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13 maggio 2013

Rettori Universitari: quanto guadagnano e perché raddoppiano lo stipendio

Rettori Universitari
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In tempi di spending review e di trasparenza anche i rettori universitari non possono sottrarsi ad un’indagine circa i loro redditi: ecco quali sono gli stipendi dei rettori

Apprezzabile l’operazione trasparenza delle università dell’Emila-Romagna, a dispetto di tante altre università che non diffondono il reddito annuo dei loro rettori universitari .

A Pisa il rettore si raddoppia lo stipendio, a Firenze taglio dei costi.

Ma come sono visti i rettori universitari dagli studenti?

Spesso gli studenti hanno un’idea della figura dei rettori universitari non proprio positiva, dovuta al fatto che “è molto difficile avvicinarsi a lui, è difficile ottenere un appuntamento, potersi confrontare, proporre iniziative, insomma avere un contatto diretto con una persona che rappresenta il proprio ateneo”.

Per non parlare del potere illimitato all’interno della propria università, della cospicua indennità, segretarie, auto blu, viaggi. Tutti elementi che in particolar modo di questi tempi contribuiscono a rendere meno “popolare” la figura dei rettori universitari.

Insomma, i rettori universitari ogni mese percepiscono sia lo stipendio per l’attività di rettore d’ateneo svolta. Sia lo stipendio come professore ordinario, gli stipendi rettori universitari arrivano a cifre superiori ai 100.000 Euro annui.

Un rettore, rispetto all’ordinario, guadagna in più 1.200 euro al mese. Insomma, i rettori universitari ogni mese percepiscono sia lo stipendio per l’attività di rettore d’ateneo svolta. Sia lo stipendio come professori ordinari, arrivando a guadagnare anche cifre superiori ai 100.000 Euro annui.

Poche sono le università che pubblicano i dati relativi agli stipendi dei rettori delle università. Quei pochi che si sanno, dimostrano quanto sia remunerativa l’attività di rettori universitari. Infatti, 166.000 Euro è lo stipendio del rettore di Bologna, 217.404 Euro quello dell’Università Cattolica di Milano.

Stipendi rettori universitari: quanto si guadagna con la carriera universitaria –  PDF

Redditi e stipendi dei rettori delle università Italiane <<< clicca e scarica

Massimo Maria Augello

Massimo Maria Augello

Il caso degli stipendi dei rettori Universitari a Pisa. La nuova organizzazione dell’ateneo toscano, ha consentito un risparmio del 20 per cento delle spese.

Tagli che non riguardano il rettore. Il CDA ha deciso di raddoppiare le indennità di carica di rettore, prorettore e dei capi delle unità dipartimentali. Secondo quanto hanno denunciato sindacati e associazioni studentesche, invece che i 50mila euro lordi annui percepiti fino ad oggi, il magnifico rettore pisano Massimo Maria Augello riceverà tra i 90 e i 95mila euro (da sommare naturalmente allo stipendio da docente ordinario).

Il prorettore passa da 20 a 38mila euro (circa), i dirigenti delle unità dipartimentali da cinquemila a 9.500 euro. Il gettone di presenza al cda passa da 200 a 500 euro.

La delibera è passata nonostante il voto contrario dell’organizzazione studentesca “Sinistra Per” e le critiche dei sindacati. “L’aumento che per noi è motivo di forte criticità in particolare per le cariche monocratiche. – Afferma – Comprendiamo l’aumento di impegno e della responsabilità individuale. Ma continuiamo a ritenere inopportuno, in un momento di crisi e di tagli all’Università e a tutte le amministrazioni pubbliche, aumentare le singole retribuzioni, soprattutto se pensiamo che i principali beneficiari saranno docenti ordinari che percepiscono già, in moltissimi casi, oltre 100 mila euro all’anno”.

Attraverso l’ufficio stampa, l’università pisana ha fatto sapere. “L’aumento delle indennità è il frutto di una manovra più complessa. L’ateneo è stato riorganizzato secondo la riforma Gelmini. Le 11 facoltà e i 48 dipartimenti sono scomparsi, lasciando il posto a 20 unità dipartimentali. Un’operazione che ha consentito di risparmiare fino al 20% del bilancio. “Di contro – spiega l’ufficio stampa – il carico di lavoro di rettore, prorettore e direttori è aumentato”

Il caso stipendi dei rettori universitari in Emilia Romagna: caso Parma

Gino Ferretti

Gino Ferretti

Le Università dell’Emilia Romagna (Bologna, Parma, Modena e Reggio Emilia, Ferrara) hanno iniziato una importante e apprezzabile campagna di trasparenza. Mettendo on line gli stipendi percepiti da docenti, rettori universitari e prorettori.

A sorpresa, l’ateneo emiliano che paga di più i suoi rappresentanti è Parma. L’indennità di carica percepita dal neo prorogato rettore Gino Ferretti. Infatti, è di 47.709 Euro lordi all’anno, che si sommano al suo stipendio come docente di prima fascia, quindi ordinario.

Una retribuzione che corrisponde a circa il triplo di ciò che viene riconosciuto al prorettore vicario. Nel 2011 ha aggiunto al suo stipendio “solo” 16.607 euro.

In compenso, se i tre prorettori percepiscono tutti 2.906 euro di bonus per l’incarico che svolgono al di là dell’insegnamento, delegati, collaboratori e senatori accademici, non guadagnano nulla nello svolgimento delle loro mansioni accessorie.

Bologna il rettore Ivano Dionigi nel 2011 ha percepito una retribuzione di 121.289,06 euro lordi. Composta dal suo stipendio come professore di prima fascia e da un’indennità di carica di 18.000 euro annui, per il ruolo ricoperto come numero uno dell’ateneo. Il prorettore vicario ne ha guadagnati 95.957,78 lordi. Di cui 10.000 per l’indennità di carica, superato dal prorettore alla Romagna, Guido Sarchielli, che a fine anno si è aggiudicato un compenso quasi pari a quello del magnifico. Ben 120.576 euro.

Il caso stipendi dei rettori universitari in Emilia Romagna: caso Unimore

Ivano Dionigi

Ivano Dionigi

Modena e Reggio Emilia, invece, la linea adottata dall’università è quella di pubblicare solamente le retribuzioni dei sette dirigenti, capitanati dal direttore amministrativo Stefano Ronchetti,131.000 euro all’anno. I dati relativi al rettore, al vicario, ai delegati e agli organi accademici non sono stati diffusi.

Anche a Ferrara le indennità superano quelle di Bologna. Il Rettore Pasquale Nappi ha infatti ricevuto un bonus di carica più alto rispetto a quello riconosciuto al collega Dionigi, 29.057 euro lordi all’anno, e il prorettore vicario Francesco Bernardi, nel 2011, ha percepito 12.150 euro in più rispetto al suo stipendio.

Il caso stipendi rettori, l’Università di Firenze all’insegna del risparmio. Tempi di tagli anche all’Università di Firenze dove l’indennità annuale del rettore Alberto Tesi passerà da 23.426 a 18.000 euro, un terzo di quanto percepirà — invece — il rettore dell’Università di Pisa Massimo Augello (56.000 euro). La metà dell’indennità del rettore dell’Università di Siena Angelo Riccaboni (33.000 euro).

Un taglio dei costi che il cda dell’Ateneo fiorentino ha stabilito anche per il Pro-Rettore vicario (da 14.175 a 11.000 euro). Mentre sarà totalmente azzerata l’indennità dei consiglieri di amministrazione, che percepiranno il solo gettone di presenza (210 euro) ad ogni seduta. Una rimodulazione resa necessaria dall’entrata in vigore della Riforma Gelmini.

L’Università di Firenze prevede meno entrate per quest’anno e per il prossimo biennio. E’ chiaro che dovevamo pensare ad un’azione di riduzione dei costi. Partendo dal taglio della mia indennità e di quella dei senatori. Nonostante i tagli, i conti dell’ateneo sono in salute. Il 2012 si è chiuso con un avanzo di 27,8 milioni derivati da risparmi di gestione e da vendite immobiliari. Ma questo, solo grazie a scelte strategiche dell’ateneo. Un equilibrio duraturo è possibile solo attraverso un ripensamento dei finanziamenti pubblici al sistema universitario che contempli piani pluriennali.

Il punto di Carlo Sorrentino sugli stipendi dei rettori universitari

Come mai in una situazione piuttosto critica per la quasi totalità degli atenei pubblici italiani, l’università del capoluogo toscano è riuscita a compiere un’importante operazione di riduzione dei costi degli organi dell’ateneo?

“L’indennità del rettore dell’Università di Firenze è ora pari a 1/3 dell’iniziale indennità di carica prevista. La riduzione è frutto di una sua personale decisione, di cui non sto a sottolineare l’evidente valore di testimonianza, anche delle difficoltà economiche in cui si trova l’intero sistema universitario italiano. Mi sembra comunque un segno importante di partecipazione alla vita dell’Ateneo da parte di chi ne sostiene in prima persona la responsabilità di governo”.

Al di là di tutto, è auspicabile una sempre maggior trasparenza su questi dati. Ma non per una semplice operazione voyeuristica. Ma perchè in tal modo si può tentare di avvicinare sempre di più il mondo accademico a quello degli studenti e dei loro rappresentanti.

La cosa che ci deve indignare non è il ricco stipendio dei rettori universitari, il cumulo degli incarichi e i privilegi che ne derivano occupando quella posizione. Dobbiamo indignarci se quel rettore o quel docente non lavora per il bene del proprio ateneo. Se abusa della sua posizione sociale. Se non rispetta i regolamenti universitari, se passa più tempo al bar o al telefono piuttosto che seduto nel suo ufficio a lavorare.

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