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8 giugno 2013

Rettore e Governance di Ateneo. Marco Mancini: funzioni rettore, come viene eletto e durata mandato

Rettori Universitari

Rettori Universitari

In alcuni ordinamenti è organo monocratico posto al vertice dell’università o di un’analoga istituzione accademica. In altri, come quello italiano, è uno degli istituti di governance centrali che indirizzano il percorso evolutivo e la struttura organizzativa dell’ateneo insieme a Senato Accademico e CdA.

Parliamo, ovviamente, del “Magnifico Rettore”, figura cardine della governance di ateneo, eletta, a scrutinio segreto, tra i professori ordinari in servizio presso l’Università. L’uomo cui si chiedono ampiezza di visione e ricchezza di esperienza e che rappresenta l’ateneo ad ogni effetto di legge.

Chi è il Rettore? – Il Rettore è il rappresentante legale dell’ateneo. La persona, cioè, incaricata di esercitare funzioni di proposta e d’impulso rispetto agli altri organi di ateneo al fine di valorizzarne le competenze, assicurando la sinergia degli indirizzi espressi dal Senato accademico e dal Consiglio di amministrazione, ma anche dagli altri organi: gestione, controllo, consultivi e di garanzia.

Ma quali sono nello specifico le funzioni fondamentali che si attribuiscono al Rettore? Quali le responsabilità principali? E ancora: come si elegge un rettore? Conosciamo meglio questa figura.

Nel nostro Paese a disciplinare compiti e doveri del rettore sono gli specifici statuti e i regolamenti di ciascuna università, in osservanza dei principi basilari stabiliti dall’art. 2 della legge 30 dicembre 2010, n. 240., la famosa Riforma Gelmini.

Rettori Universitari

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Queste in sintesi le principali competenze e responsabilità previste dal mandato rettorale:

  • indirizzo, iniziativa e coordinamento delle attività scientifiche, didattiche e formative, da concordare in sinergia con Senato Accademico e Consiglio di Amministrazione.
  • nell’esercizio di tali funzioni, il rettore  si impegna a perseguire le finalità comunemente programmate e condivise, in osservanza dei precetti di massima qualità e pieno rispetto dei principi di efficacia, efficienza, trasparenza e promozione del merito.
  • sottoporre al Cda il documento di programmazione triennale, i bilanci di previsione annuali e triennali ed il rendiconto consuntivo
  • avanzare procedimenti disciplinari
  • dovere di vigilare a 360° su attività, strutture ed amministrazione di ateneo
  • promuovere l’osservanza dello Statuto, dei regolamenti e delle normative vigenti
  • convocare e presiedere il Senato Accademico e il Consiglio di Amministrazione
  • emanare lo Statuto, i Regolamenti d’Ateneo e nominare i soggetti cui si intende assegnare incarichi istituzionali in Ateneo
  • svolgere qualsiasi altra funzione non sia espressamente prevista dallo statuto per altri organi.

Va, inoltre, ricordato che il Rettore è coadiuvato, nell’esercizio delle sue funzioni, da uno staff di prorettori o vicerettori (da lui direttamente nominati oppure elettivi), i cosiddetti Delegati del Rettore, dei “facente funzione” che restano in carica fino alla scadenza naturale del mandato rettorale, designati per l’esercizio di alcune funzioni in ambiti specifici: Didattica, Ricerca e trasferimento tecnologico, Logistica e organizzazione, Integrazione sociale e diritti delle persone disabili, Internazionalizzazione, Pari opportunità, Servizi Bibliotecari di Ateneo, Sistemi informativi ecc.

Come si elegge il Rettore. Corpo elettorale, nomina, mandato, rinnovo del mandato – Il rettore è eletto (a scrutinio segreto) tra i “professori ordinari” in servizio presso l’ateneo di riferimento. La scelta, tuttavia, può ricadere anche su un professore, sempre ordinario, appartenente ad un’altra università. In quest’ultimo caso, per effetto dell’avvenuta elezione, il rettore viene d’ufficio trasferito nella nuova sede di destinazione. Altre volte, invece, si tratta di una personalità esterna all’ateneo. In questa ipotesi la sua funzione è e rimane esclusivamente onorifica.

Chi vota il Rettore? – L’attuale normativa, la già citata legge 240 del 2010, non fornisce disposizioni chiare in merito alla composizione del corpo elettorale. In linea di massima, tuttavia, statuti e regolamenti di ateneo riconoscono l’elettorato attivo a:

  • professori di ruolo, di prima e seconda fascia, e ricercatori a tempo indeterminato;
  • personale tecnico-amministrativo e bibliotecario di ruolo a tempo indeterminato;
  • componenti del Consiglio degli Studenti e rappresentanti degli studenti in carica negli altri organi attualmente vigenti – Consigli di Facoltà e Consigli di Corsi di Studio;
  • personale tecnico-amministrativo e bibliotecario a tempo determinato;
  • ricercatori a tempo determinato.

Come si svolge l’elezione del Rettore – L’elezione del Rettore si articola in una o più votazioni (per un massimo di tre tornate). Nelle prime due votazioni il voto è valido se a partecipare è più del 50% degli aventi diritto tra professori e ricercatori complessivamente computati. Vince il candidato che ha ottenuto almeno la metà più uno dei voti.

Elezioni Rettori

Elezioni Rettori

Ad eccezione dei professori di ruolo, di prima e seconda fascia, e dei ricercatori a tempo indeterminato, il voto espresso dalle altre componenti che godono dell’elettorato attivo è ponderato. Non tutti i voti, cioè, valgono allo stesso modo, ma ad ogni categoria restante è assegnato un peso elettorale differente. Un peso cioè ponderato, calcolato secondo le misure stabilite dagli specifici statuti di Ateneo. In caso di mancata elezione, si procede alla terza votazione, al termine della quale è eletto Rettore il candidato che ha ottenuto più della metà dei voti espressi. Se poi anche la terza votazione non portasse ad alcun verdetto definitivo, allora si procede al ballottaggio fra i candidati che hanno raccolto il maggior numero di voti nell’ultima votazione.

Durata del mandato e rinnovo della carica di Rettore – In base alla normativa vigente ogni rettore rimane in carica per un unico mandato di sei anni (inclusi quelli già trascorsi prima della riforma), non rinnovabile. La scelta, targata Gelmini, risale al 2010. Lo scopo: bloccare il fenomeno dei rinnovi “perpetui” dei rettori nelle Università, prorogando di 12 mesi (24 per i rettori al primo mandato) la scadenza del mandato per dare tempo agli statuti di ateneo di recepire più efficacemente i cambiamenti adottati. Alla base c’è, insomma, l’adozione di un codice etico teso a rimuovere incompatibilità e conflitti di interessi legati a parentele e poteri di ogni sorta. Prima dell’entrata in vigore della Riforma Gelmini (sebbene ancora oggi si parli di proroghe “allunga poltrona”), i vecchi statuti di ateneo consentivano, infatti, una possibilità di rinnovo del mandato più o meno ampia: un rettore poteva, cioè, essere “rinnovato” per un numero più o meno precisato di mandati (da 2 in poi). Per scongiurare, quindi, il fenomeno dei rettori a vita e la formazione di baronie ed oligarchie politiche e sindacali a prova di bomba si è preferito percorrere la soluzione di cui sopra.

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Leggi e scarica: Elenco completo di tutti i Rettori italiani. Data inizio e fine mandato

Marco Mancini, Presidente CRUI

Marco Mancini, Presidente CRUI

Per approfondire la nostra conoscenza del “mestiere” del rettore, focalizzando l’attenzione sulle competenze e sulle responsabilità che lo caratterizzano, specie alla luce delle nuove disposizioni elettorali introdotte dalla Riforma Gelmini, abbiamo chiesto il parere della massima autorità italiana in materia di governance universitaria.

Marco Mancini, Rettore dell’Università della Tuscia ed attuale Presidente della CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane).

Prof. Mancini, potrebbe renderci edotti in merito alle funzioni svolte dalla Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (Crui)?

La CRUI non è più un’associazione di Rettori ma da qualche anno si è trasformata nell’associazione delle Università italiane statali e non statali. E’ nata nel 1963 e nel tempo ha acquisito un ruolo istituzionale e di rappresentanza nei confronti sia del sistema, sia dell’interlocutore governativo. Queste attività sono accompagnate da un lavoro intenso di studio e di sperimentazione, anche attraverso lo strumento della Fondazione.”

Lei è Docente di Glottologia e Rettore presso l’Università degli Studi della Tuscia (Viterbo). Potrebbe parlarci del ruolo ricoperto dai Rettore nelle Università italiane e delle norme relative alle loro elezioni? Quali sono le principali competenze e funzioni di un Rettore?

Diciamo che uno studioso di materie umanistiche, se vuole diventare Rettore, deve rapidamente supplire ad alcune inevitabili carenze sia nell’ambito gestionale, sia nell’ambito giuridico.  Questo è accaduto nel mio caso ma penso sia un problema generale. In effetti, oggi come oggi, il rettore non è solo una figura di mera rappresentanza onorifica. Le competenze che gli discendono dall’autonomia universitaria impongono un profilo manageriale. Si tenga presente che il Rettore presiede il Consiglio di Amministrazione che, a norma di legge, si occupa dell’intera gestione dell’Università: il che significa programmazione, reclutamento, rapporti con l’esterno, didattica e ricerca. Visto il ruolo centrale del Rettore nella vita accademica è naturale che la sua elezione sia il frutto di un meccanismo che vede coinvolto l’intero corpo accademico, inclusi gli studenti. In genere gli statuti di autonomia danno rilievo alla componente docente e, secondo criteri di ponderazione, a quella del personale tecnico-amministrativo e degli studenti. Questi ultimi, bisogna riconoscerlo, non hanno ancora una reale incidenza, se non nei grandi atenei, nelle elezioni per il Rettore. Un’ultima osservazione al riguardo. La Legge Gelmini prevede un mandato unico non rinnovabile pari a 6 anni per il Rettore. Ne consegue necessariamente, per il principio del bilanciamento dei poteri, che i meccanismi di elezione e quelli di controllo nei confronti del Rettore devono garantire la massima democraticità.”

Dal 2006 è stato al lungo Presidente del Comitato di Settore dell’Università presso l’Aran, Agenzia Nazionale per la contrattazione. Presidente Mancini, qual è la sua opinione in merito al Sistema Universitario Italiano ed al precariato?

Fermo restando che il Comitato di Settore, oggi in via di ridefinizione in applicazione della Riforma Brunetta (decreto Legislativo 150/2009) si occupava sostanzialmente del personale tecnico-amministrativo e dei rapporti con le organizzazioni sindacali, resta il fatto che il problema dl precariato è un problema strutturale per il futuro degli Atenei. Mi spiego. Ho già avuto modo di sottolineare in sede pubblica che in un momento come quello attuale, in cui lavoro e occupazione rappresentano la questione più rilevante per il futuro di questo Paese, le Università sono disponibili a fare la propria parte. Ma per farlo, per poter alleggerire il precariato della ricerca occorre che siano liberate dai vincoli sulla disponibilità delle risorse. Si badi, non sto parlando di incrementi di risorse, di cui pure c’è assoluto bisogno, visto il taglio del 15% che abbiamo subito negli ultimi 4 anni.  Sto parlando delle risorse già proprie dell’Università che oggi risultano bloccate a causa dell’assurda norma sul tagli dell’80% del turnover. E’ nostro interesse in effetti, a fronte di un impressionante calo degli organici, favorire il ricambio dei giovani nei settori della ricerca. Una ricerca giovane significa una ricerca efficace. E’ interesse nostro ma è anche interesse del Paese.”

Matteo Napoli & Antonio Migliorino

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