Scherma: tecnica, stili e regole, come si gioca per Valentina Vezzali

Redazione Controcampus 28 Giugno 2015

Fare scherma: tecnica, stili e regole i consigli della campionessa e Deputato On.

Valentina Vezzali: segreti di chi ha scritto la storia della scherma, ed ora guarda alle Olimpiadi

“Le pagine della storia sportiva che ho scritto le lascio in eredità per chi come me crede nei valori che lo sport trasmette, quale scuola di vita. Quelle che ancora devo scrivere le rinvio dopo le Olimpiadi di Rio del 2016.”

Esistono discipline sportive che portano alto, altissimo il nome dell’Italia nel mondo. Tra queste, la storia della scherma rappresenta senz’altro il volto più pulito e vincente dello sport azzurro. Individuale o a squadre, questo sport universale, adatto a tutti, a tutte le età.

Un sport che, a professionisti o non, chiede tantissimo: non è semplice studiare della scherma regole e tecnica  ( occorrono concentrazione, velocità, coordinamento, flessibilità). Ma il forte impegno restituisce altrettanto: divertimento, forma fisica, benessere mentale, crescita personale, socializzazione.  

Ma cosa significa praticare questa disciplina e come si impara? Quali sono le regole della scherma (scritte e non) che informano su questa affascinante disciplina? E quali e quanti i passi per diventare schermidori di successo?

Come fare scherma: tecnica, stili e regole i consigli della campionessa Valentina Vezzali

guida pratica: consigli ed avvertenze per diventare schermidori  <<< clicca e scarica

Cos’hanno in comune Arianna Errigo, Elisa Di Francisca, Valerio Aspromonte, Aldo Montano, Diego Ochiuzzi, Luigi Miracco, Alberto Pellegrini? Semplice, sono alcuni dei nomi più glamour di quella che chiameremo “la grande famiglia della scherma italiana”.

Praticare questa disciplina diverte ed ispira la fantasia, specie dei più piccoli. Talvolta può addirittura diventare un lavoro. Ciò che è certo è che la scherma è, prima ancora che uno sport (per fascino e tradizione, diversissimo dai tanti), un modo di essere e di pensare.

Che siate il perfido Darth Vader o il valoroso Luke Skywalker o, ancora, il prode D’Artagnan sempre pronto ad incrociare il ferro con le guardie del diabolico Richelieu, poco importa! Nell’immaginario collettivo sono poche le esperienze capaci di emozionarci in modo così viscerale e totalizzante: tra queste, la scherma è senza dubbio una delle più coinvolgenti.

Malgrado l’invidiabile tradizione e storia della scherma delle scuola italiana, questo sport resta, in linea generale, uno sport poco frequentato in Italia (specie se confrontato coi numeri spaventosi del calcio), seguito principalmente solo in occasione dei Giochi Olimpici: con circa 19 mila tesserati, non rientra nei 25 sport più praticati in Italia elencati dal CONI. Ciononostante i segnali di crescita non mancano. Recenti indagini commissionate dalla Federscherma hanno, infatti,  dimostrato come la scherma abbia riscosso nell’ultimo periodo un consenso formidabile (presso entrambi i sessi, seppur declinato prevalentemente al femminile) e che siano sempre più numerose le persone che, ad ogni età, si avvicinano ad essa.

La storia della scherma: cosa bisogna sapere di questo nobile sport

La scherma (fioretto, spada, sciabola) è, notoriamente, lo sport olimpico in cui l’Italia ha dato i suoi frutti migliori: 319 medaglie conquistate ai Campionati del Mondo Assoluti, 217 nel Campionato del Mondo Giovani, 105 nel Campionato del Mondo Cadetti, 200 ai Campionati Europei. Dal 1937 (Mondiali di Parigi) la nostra nazionale ha partecipato a tutte le edizioni dei campionati mondiali. In nessun paese come in Italia questo sport ha assurto fino dal sec. XII una dignità quasi scientifica. Difficile risalire alla prima scuola del nostro Paese, sappiamo per certo, invece, che il primo trattato di scherma italiano il Flos duellatorum fu pubblicato nel 1409 dal maestro Fiore dei Liberi da Premariacco. I grande “padre fondatore” della nostra scherma resta, però, Achille Marozzo, che nel 1536 dà alle stampe la prima opera organica, l’Opera Nova chiamata Duello, sui principi e le regole della scherma.

Per assistere ai primi incontri di tipo “sportivo” bisogna, tuttavia, attendere il Seicento, il secolo di “cappa e spada”, in cui nascono le basi del codice cavalleresco e che arriverà quasi immutato fino ai giorni nostri. Anche il Settecento è ricco di innovazioni di rilievo ma è all’Ottocento che si fa risalire di fatto la nascita della moderna scuola italiana di scherma. Ad inaugurare l’epoca d’oro della scherma nostrana è, in questo periodo, la Scuola Magistrale Militare di Roma (1884) diretta da Masaniello Parise. In questo clima di internazionalizzazione e di riconoscimento sportivo, si arriva al 3 Giugno 1909, data in cui venne istituita a Roma La Federazione Schermistica Italiana, su iniziativa del capitano Augusto Ciacci e dell’On. Luigi Lucchini, antesignana dell’attuale Federazione Italiana Scherma (FIS).

Valentina Vezzali

Valentina Vezzali

Passione, sacrificio, determinazione. Sono parole che ricorrono “abbondantemente” ovunque si parli di sport, con il rischio (altrettanto ricorrente) di apparire insanabilmente vuote, fini a se stesse, lettera morta.

Per farci un’idea di cosa significhi, nella sostanza, praticare questa disciplina, abbiamo interpellato allora la Leggenda vivente della schrma tricolore: l’immensa Valentina Vezzali, specialità fioretto.

Nessuna come lei. Nessuna demagogia. Bella, brava.

Con un palmares da stropicciarsi gli occhi: 15 edizioni di Coppa del Mondo, 6 medaglie d’oro olimpiche, 15 titoli mondiali e 13 titoli europei ad oggi. Inizia a collezionare allori giovanissima: a soli sei anni si iscrive al Club Scherma Jesi e la sua prima vittoria risale al 1983, nel trofeo Fumi, categoria “prime lame”; da quel giorno in tanti hanno provato a fermarla. Tutti infilzati senza appello.

Valentina tu sei, per tutti gli Italiani, la Supercampionessa, l’atleta più vincente della storia dello Sport nazionale: per quasi un ventennio al 1° posto nella classifica mondiale del fioretto femminile, vittoriosa in 15 edizioni della Coppa del Mondo, portabandiera Italiana a Londra 2012. E non finisce qui: perché nel mirino c’è già Rio 2016. Valentina, che effetto ti fa essere indicata come un mito vivente?  

“Sono molto fiera di aver portare i colori della nostra amata bandiera sul tetto più altro del mondo in numerose competizioni mondiali. Per me sentire il suono del nostro inno nazionale è sempre motivo di grande emozione. Le pagine della storia sportiva che ho scritto le lascio in eredità per chi come me crede nei valori che lo sport trasmette, quale scuola di vita. Quelle che ancora devo scrivere le rinvio dopo le Olimpiadi di Rio del 2016. Non mi ritengo un mito, però mi piace pensare che possa essere d’esempio per molti giovani che si affacciano alla carriera agonistica sportiva.”

Veniamo alla domanda di cui sopra: cosa significa la scherma per te che sei considerata, su scala planetaria, l’interprete più pura di questa affascinante disciplina? Ora che sei in politica, cosa c’è da fare o rifare? 

“La volontà e la determinazione stanno alla base di ogni obiettivo che ci poniamo, questo è il segreto. La scherma italiana produrrà sempre dei campioni, il fioretto femminile è il più forte al mondo e sono convinta che anche tra le piccole leve, domani ci potranno essere grandi atleti. Lo sport è cultura e purtroppo in Italia rappresenta ancora un fanalino di coda in ambito istituzionale. Il mio impegno in parlamento volge proprio su queste battaglie, affinché sia riconosciuto allo sport il giusto valore che si merita. La rappresentanza nei due rami del Parlamento di atleti sportivi, dirigenti e presidenti di associazioni sportive sono un valore aggiunto per il nostro Paese. Per quanto mi riguarda lavoro per rafforzare la pratica sportiva di ogni disciplina e valorizzare i territori ove esistono impianti sportivi, trovando anche le risorse per ristrutturare quelli esistenti e crearne di nuovi. Ciò, oltre che migliorare le condizioni dei nostri atleti e favorire la pratica sportiva è anche un metodo per creare occupazione e turismo, incrementando così il Pil che è stato calcolato potrebbe aggirarsi al 3%. Mi sono da subito attivata per presentare alcuni progetti di legge come ad esempio: Tutela previdenziale e della maternità atlete non professioniste, Legge delega promozione attività sportive nelle istituzioni scolastiche, Modifica dell’Art. 33 della Costituzione in materia di promozione e valorizzazione dello sport e Riforma della tutela sanitaria sportiva.”

Veniamo al tuo recente impegno politico, all’altra Valentina, l’On Vezzali, quella forse un po’ più fuori dai riflettori ma non per questo meno impegnata e volitiva. Che responsabilità è per te questa? Sei riuscita a toglierti qualche soddisfazione?

Valentina Vezzali

Valentina Vezzali

“Penso che non sia necessario essere sotto gli occhi dei riflettori per raggiungere degli obiettivi. Il mio impegno in Parlamento è volto a tutti i temi sociali ai quali sono molto sensibile e ovviamente alle politiche in favore dello sport. Non è mai abbastanza ciò che si fa,  quando si vince bisogna puntare subito al prossimo obiettivo e lavorare per portarsi a casa un’altra vittoria. Una vittoria che in questo caso è per il bene comune.”

Essere idoli si può e si deve, hai dichiarato più volte. Cosa consiglieresti ai tanti giovani che sognano di un futuro sportivo (e perché no “politico”) come il tuo? 

“Di non abbandonare mai i propri sogni, di conquistarsi sul campo con tenacia e determinazione ciò che si vuole ottenere ma sempre con onestà e rigore.”

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La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto