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5 ottobre 2013

Medicina che delusione! Medicina e Chirurgia, facoltà dei pochi fortunati ai test e quiz

Sono terminati pochi giorni fa i test per le facoltà sanitarie, quali quelli di Medicina. Ansie, paure, angosce, problemi e ancora problemi si sono susseguiti, e ovviamente non sono mancate le polemiche.

Terminati i test sono usciti i risultati dei quiz per medicina e le polemiche non si sono di certo placate.

Cercheremo di fare chiarezza sull’intera vicenda dei test e del numero chiuso per la facoltà di medicina, cercando sopratutto di capire il perché di tanto rumore e disagio.

Due i fronti principali o per meglio dire i tavoli su cui infuria il lungo braccio di ferro tra le legittime rivendicazioni degli aspiranti medici e le storiche ruggini e ambiguità sistemiche che da tempo affliggono i meccanismi d’accesso a medicina: quiz “discutibili”e numero programmato per le facoltà sanitarie tra cui medicina.

Cominciamo dai famigerati quiz di ammissione a medicina, una lotteria lunga cento minuti durante i quali le aspiranti matricole si giocano una buona fetta del loro futuro.

Numerosi i dubbi che pendono sulla loro efficacia ed utilità. I test nella facoltà di medicina non misurano la determinazione vera di fare Medicina e sono causa di forti delusioni , scartano i motivati e premiano ‘il business’ dei quiz. La richiesta degli aspiranti camici è netta: i test di ammissione vanno rivisti dacché rappresentano uno strumento insufficiente per valutare in maniera completa il futuro medico e le sue potenzialità rispetto al corso di studi.

I quiz proposti quest’anno, come i precedenti, sono risultati ancora una volta inadeguati a valutare la predisposizione dei giovani a gestire la complessità di una professione che non si ferma alla specializzazione tecnica, ma necessita anche di competenze di natura e di un forte impegno sul piano delle relazioni e della comunicazione.

Tutte qualità che le 60 domande di cui si compone il quiz di medicina (infarcite di logica e cultura generale) non sono in grado di misurare, privilegiando spesso non tanto quelli che hanno una preparazione importante alle spalle quanto piuttosto quelli che studiano solo sui testi di preparazione al quiz. Il test premia un tipo di preparazione, nozionistica e meccanica, lontana anni luce dal metodo e dai contenuti con cui si viene formati all’interno delle nostre scuole. 

Negli anni, poi, sono sorte tantissime aziende e istituti privati che preparano i futuri universitari in vista del test di medicina, insegnando più che materie, ragionamenti e connessioni, trucchi e metodi per poter rispondere velocemente a una tipologia pre-impostata di quesiti. I costi di questi corsi sono altissimi e accessibili solo a coloro che hanno la possibilità di investire economicamente nella preparazione ai test d’accesso, alla faccia di qualsiasi discorso sull’equità e sulla mobilità sociale.

I test d’ammissione a medicina, insomma, non sarebbero imparziali. Le domande di medicina, poi, sono troppo specifiche. Sembrerebbero, cioè, confezionate per uno che è già medico, e non per il ragazzo che deve diventarlo, in quanto la loro soluzione presuppone il più delle volte capacità mnemoniche, che nulla hanno a che vedere con l’accertamento dell’attitudine agli studi di medicina. Le stesse domande di cultura generale, lamentano i nostri ragazzi, andrebbero calibrate meglio perché spesso finiscono per essere causa di delusione per tante candidate e candidati che hanno una eccellente preparazione nelle materie scientifiche. Domande su poesia e letteratura di cui un buon medico non deve essere per forza a conoscenza. Non mancano poi quelli per cui i test universitari sono semplicemente inutili, soprattutto perché già al primo anno, in una facoltà come quella di medicina, c’è una scrematura con gli esami. Una sorta di selezione naturale che rende superfluo l’odiatissimo test di medicina.

A mettere tutti d’accorso la necessità di ricorrere a modalità di selezione (ad es. un colloquio orale) che permettano di approfondire più efficacemente il comportamento e la preparazione di base dell’aspirante medico. La formula, cioè, va corretta per valutare anche le motivazioni del candidato, il che non significa rinunciare necessariamente ai test di ammissione ma solo attribuire maggior peso al curriculum dello studente e offrire allo stesso un orientamento più preciso ed efficace, magari già a partire dagli ultimi anni delle superiori.

Il secondo fronte, quello sicuramente più longevo, riguarda la protesta contro il numero chiuso, che ha portato Udu e Codacons a bollare il numero programmato come «un’ipocrita lotteria, figlia di sistema di selezione profondamente incostituzionale». Per molte aspiranti matricole gli esisti delle prove di ammissione dimostrerebbero inconfutabilmente come il sistema del numero chiuso sia fallace, perché fonte di gravi anomalie e scandali che, puntualmente ogni anno tra raccomandati e prove truccate, contrassegnano lo svolgimento delle stesse.

Le prove a medicina innescano l’ormai abituale domino dei ricorsi e suggerendo ai “bocciati” il sospetto di una volontà di fare casta, con l’accesso riservato ad una ristretta élite di “predestinati”.

Il numero chiuso nelle facolta come quella di medicina sta progressivamente diventando uno strumento universale di sbarramento all’università per nulla“meritocratico”, ma anzi profondamente discriminante sotto il profilo sociale e del diritto allo studio. L’accusa fa riferimento alla violazione dell’articolo 35 della Costituzione, laddove si afferma che “i capaci e meritevoli anche se privi di mezzi, hanno il diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”. Ma le violazioni costituzionali non si fermerebbero qui visto che risulta violato anche il principio di imparzialità, di cui all’art. 97 e il principio di eguaglianza. Anche qui insomma la richiesta agitata dagli studenti appare quantomai chiara: abbandonare il numero chiuso in favore di un definitivo allineamento dell’Università italiana al resto dell’UE dove, nella maggior parte dei casi, è prevista un’iscrizione aperta a tutti e incondizionata a un primo anno di corso comune cui segue, per gli aspiranti medici, il superamento di un concorso pubblico, che verte sulle materie studiate nel primo anno di Università. Si sposta, cioè, la selezione al secondo anno, così che la valutazione possa essere condotta in maniera più mirata, meritocratica e premiale.

Proteste comprensibili, ma non condivisibili secondo i rappresentati della professione, che difendono la necessità del numero programmato come irrinunciabile elemento di  “garanzia” per poter selezionare gli studenti migliori per accedere a una facoltà e una professione assolutamente peculiare e impegnativa come quella di medicina.

Il numero chiuso nelle facoltà come quella di medicina, in altre parole, non discenderebbe da una volontà “castaiola” quanto piuttosto dalla necessità di predisporre un numero ottimale di studenti  cui assicurare un addestramento adeguato evitando quel soprannumero medico che in passato ha reso difficile l’inserimento nel mercato del lavoro.

In collaborazione con Matteo Napoli

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