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7 ottobre 2013

Professioni Sanitarie. Boom iscrizioni professioni sanitarie all’estero: agenzie, prezzi e vantaggi

Terminati pochi giorni fa i test per le facoltà di Professioni Sanitarie, come Medicina e Chirurgia, tra ansie, paure, angosce e  problemi e ovviamente polemiche.

Terminati i test professioni sanitarie sono usciti i risultati dei quiz per le facoltà a numero chiuso. Numeri davvero inquietanti che da subito hanno aperto le strade dei ricorsi e delle alternative quali quella di studiare medicina all’estero.

Entrare nelle facoltà  di professioni sanitarie è per molti, dunque, un sogno da realizzare ad ogni costo. Inseguire la vocazione di una vita o semplicemente il mestiere di famiglia, non importa il motivo, ciò che conta è accaparrarsi un posto al sole. C’è chi è disposto a tutto pur di vedersi dottore, compreso spendere cifre da capogiro, imparare una nuova lingua e trasferirsi all’estero.

Così in internet e fuori dai cancelli universitari, prima, durante e dopo i test di professioni sanitarie, va in scena l’ormai abituale marketing degli esclusi. Vuoi studiare? Paga e ti sarà dato. Al centro di tutto il business ci sono quei promoter e quelle aziende specializzate sempre più diffuse nel nostro paese, che, fiutato l’affare, hanno messo su un giro di mediazione assai succulento per instradare gli esclusi dai test di ammissione a professioni sanitarie e in medicina verso nuove frontiere: quelle delle università estere che danno un titolo riconosciuto in Italia in professioni sanitarie. 

Professioni Sanitarie all’estero: agenzie e promoter paventano la via europea

Le università oltre frontiera si riempiono così di aspiranti dottori nelle facoltà di professioni sanitarie per un giro d’affari che frutta centinaia di migliaia di euro ogni studente e, alla fine, fornisce un titolo di studio liberamente spendibile in Italia, in barba al numero chiuso e al rischio di surplus di professionisti. Ed è appunto qui che scatta l’escamotage: il rientro in patria da studente di una delle facoltà di professioni sanitarie, come medicina e chirurgia. Il candidato si immatricola e, superato il primo anno all’estero, chiede il trasferimento in una università italiana, partecipando alla riserva di posti per gli stranieri. E il test di professioni sanitarie? Sorvolato. Se tutto fila liscio si viene iscritti direttamente al secondo anno, con il riconoscimento degli esami sostenuti all’estero. Et voilà, il gioco è fatto. 

Il numero chiuso a professioni sanitarie mette in crisi gli studenti che sognano le professioni sanitarie, ma fa fare affari d’oro ad agenzie e promoter che paventano loro la via europea. Una via del tutto legale, che prevede corsi di laurea in professioni sanitarie regolari ma i cui costi esorbitanti dimostrano nella maggior parte dei casi che qualcuno sta speculando sul loro sogno di vestire il camice bianco.

Ed ecco servita su un piatto d’argento la cura, la medicina per tutti i dolori dei futuri medici: paga e tutte le porte si schiuderanno.

Studierai all’estero, in prestigiosissimi campus sprofondati nel verde, traboccanti di strutture e laboratori di altissimo livello e professori preparatissimi e disponibili.

“Per essere esclusi, con la nostra preparazione, bisognerebbe essere fenomeni al contrario”, la proposta “indecente” che le agenzie spingono sotto il naso di tanti ragazzi che, magari neanche per la prima volta, abbandonano sconfitti le aule universitarie, delusi dalle proprie performance o dal test di professioni sanitarie, così infido ed insuperabile. Rassicurazioni anche sulla validità di titoli ed esami. Dopo il primo anno è possibile tentare il rientro in Patria. Basta intentare ricorso al Tar per il quale ci sono tra l’80 e il 90% di possibilità di vincere, e ritornare a frequentare università italiane. Questa l’offerta che alcune università straniere, società private e Centri di preparazione universitaria, in primis il famoso Cepu, stanno sventolando sotto il naso degli aspiranti camici bianchi. Ma quanto costa la strada “parallela”? Vale a dire entrare a professioni sanitarie senza fare il test o, ipotesi più probabile, sostenendo colloqui e prove più semplici rispetto alla selezione nostrana.  Le cifre da sborsare sono certo delle più abbordabili, ma per chi dispone di liquidità sufficienti il problema non si pone. Per tutti gli altri le possibilità sono due: aggravi e sacrifici economici dolorosissimi oppure la rinuncia definitiva al sogno di professioni sanitarie.

Ormai gli esclusi alle facoltà di professioni sanitarie non nascondono più la forte tentazione di rivolgersi all’estero per coronare il sogno di diventare medico. In rete quasi non si contano più gli  annunci di agenzie che promettono orientamento alla scelta dell’Università europea preferita, studio della lingua inglese o spagnolaassistenza legale, didattica, burocratica e logistica, preparazione ai test d’ingresso fuori confine, tutor in loco e accesso senza i fastidiosi sbarramenti iniziali o con prove decisamente più abbordabili.

Agenzie per le iscrizioni a professioni sanitarie all’estero

Hanno portato i loro “camion pubblicità” davanti alle facoltà italiane di professioni sanitarie parcheggiati di fronte alle università, inseguendo i ragazzi fin quasi dentro le aule e distribuendo volantini per quasi 67 mila studenti: se non passate il test d’ accesso, iscrivetevi da noi. Vi portiamo un anno all’ estero e nel 2013 rientrate direttamente al secondo anno di Medicina, bypassando l’ insuperabile prova. Infaticabili i prometer, che mettono a disposizione dell’interessato la loro consulenza per accedere a corsi di laurea in medicina, a detta loro, assolutamente equivalenti a quelli italiani, senza numero programmato e conseguente test d’ammissione, offrendo a tutti finanziamenti rateizzabili.

Si promettono anche servizi per trovare alloggio nel paese prescelto e, al rientro in Italia, persino supporto per le pratiche di riconoscimento del titolo e di convalida degli esami sostenuti. Promesse chiare, più elusive invece le informazioni riguardanti i costi delle offerte riportate. Proviamo ad ipotizzare, allora, un tariffario di massima.

I costi per le professioni sanitarie all’estero variano di caso in caso, e di paese in paese, giacché si apprende dai siti di queste agenzie: essi  dipendono anche dalla preparazione del singolo studente e dall’università scelta.

Provare a indossare il camice bianco in Spagna (Alfonso X o Universidad europea de Madrid) costa 17mila euro all’annoesclusi i servizi di agenzia. Per il primo anno l’assistenza fornita per la preparazione ai test costa 19.800 euro (preparazione al colloquio, preparazione linguistica, procedure amministrative, preparazione agli esami), più altri gli 8mila euro da corrispondere all’ateneo di destinazione come tassa. Assistenza che scende a 9.800 euro per i successivi 5 anni (preparazione agli esami), ma qui il candidato può decidere di non beneficiare del servizio. Intatta, invece, la tassa universitaria. Per le agenzie, insomma, l’escluso frutto oltre 67mila euro fra tasse e spese per l’assistenza iniziale, che, se protratta per tutto il percorso, può anche raggiungere i 117mila euro circa. Esclusi vitto ed alloggio.

Tariffe decisamente “scontate” per le facoltà di professioni sanitarie in Romania (con l’intramontabile Vasile Goldis di Arad, seguita a ruota dalle Università di Timisoara, Iasi, Bucarest, Cluj e Costanza), dove, offerte alla mano, è possibile frequentare corsi in Medicina, Odontoiatria, Farmacia, Scienze infermieristiche e Fisioterapia al modico prezzo annuale di 3700 euro. A chi intendesse migrare in terra bulgara, le agenzie garantiscono l’entrata in tali facoltà con una quota di circa 6000 € per la documentazione e un corso di lingua intensivo. Non c’è alcuna possibilità di essere respinti.

Oltre agli atenei romeni e spagnoli, figurano nell’elenco di promoters ad agenzie anche università bulgare (Medical University Sofia e Università Carol Davila di Bucarest), ungheresi (Università di Debrecen), ceche (Charles University Praga). La tariffa per studiare professioni sanitarie in questi paesi è di 8-9mila euro all’anno di cui poco più di 3mila di iscrizione, il resto sono divisi fra alloggio, aerei, vitto. Il titolo vale in tutta Europa, come spiegano le società di servizi italiane ad esse collegate che rispondono spesso a telefoni cellulari chiamando i quali si scopre che, in buona sostanza, l’ammissione si può comprare.

L’ultimo pacchetto per la fuga dai quiz di professioni sanitarie riguarda l’Università Nostra Signora del buon consiglio di Tirana. L’ateneo albanese negli ultimi anni ha collezionato un’importante serie di collaborazioni con numerosi enti italiani (dall’università Tor Vergata di Roma a quelle di Firenze e Palermo) vanta perfino un portale internet realizzato con il finanziamento della Regione Lombardia.

Per entrare a Medicina basta superare una selezione totalmente in italiano. Il test di selezione non segue le modalità del concorso, ma mira piuttosto ad accertare se lo studente è in grado di poter affrontare un percorso didattico molto impegnativo e severo, e non dà diritto alla vincita di alcun posto.

Varia l’offerta delle agenzie: Cepu offre il pacchetto a 33.800 euro per il primo anno (di cui 26mila vanno al Centro di preparazione), mentre la Tutor University applica tariffe più morbide che si aggirano intorno ai 22.000 euro a persona (12.000 solo per le spese di intermediazione e formazione).

Pressoché identica, invece, l’offerta relativa al famoso “pacchetto carriera: se si vuole proseguire nel percorso di professioni sanitarie per sei stagioni, il costo sale a 150 mila euro.

Re incontrastato del mercato dei delusi, l’inossidabile Cepu, azienda che ha nel portfolio 6 università estere tra Spagna, Portogallo e Bulgaria. Offre intermediazione, formazione linguistica e culturale e disbrigo delle pratiche non solo per le professioni sanitarie. Costo: 19.800 euro per la consulenza iniziale e 9.800 annuali in caso di prosieguo del corso. Un pacchetto stimato nell’ordine dei 67 mila euro, che diventano 117 mila se durante gli studi si decide di servirsi della consulenza per tutti gli anni previsti. Il tutto senza considerare le spese per vitto e alloggio per un giro d’affari che frutta per ogni studente la bellezza di 120 mila euro.

In collaborazione con Matteo Napoli

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