa l’attenzione del lettore. Camilleri, inoltre, riesce a stabilire un rapporto empatico tra il Commissario Montalbano e il lettore, e ciò dà forza narrativa al testo, indipendentemente dalla lingua. Queste caratteristiche spiegano l’enorme successo di Camilleri anche all’estero, dove, nonostante gli immani sforzi dei traduttori, la lingua di arrivo ha molto poco in comune con la lingua di partenza. Io ho letto “Il ladro di merendine” nella traduzione inglese e sono rimasta ugualmente soddisfatta alla fine del libro, però mi mancava quel sorriso sulle labbra, quel fantasticare su alcune parole per me arcaiche, quell’apprezzare il suono del dialetto…L’innovativa operazione linguistica compiuta da Camilleri da un enorme valore aggiunto ai suoi romanzi. Non si potrebbe immaginare il Commissario Montalbano che parla un altro dialetto, se non il vigatese. Ma questo non vuol dire che le sue indagini non avrebbero potuto avere ugualmente successo se narrate in italiano neo-standard.

La sua analisi dei testi ha comportato anche un’analisi del target dei lettori di Camilleri? Ritiene posso essere una lettura davvero per tutti indipendentemente da caratteristiche socio-anagrafiche?

No, in realtà no. Io mi sono occupata dell’analisi linguistica dell’italiano parlato, in particolare dell’italiano di Montalbano e di Catarella come degni rappresentanti di due classi di italiani diametricalmente opposte, e dell’italiano scritto nei romanzi storici.  La gamma di variazione linguistica documentata nella produzione di Camilleri è quanto mai ampia e comprende almeno: l’italiano regionale, alcuni dialetti italiani, l’italiano “maccheronico” di Catarella, l’italiano neo-standard, la lingua mista italiano-dialetto, l’italiano parlato, l’italiano letterario e aulico di fine Ottocento, l’italiano popolare, l’italiano burocratico, l’italiano di stranieri e tracce di lingue straniere. Non essendo siciliana, ho dovuto affrontare maggiori difficoltà nell’analisi del dialetto, tuttavia, in nessun caso mi sono occupata dell’analisi del target di lettori. Ma dal momento che, il lettore non si trova ad dover analizzare un testo, ma semplicemente a leggerlo, io ritengo che possa essere una lettura adatta a tutti. Non a caso, Camilleri è stato definito uno scrittore “nazional-popolare”, ovvero letto anche da chi non usa frequentare le librerie e apprezzato dai diversi strati sociali. Ai lettori più restii, vorrei dire che lo scrittore alla domanda «perché usa il dialetto?» risponde: «perché prenderei in giro il lettore se scrivessi qualcosa che non sento».

Un consiglio ai tanti giovani come lei e studenti che oggi desiderano realizzare il sogno di poter veder pubblicato un proprio scritto…

Si, il sogno di vedere pubblicato un proprio libro è abbastanza diffuso tra i giovani. Forse non possiamo esser definiti un popolo di lettori, ma siamo sicuramente un popolo di scrittori. Non capisco come una cosa possa prescindere dall’altra, perché come ha detto Camilleri nella sua ultima intervista con Dandini il 17 Marzo, “si scrive per restituire una parte di quello che abbiamo letto”, quindi non mi spiego questa tendenza discordante (una delle tante) in Italia. Pertanto, innanzitutto consiglierei ai giovani di leggere molto, di documentarsi prima di cominciare a scrivere, di mettere a frutto (eventualmente) l’esperienza di stesura della tesi, di apprezzare i consigli del relatore, del correlatore, del tutor che lo segue perché probabilmente in seguito non avrà nessun altro su cui fare affidamento se non il correttore ortografico! Consiglierei di non aver fretta nella stesura, di non consegnare bozze delle quali non si è convinti, di controllare le fonti, di curare i dettagli, di rifinire ogni frase perché ci si può permettere di ripubblicare lo stesso libro 10 volte come ha fatto Walt Whitman con “Leaves of Grass”! 

Una volta che il sogno è pronto per uscire dal cassetto, bisogna fare una ricerca tra le case editrici che trattano i temi del vostro scritto. Contattatele e inviate loro il vostro manoscritto o un estratto del vostro lavoro (a seconda della serietà della casa editrice!) con una vostra breve nota biografica. Poi aspettate, resistete, se vi va ricominciate tutto daccapo o sollecitate le case editrici già contattate. Io ho ricevuto risposta anche dopo 2 anni, ovvero quando il libro era stato già pubblicato! A volte non mi hanno risposto per niente. A volte mi hanno risposto di inviare il manoscritto in cartaceo, ma poi, dopo aver pagato per la stampa del libro e le spese di spedizione, non si sono fatti più vivi. Altri mi hanno risposto di essere interessati, mi hanno proposto un contratto di edizione, ma poi dalla scheda della loro casa editrice ho notato che si occupavano di astronomia…e allora non capivo il nesso tra il loro interesse e il mio libro e ho lasciato perdere. Non lasciatevi tentare dalla prima offerta. Vi proporranno diversi contratti di edizione, se tutto va bene. Non ne esiste uno perfetto. Ognuno avrà i suoi pro e i suoi contro. Alcuni vi proporranno percentuali alte sulle vendite (per le quali vi troverete a pagare tasse di un importo superiore al guadagno), altri percentuali inesistenti. Spetta a voi la scelta. L’importante è che siate convinti. Di certo non credevate di arricchirvi con una pubblicazione, vero?

Io attualmente ho pubblicato due libri e devo dire che è emozionante seguire il processo di creazione del libro. E’ emozionante vedere il proprio nome stampato sul frontespizio. E’ emozionante ricevere le prime copie e respirarne l’odore della carta. E’ emozionante dire, poi, “Questo l’ho scritto io. E’ frutto del mio ingegno”. Ma la soddisfazione più grande deriva dall’interesse che gli altri mostrano nei confronti del tuo libro. Per questo vorrei concludere l’intervista, ringraziando la redazione di Contro Campus e invitandovi a non smettere mai di sognare (qualsiasi sia la lingua o il dialetto nel quale sognate!).

© Riproduzione Riservata
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Redazione Controcampus Controcampus è Il magazine più letto dai giovani su: Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro. Controcampus nasce nell’ottobre 2001 con la missione di affiancare con la notizia e l’informazione, il mondo dell’istruzione e dell’università. Il suo cuore pulsante sono i giovani, menti libere e non compromesse da nessun interesse di parte. Il progetto è ambizioso e Controcampus cresce e si evolve arricchendo il proprio staff con nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus, ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico. 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Controcampus ha un proprio obiettivo: confermarsi come la principale fonte di informazione universitaria, diventando giorno dopo giorno, notizia dopo notizia un punto di riferimento per i giovani universitari, per i dottorandi, per i ricercatori, per i docenti che costituiscono il target di riferimento del portale. Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito, l’università gratis. L’università a portata di click è cosi che ci piace chiamarla. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza. Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria. Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei nostri lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. La Storia Controcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione. Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani. Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004 Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero. Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore. Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi: Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e Filosofia Il giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno. Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure. Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10. Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze. Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50. Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta. Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali. Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp. È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia. Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze. La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009 A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono: Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitaria Cominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo. Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggi Nel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale. Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico. Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali. Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università. Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza. Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria. Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto