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24 novembre 2013

AlmaLaurea: 25 Novembre Giornata Contro la Violenza sulle Donne

La violenza sulle donne passa lungo tante strade. Anche attraverso le disparità nel lavoro, ricorda AlmaLaurea con i suoi dati, in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

Nella classifica mondiale sulle disparità fra uomo e donna l’Italia è all’ottantesimo posto, dopo il Perù e Cipro. Dati del Gender Gap Index, l’indice del World Economic Forum che misura le differenze fra i sessi in 135 paesi.

Se come tutela della salute e istruzione la parità tra i generi si può dire raggiunta, sulla situazione politica, economica, professionale la strada da percorrere è ancora molto lunga.

I dati di AlmaLaurea nel giorno del 25 Novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne – Il quadro non cambia se le donne sono più istruite degli uomini. Fra la popolazione dai 30 ai 34 anni le giovani con laurea sono il 24,2% contro il 15,5% dei maschi: quasi nove punti che contano assai poco. Tra i laureati specialistici biennali, già a un anno dalla laurea lavorano 55,5 donne e 63 uomini su cento, 7,5 punti di handicap al femminile. A un anno dal titolo, i laureati uomini possono contare più delle colleghe su un lavoro stabile (39 a 30%) e guadagnano il 32% in più (1.220 euro contro 924 euro mensili netti).

Violenza sulle donne e discriminazioni sul lavoro – A cinque anni dalla laurea lavorano 83 donne e 89 uomini su cento (6% di differenza). Il posto stabile è prerogativa tutta maschile. A cinque anni può contare su un’attività stabile  l’80% degli occupati maschi e il 66% delle femmine. Tra uno e cinque anni dal conseguimento del titolo, le differenze di guadagno aumentano ulteriormente: il divario cresce al 30%, 1.646 contro 1.266 euro.

Violenza sulle donne e posizione economica femminile – Le laureate con figli lavorano e guadagnano meno rispetto alle colleghe senza prole. Se lavora l’89% dei padri e solo il 72% delle madri, la differenza di genere scende da 17 a 7 punti tra uomini e donne senza figli: 61% contro 54. Anche nel confronto tra laureate, chi ha figli risulta penalizzata: a cinque anni dal titolo lavora l’81% delle laureate senza prole e 69 di quelle con figli (differenziale di 12 punti). Il differenziale retributivo è del 14% a favore delle laureate senza figli:1.247 euro contro 1.090.

La percentuale vale per tutte le categorie sociali: fra i 24 e i 55 anni le donne lavoratrici con figli sono il 55%.

 “E’ il segnale del persistere di un ritardo culturale e civile del Paese. – commenta Andrea Cammelli, direttore di AlmaLaurea rispetto alla violenza sulle donne e posizione sociale di questa –  E’ una situazione che contribuisce anche a svalutare gli investimenti nell’istruzione universitaria femminile. Sono forti le responsabilità politiche per il mancato sostegno alle famiglie e alle madri-lavoratrici”.

“Dove le donne stanno peggio, l’intero Paese sta peggio. – nota Annamaria Testa famosa pubblicitaria, esperta di comunicazione e creatività – Oggi tra gli esperti periodicamente intervistati in tv l’86% è uomo. La rappresentazione televisiva rafforza gli stereotipi con le donne sempre attraenti, magari un poco svestite o con la zuppiera in mano”. “Se volete parlare al vostro mercato – dice agli imprenditori che pubblicizzano i loro prodotti – non potete non parlare alle donne. Un buon modo per farlo è riconoscerne il valore e rappresentarne la meravigliosa molteplicità”. Ed è utile anche in termini di marketing “uscire dagli stereotipi pubblicitari”, dice l’esperta. “Il 25,5 dei bimbi nati in Italia ha almeno un genitore straniero, il 24,5 da coppie non sposate, il 7,7 ha la mamma sopra i 40 anni. Non sarebbe bello presentare donne in tutte le loro varietà?”, E l’invito è soprattutto “ai grandi marchi, che orientano davvero l’immaginario collettivo del Paese”.

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