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Università in crisi: le cause di Renzi secondo Nichi Vendola

Redazione Controcampus 29 Maggio 2014
R. C.
08/12/2021

Università in crisi e mercato del lavoro tra riforme, crisi economica, precariato e disoccupazione giovanile: sintomi, cause, prospettive nella lettura dell’On.



Nichi Vendola.

Dall’Ocse segno meno per nuovi iscritti all’Università laureati, dottorati, docenti. Istruzione e lavoro a passo di gambero.

Il punto del Presidente nazionale di SEL, Nichi Vendola, “dall’Università alle grandi sfide dell’era Matteo Renzi”.

“È con una diversa politica che potremmo diventare un paese per i giovani. E per una relazione dinamica, non contrapposta, tra le diverse generazioni.”

Gran parte delle cifre riportate nei dossier era nota da tempo agli addetti ai lavori, non altrettanto all’opinione pubblica. Intanto la crisi dell’Università si conferma la carta di tornasole della più generale crisi del paese, in cui il confine tra difficoltà strutturali e programmatiche sembra ormai definitivamente scomparso. Un immobilismo endemico, che investe l’intero comparto dell’istruzione pubblica che continua a soffrire per l’insufficienza dei mezzi e per la cattiva allocazione di alcune risorse, ma anche per l’assenza di politiche capaci di contenere e prevenire la desertificazione progressiva dei saperi. Al Governo Renzi, dopo il trionfo elettorale delle Europee, l’onere di meditare su un quadro mai così raggelante.

Università in crisi e svalutazione delle lauree: il punto di  Nichi Vendola e le responsabilità

Nerissima la cartella clinica degli atenei delle università italiane che continuano ad attirare titoli e commenti, facendo registrare un calo nelle iscrizioni di oltre 58mila solo nell’ultimo decennio. Nella fascia d’età compresa tra i 24 e i 34 anni, i laureati sono il 21%, rispetto ad una media Ocse del 38%. Peggio di noi solo Turchia, Brasile e Cina. Non solo. Se nel 2009 la spesa per l’università in rapporto al Pil ci collocava al 32° posto su 37 paesi monitorati dall’Ocse, oggi l’Italia è 34esima su 36. Solo il 19% dei 30-34 enni ha una laurea, contro una media europea del 30%. Il 33,6% degli iscritti è fuori corso mentre il 17,3% non fa esami.

Rispetto alla media Ue, l’università in Italia chiude l’ultimo anno solare con 6 mila dottorandi in meno. L’attuazione della riforma del dottorato di ricerca all’università disposta dalla fu Riforma Gelmini è ancora al palo e il 50% dei laureati segue i corsi di dottorato senza borsa di studio. In solo sei anni il numero dei docenti è crollato di ben 22 punti percentuale. Ma a preoccupare è lo stesso rapporto studenti/docente delle nostre università: inchiodato al 18,7% contro una media Ocse di 15,5. Dato da addebitare alla forte limitazione imposta ai contratti di insegnamento ordinario (FFO).

Università in crisi e disagio occupazionale giovanile

Choc generazionale confermato dal XVI Rapporto sull’università Italiana, diffuso dal consorzio interuniversitario AlmaLaurea, che anche quest’anno ha fotografato la situazione occupazionale dei giovani dottori a 12 mesi dalla fine degli studi: a un anno dal conseguimento del titolo, insomma, il tasso di disoccupazione tra i laureati triennali è lievitato, rispetto al 2013, di oltre 4 punti percentuale, scattando dal 23% al 26,5%.

Più contenuto, invece, l’aumento della disoccupazione tra i laureati con titolo magistrale.

Ad offrire una sponda alla febbre di occupazione di tanti laureati, rimangono così i soli lavori senza contratto o con contratto atipico. Con l’apprendistato che declina a contratto “truffa”, sottopagato e squalificante. La stabilità non va più di moda, è un motivetto che non s’usa più: tra i laureati triennali solo il 26,9 % ha un contratto a tempo indeterminato. Le percentuali recitano: 25,7% per i magistrali e 12,6% per quelli del ciclo unico. Per una contrazione, rispetto alle rilevazioni 2008, di 15 punti percentuali: 8 per i magistrali e 5 per gli ex studenti dei corsi a ciclo unico. Nell’analisi si registra poi un aumento del 5% in 5 anni degli impieghi senza regolamentazione, mentre il nero tocca 8 laureati su 100 per quanto concerne i triennali, 9 su 100 tra i magistrali e 13 su 100 tra coloro che hanno conseguito una laurea a ciclo unico. I laureati dell’università italiana abbracciano sempre più facilmente lavori poco qualificati, segno che l’efficacia del titolo, che dovrebbe misurare la richiesta della laurea per il lavoro svolto e l’utilizzo delle competenze acquisite durante l’iter accademico, ha ormai perduto ogni significato sostanziale. Meno lavoro e per di più precario e sottostimato: rispetto all’anno scorso, calano dal 5 al 2% le retribuzioni dei “nuovi occupati”. Un laureato fresco di assunzione percepisce oggi poco più di 1000 euro al mese (1038 i magistrali e 970 i laureati a ciclo unico).

Amante della lettura e della scrittura, giornalista, ex Vicepresidente della Commissione Parlamentare Antimafia, Presidente nazionale di Sel, Presidente della Regione Puglia.

Un curriculum che non ha bisogno di presentazioni. Parliamo ovviamente dell’On. Nichi Vendola, col quale abbiamo provato a fare il punto sul complesso binomio università – lavoro, inquadrandolo nel controverso “scenario Renzi” per esplorarne più compiutamente possibilità e limiti.

Le responsabilità di Renzi se l’Università in crisi fa fatica

Una domanda mai banale: cos’è la politica per Nichi Vendola? Che tipo di politico si definirebbe?

“La politica è per me la incessante passione di cambiare il mondo e di poterlo fare con gli altri, giorno per giorno. È l’orizzonte di una speranza che produce valori, di giustizia sociale e di libertà, che si intreccia con la vita di ogni singola persona come della collettività. Oggi siamo dentro un lungo declino proprio per l’assenza di quest’idea di politica e corriamo il rischio di mettere in discussione, perdendola, la nostra civiltà, quella che ha saputo tenere insieme, nei suoi punti più alti, i diritti sociali con i diritti umani e il principio di libertà degli individui. Contrastare questo declino, costruire il cambiamento, questa è la politica per la quale non smetterò di lottare.“

Le recenti elezioni Europee 2014 hanno dato ragione al PD e a Renzi. Cosa dobbiamo aspettarci ora? Il Premier riuscirà a realizzare le riforme che tutti ci attendiamo (es Decreto Poletti-Riforma del Lavoro)? Quali sono secondo Lei le priorità più stringenti?

“Dal punto di vista politico nutro molte riserve sulla direzione di marcia del nuovo governo e su quello che chiamerei il merito, i contenuti, del cambiamento necessario e urgente. Da due fondamentali punti di vista. Il primo riguarda la qualità, la sostanza, il segno delle riforme di cui parliamo. Se metto insieme la cosiddetta riforma del Senato con la nuova legge elettorale vedo un arretramento rispetto ad alcuni fondamentali principi costituzionali, di bilanciamento dei poteri istituzionali e del rapporto tra rappresentanza e governabilità del Paese. Se guardo al recente decreto sul lavoro constato un altro passo indietro verso quell’idea di precarizzazione che ha tolto stabilità al lavoro e dignità ai lavoratori, come indica ormai persino, autocriticamente, l’Ocse. Si condanna un’intera generazione di giovani alla precarietà eterna.L’ossessione di Renzi è la velocità del cambiamento, non la sua qualità e direzione. E ciò riconduce alla seconda riserva di fondo. Com’è possibile portare questo Paese verso il cambiamento governando insieme a quelle stesse forze politiche che l’hanno, in questi decenni, ridotto nelle attuali condizioni, tra le peggiori in tutta Europa?”

Parliamo dell’Università in crisi e dello choc generazionale. Il nostro paese spende per l’istruzione – scuola e università – solo il 9% del totale della spesa pubblica, mentre la media dei paesi industrializzati si attesta al 13%. Siamo penultimi, al 31° posto su 32 (dati Ocse). Qual è la sua opinione in merito alla Crisi dell’Università italiana e alla desertificazione dei saperi? Dove ricercare le cause?

“La questione del sapere, dunque della formazione, della qualità e del diritto allo studio nella nostra Università è speculare alla questione del lavoro. Insieme formano la medaglia su cui si rispecchia un intero Paese, si misura la scommessa di futuro di intere generazioni. È vero, siamo agli ultimi posti, da alcuni decenni, nelle graduatorie internazionali e già questo ci dice che abbiamo dissipato un patrimonio. Come hanno risposto alla crisi gli altri Paesi europei? Aumentando gli investimenti per l’istruzione, la ricerca, l’innovazione. Noi No. Se penso che la Germania investe ogni anno 2,8 miliardi di euro per il diritto allo studio e l’Italia 450 milioni, se penso che gli studenti francesi beneficiari di borse di studio sono più di 600mila mentre in Italia a malapena raggiungono i 115mila, mi viene da piangere. E pensare che il nostro sistema scolastico di base ha costituito per un lungo periodo una sorta di modello per tante realtà europee che l’hanno studiato e applicato. Oggi assistiamo ad un collasso di scuola ed Università. Devo dire che esso non riguarda soltanto la “struttura” e l’organizzazione del sistema del sapere. Ma è la stessa qualità del sapere, sempre più sottoposto ad una frammentazione disciplinare che lo scompone e lo settorializza.”

“Negli anni della crisi – ha affermato – le università sono state considerate come spesa parassitaria. E invece è la rivelazione della nostra povertà culturale. Investire in cultura e formazione è la prima regola quando c’è la crisi.” A pagare lo scotto più doloroso in molti casi è stato il nostro Sud e le nostre università. Esiste un pregiudizio anti-meridionalista sui nostri atenei?

“Il progressivo disimpegno dello Stato verso l’università ha riguardato l’intero Paese, da Nord a Sud. E ha coinciso, guarda caso, con una concezione che ha imposto anche al sapere in quanto tale la logica del profitto, piegandolo a merce del mercato. In un volgere breve di tempo la metamorfosi negativa si è compiuta, trasformando scuole ed università in aziende, gli studenti in clienti e i docenti in manager: una commercializzazione del sapere e della cultura. La qualità dell’insegnamento, il ruolo strategico della ricerca, sono stati trascurati e dimenticati. È evidente che qui le università del Mezzogiorno rischiano un’ulteriore marginalizzazione, giocata sul fatto di compromettere il futuro di una generazione di ragazze e di ragazzi che incontrano ostacoli talvolta insormontabili al loro percorso formativo. I pregiudizi ci sono. Ma il Mezzogiorno ha le risorse umane, intellettuali, creative, per contrastarli e vincerli. Occorre vedere l’università posta in una virtuosa sintonia con il proprio territorio, con le potenzialità che si possono mettere in campo, mai isolata nella propria autoreferenzialità. Ma proprio da questo binomio università – città può rinascere la speranza di uno sviluppo nuovo, inedito, del nostro Sud.”

Università in crisi, che sempre più spesso fa rima con disoccupazione. Come Lei ha più volte ribadito “la disoccupazione giovanile è una tragedia economica, sociale ed umana di massa. Serve una strada nuova rispetto a quella seguita da questo governo, fatta di equità e giustizia sociale.” Qual è la Sua opinione rispetto al precariato giovanile e alla crisi del mercato del lavoro? Come dovrà muoversi Renzi a livello europeo?

“La precarietà parte dal lavoro e invade ben presto la vita intera di chi la subisce. In questo senso essa è sempre precarietà esistenziale, poiché amputa proprio a partire dal diritto negato al lavoro stabile la possibilità di organizzare e talvolta addirittura di pensare la propria vita in una dimensione del tempo futuro. Ancora oggi che persino istituzioni come la Banca d’Italia e l’Ocse sottolineano l’inefficacia persino economica e produttiva della forma precaria di lavoro, ci si ostina a perseguire in questa direzione, come nel caso del decreto sul lavoro del governo. La questione del mercato del lavoro quando viene ridotta a questione delle sue sole regole, senza alcuna strategia di fondo, diventa l’alibi per arretrare sul campo dei diritti di chi lavora. È quello che è avvenuto e che sta avvenendo. Il mercato del lavoro non ha in sé alcun senso se non si pone mano ad una diversa risposta della crisi, una risposta che mette al centro una nuova idea di Europa, un’altra Europa, nella quale si concentrino investimenti pubblici per una crescita e per una domanda sostenibile, insieme a una politica comune del fisco, del welfare, alla lotta alla corruzione economica, per una riconversione ecologica del nostro modo di produrre e di consumare, per una politica che limiti il potere oligarchico della finanza.”

 

© Riproduzione Riservata
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Redazione Controcampus Controcampus è Il magazine più letto dai giovani su: Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro. Controcampus nasce nell’ottobre 2001 con la missione di affiancare con la notizia e l’informazione, il mondo dell’istruzione e dell’università. Il suo cuore pulsante sono i giovani, menti libere e non compromesse da nessun interesse di parte. Il progetto è ambizioso e Controcampus cresce e si evolve arricchendo il proprio staff con nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus, ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico. Il suo successo si riconosce da subito, principalmente in due fattori; i suoi ideatori, giovani e brillanti menti, capaci di percepire i bisogni dell’utenza, il riuscire ad essere dentro le notizie, di cogliere i fatti in diretta e con obiettività, di trasmetterli in tempo reale in modo sempre più semplice e capillare, grazie anche ai numerosi collaboratori in tutta Italia che si avvicinano al progetto. Nascono nuove redazioni all’interno dei diversi atenei italiani, dei soggetti sensibili al bisogno dell’utente finale, di chi vive l’università, un’esplosione di dinamismo e professionalità capace di diventare spunto di discussioni nell’università non solo tra gli studenti, ma anche tra dottorandi, docenti e personale amministrativo. Controcampus ha voglia di emergere. Abbattere le barriere che il cartaceo può creare. Si aprono cosi le frontiere per un nuovo e più ambizioso progetto, per nuovi investimenti che possano demolire le barriere che un giornale cartaceo può avere. 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Controcampus ha un proprio obiettivo: confermarsi come la principale fonte di informazione universitaria, diventando giorno dopo giorno, notizia dopo notizia un punto di riferimento per i giovani universitari, per i dottorandi, per i ricercatori, per i docenti che costituiscono il target di riferimento del portale. Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito, l’università gratis. L’università a portata di click è cosi che ci piace chiamarla. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza. Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria. Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei nostri lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. La Storia Controcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione. Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani. Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004 Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero. Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore. Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi: Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e Filosofia Il giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno. Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure. Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10. Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze. Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50. Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta. Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali. Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp. È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia. Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze. La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009 A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono: Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitaria Cominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo. Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggi Nel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale. Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico. Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali. Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università. Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza. Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria. Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto