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25 novembre 2013

25 Novembre 2013 Giornata delle Donne: Basilicata cattivo esempio da seguire

25 Novembre 2013

Sciopero 25 Novembre 2013 – Femminicidio e Violenza. Scandalo Basilicata: adesione25 Novembre 2013 senza donne. Il punto del Sindaco De Maria

25 Novembre 2013

25 Novembre 2013

Il 25 Novembre, Giornata delle Donne contro femminicidio e violenza, l’Italia si ferma per l’atteso Sciopero Generale, che coinvolgerà tutti i comparti della vita pubblica italiana, dalla scuola ai lavoratori, ma che riguarderà soprattutto loro: le donne.

Una mobilitazione “rosa” su scala nazionale per chiudere definitivamente con la cultura della discriminazione sessista.

E’ il giorno dello Sciopero Generale, il 25 Novembre 2013 lo Stivale si vestirà di rosso. Rosso come la Rivoluzione che spezza le catene. Rosso come le poltrone del Parlamento italiano e della politica tutta, che ancora oggi vede la donna soggetto marginale della dibattito pubblico, con spazi di democrazia e parità spesso ridotti al lumicino. Intanto il Governo ribadisce unanime la sua solidarietà allo Sciopero 25 Novembre, senza lesinare retorica. Peccato che a frenare l’entusiasmo delle tante attiviste già pronte ad animare lo Sciopero 25 Novembre siano le immancabili docce fredde che arrivano dalla real politik, che ancora racconta un gap uomo-donna al limite dell’emergenza democratica.

Le dolenti note, nel giorno dello Sciopero del 25 Novembre 2013, arrivano dalla Basilicata, dove le ultime elezioni hanno portato al Consiglio Regionale una squadra tutta al maschile, scatenando le ire dell’elettorato femminile lucano, che ha subito parlato di misoginia e mobbing. 

Un record tutto italiano. Su 20 neoconsiglieri, insomma, non c’è nessuno donna.

Da ormai due legislature le donne non sono rappresentate in Consiglio.

Le candidate “rosa” non sono arrivate neppure vicine all’elezione.

Gli uomini hanno dominato le preferenze e anche in caso di eventuali dimissioni non ci sarà spazio per sostituzioni femminili.

 Marcello Pittella

Marcello Pittella

Il neoeletto Presidente Marcello Pittella (PD) sceglie di non risponde alle accuse, rassicurando: “Non ho ancora fatto delle valutazioni sulla presenza di donne, certamente ne terrò conto.

Ma una cosa voglio dire: il primo criterio nella scelta degli assessori sarà la competenza. Non il genere”. Un triste primato di cui Pittella non potrà fare a meno di occuparsi (e preoccuparsi). Un segnale poco incoraggiante in vista dello Sciopero 25 Novembre 2013, che rilancia l’interrogativo circa la reale volontà e capacità della nostra classe politica di invertire una tendenza discriminatoria oramai insostenibile.

Una vittoria senza quote rosa, che Pittella definisce ugualmente straordinaria ed epocale, a riconferma dello storico dominio della famiglia Pittella in Lucania. Una dinastia che non sempre ha avuto grossa fortuna con le donne. Marcello è infatti figlio di un altro famoso Pittella, Domenico, detto “don Mimì”, anch’egli medico, ex senatore del Partito Socialista Italiano. Un personaggio discusso su cui pesa una delicata vicenda: quelle delle cure prestate alla brigatista Natalia Ligas, nel 1981, in cambio di un favore politico (il sequestro del deputato socialista Schettini) dopo che la donna era rimasta ferita in un attentato, nella clinica che il senatore gestiva a Lauria. Episodio che ne stroncò la carriera politica. Per lui 12 anni e un mese di reclusione per per associazione sovversiva e partecipazione a banda armata. Pena parzialmente graziata dall’allora Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, quando Pittella, trascorsi sei anni di latitanza in territorio francese, decise di costituirsi. Ma a tanti restò invece l’atto “eroico” di un medico che salva una donna, benché terrorista, per puro dovere morale.

Nella giornata dello sciopero del 25 Novembre 2013 viene così da chiedersi come mai Pittella Junior, memore del nobile gesto paterno, non abbia ancora preso posizione contro una tendenza sessista così vergognosamente longeva.

L’ipotesi avanzata dalle attiviste lucane prossime allo Sciopero del 25 Novembre è che i Pittella tengono troppo all’impermeabile sistema patriarcale costruito in quarant’anni di potere.

Un familismo amorale, incapace di concessioni verso la donna, figlio della peggiore cultura maschilista e sessuofobica lucana. che si tramanderebbe da padre in figlio, invalidando ogni moto di rinnovamento degli assetti politici. Le poche donne ammesse sarebbero, perciò, solo quelle che portano il cilicio o sono disposte a portarlo.

Aprire le porte della politica alla donna fa paura, perché rappresenta un segnale di novità-rottura da esorcizzare a tutti i costi, dacché mette in crisi logiche patriarcali che per decenni hanno permesso ai Pittella di fare orecchie da mercante di fronte alle richieste di un mondo femminile che mai ha smesso di pretendere la giusta ribalta.

Per analizzare il dato emerso dalle regionali lucane e la sua inevitabile ricaduta mediatica sullo Sciopero del 25 Novembre 2013, riflettendo sulle  quote rosa, deficit di rappresentanza di genere e strategie risolutive, abbiamo chiesto il parere di Fausto De MariaSindaco di Latronico, comune Lucano.

 Il punto del Sindaco Fausto De  Maria sullo Sciopero del 25 Novembre 2013

Sindaco, l’ultima consultazione elettorale alla Regione Basilicata porterà al Consiglio Regionale una squadra tutta la maschile: 20 consiglieri eletti, nessuna donna. Il Neogovernatore Pittella si dice addolorato e promette rimedi. Come spiega questo risultato così penalizzante?

Fausto de Maria

Fausto De Maria

“Condivido il rammarico espresso dal Governatore Pittella, tuttavia non vedo perché farne un dramma. Facciamo attenzione a non passare da un estremo all’altro. Rispetto alla questione quote rosa, occorre una precisazione: le donne non vanno premiate in quanto donne, ma in quanto “capaci”. La donna va stimolata, anche rispetto alla partecipazione al voto. Il PD in Basilicata è da sempre attento ad aprire i quadri dirigenziali alle alternanze di genere, ma imporre quote fisse all’eleggibilità di uomini, donne e bambini è inaccettabile.

Sono d’accordo con la necessità di concedere alle donne maggiori spazi di democrazia e parità, ma questi vanno guadagnati sul campo per scongiurare pericolose derive. – dice il Sindaco De Maria –

“Rischiamo cioè di trovare nei posti di comando le moglie, le figlie, le cugine del “maschio” che c’è dietro. A breve ci sarà l’assemblea di insediamento. Spero vivamente che il Presidente ammetta in giunta qualche figura femminile. Ma imporre la presenza femminile in politica, se concepito come un obbligo, può diventare limitante.”

Crede che il deficit di quote rose in Basilicata come nel resto del Paese possa rappresentare un segnale negativo nel giorno dello Sciopero del 25 Novembre?

“Prendo atto che si tratta di un segnale certamente spiacevole, ma non credo tolga nulla alla nostra sensibilità rispetto ai diritti della donna.”

“È un caso fortuito che nessuna donna sia stata eletta. Il problema è capire quante donne capaci godono della stessa possibilità di accesso alla politica concessa agli uomini e, se così non è, lavorare per rimuovere gli ostacoli. Diventa una questione di merito. Le donne valide ce la fanno, anche senza quote. Non è imponendo un’attenzione artificiale e morbosa che si rispetta la loro legittima richiesta di spazi di democrazia reale.”

“La Regione Basilicata, ricordo, è anche pioniera in diverse azioni in favore della donna: siamo la prima regione di Italia e del Mezzogiorno, dove il problema della violenza e del femminicidio sono storicamente documentati, ad aver sottoscritto un protocollo d’intesa interistituzionale per l’attivazione del ‘Codice Rosa’ presso i presidi di pronto soccorso.”

Possibile che non ci fossero donne capaci e meritevoli a queste elezioni? Perché le quote rosa possono rivelarsi discriminanti?

“Io credo che le donne non abbiano bisogno di strade agevolate, ma di spazi nei quali far valere le proprie capacità altrimenti ci perde la politica, ci perdono loro, ci perde tutta la società. Il deficit di rappresentatività costituisce senz’altro un dato allarmante, ma conosco personalmente donne deputate, europarlamentari, molte colleghe sindaco, che ce l’hanno fatta perché capaci non perché donne. Questa è la vera discriminazione. Sappiamo tutti, compreso il Presidente Pittella, che la donna sconta molte più difficoltà rispetto all’uomo tanto nella vita lavorativa quanto in quella politica, ma bisogna intervenire nei partiti più che nelle istituzioni: è lì che bisogna foraggiare la politica con figure femminile valide, che ci sono e che vanno avanti da sole.  Genio femminile e maschile sono complementari, ma il 50 e 50 non per forza corrisponde all’optimum in politica. Nella selezione del personale femminile si sono commesse finora troppe ingenuità: donne scelte da poteri maschili, raramente per competenza, più spesso per amicizia, gioventù, bellezza, e talvolta per disponibilità sessuale. Oppure sono entrate donne “defemminizzate” disposte a vivere vite al maschile, valori da maschi, tempi da maschi, comportamenti da maschi.”

E’ il giorno dello sciopero del 25 Novembre 2013, un’occasione per riflettere sull’indispensabilità che la donna guadagni nuovi spazi di democrazia e parità. A cominciare dalla politica, dove il gap rispetto all’uomo è ancora tangibilissimo. Come si inverte la rotta?

“Per invertire la tendenza bisogna far appassionare le donne alla politica, non spingerle forzatamente verso le istituzioni.

Il PD ha posto non solo a queste elezioni ma anche alle precedenti l’obbligo della rappresentanza di genere, dando già a livello di partito alla donna chances di intraprendere la carriera politica assolutamente identiche a quelle riconosciute agli uomini. Poi vincere un’elezione è discorso diverso. Se alle liste arrivano poche donne, è ovvio aspettarsi che il voto premi per lo più gli uomini perché statisticamente più numerosi. La soluzione è incoraggiare le donne ad una partecipazione più attiva alla vita politica, ad essere meno restie ed arrendevoli. È la stessa difficoltà che riscontro nei giovani. Tempo fa avevo proposto ad esempio di introdurre le “quote azzurre”, le quote per i giovani, che scontano le medesime difficoltà nell’ingresso in politica: poco turnover, logiche di partito che li costringono dietro le quinte ecc. Tutte soluzioni che non garantiscono nessuna parità reale se non si mettono donne e ragazzi nelle condizioni iniziali di potersi giocare alla pari le loro chance e farsi ascoltare.”

Sciopero 25 Novembre 2013 e protesta femminile. Cosa significherà per la donna italiana? Specie al Sud dove femminicidio e violenza restituiscono le stime più allarmanti e la partecipazione politica della donna si conferma rarissima.

“Prima di distinguere donna e uomo, occorre partire dalle capacità individuali in campo. Nel nostro Sud l’imbuto della politica per le donne è assai più stretto che a Nord, anche per un ritardo ideologico: perché resiste quella mentalità clientelare per cui quando una donna arriva è perché c’è dietro qualcuno. Esiste per la donna una difficoltà ulteriore ad affacciarsi alla politica, che discende largamente da questo pregiudizio maschilista. La donna deve poter essere giudicata sulle idee. Sono una risorsa incredibile, è il “femminismo” ridotto a spot che non serve. Lo Sciopero 25 Novembre mi auguro possa smontare questa logica. Bisogna aiutare la donna a crescere nella consapevolezza delle proprie forze, senza facilitazioni e compromessi. Il gap uomo-donna si recupera riconoscendo quell’immagine che è la donna stessa a darsi. Una donna è vincente (politicamente e professionalmente) quando le condizioni di partenza sono le stesse garantite all’uomo. Se è così, la selezione e la rappresentatività dei generi avviengono naturalmente, senza particolari conflitti”.

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