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30 Luglio 2019

Sondaggi politici oggi 30 luglio 2019 Swg Tg LA7: intenzioni di voto

Sondaggi politici oggi 30 luglio 2019 Swg Tg LA7
Sondaggi politici oggi 30 luglio 2019 Swg Tg LA7

Sondaggi politici oggi 30 luglio 2019 Swg Tg LA7

Ecco quali sono gli ultimi sondaggi politici oggi 30 luglio 2019 di Swg per il Tg LA7: le intenzioni di voto degli italiani mostrano avanti la Lega al 38%, vola il Pd e crolla il M5S.

Leggendo il sondaggio politico del giorno, vediamo cosa è cambiato rispetto alla scorsa settimana. La prima riflessione da fare è il raggiungimento della quota 38% per la Lega di Matteo Salvini, la seconda riguarda invece il M5S che perde in 7 giorni oltre un punto percentuale.

Il Pd è quello che sale di più questa settimana, + 0,5%. Gli italiani questa settimana castigano il Movimento 5 stelle dopo per aver perso l’ennesima battaglia contro il governo e la Lega sulla Tav Il M5S da sempre contrario all’alta velocità Torino-Lione subisce l’ennesima batosta. A godere è l’alleato leghista, da sempre favorevole all’opera.

La conclusione è che la Lega continua a ricevere consensi mentre il M5S rischia di distaccarsi troppo dal Pd.

Per i restanti partiti da segnalare il balzo di Fratelli d’Italia, +0,3% rispetto alla scorsa settimana , che sorpassa Forza Italia, e le altre liste che guadagnano lo 0,5%. I sondaggi politici premiano ancora la Lega, al 38%, secondo il Pd che arriva al 22% infine crolla il M5S al 17,3%. Queste le intenzioni di voto degli italiani:

  • Lega: 38%
  • Pd: 22%
  • M5S: 17,3%
  • Fdi: 6,6%
  • Fi: 6,5%
  • +Europa: 2,7%
  • Verdi: 2,3%
  • Sinistra: 2,1%
  • Altra Lista: 2,5%
  • Non si esprime: 39%

Sondaggi politici oggi 30 luglio 2019 Swg Tg LA7: chi vincerebbe le elezioni se si votasse oggi

Se si votasse oggi le elezioni verrebbero vinte dalla Lega di Matteo Salvini, secondo i dati del sondaggio politico Swg.

Con circa il 38% dei consensi il leader della Lega vincerebbe le elezioni senza nemmeno troppe difficoltà, considerando l’enorme distacco tra Lega e Pd, oggi separati da 16 punti percentuali.

Come già anticipato negli articoli precedenti per governare occorre una maggioranza che con l’attuale legge elettorale si traduce: avvicinarsi a quota 40% per avere la maggioranza  assoluta, escludendo quindi alleanze con altri partiti.

Al momento questa ipotesi sembra fattibile, poiché è una quota raggiungibile per la Lega di Matteo Salvini visto l’attuale 38%.

Gli scenari alle prossime elezioni potrebbero quindi mutare e, oltre all’ipotesi di candidatura solitaria per la Lega, si potrebbe ipotizzare anche una coalizione con le altre forze di centrodestra.

Queste possibilità devono essere tenute in considerazione poiché i numeri della Lega, da diversi mesi, sono davvero importanti e in continua crescita.

Gli scenari politici sono in continuo mutamento e sono emblematiche le differenze di consensi che riscontriamo oggi rispetto alle elezioni politiche di marzo 2018.

Al momento i sondaggi politici premiano la Lega ma tutto può cambiare nell’arco di settimane o mesi.

Di Maio non pronuncia il nome di Matteo Salvini e dice: “quell’altro là”

Ancora alta tensione dall’interno del governo giallo-verde. Questa volta a lasciare il sasso ci ha pensato Luigi di Maio che da Cosenza ha cosi definito il leader leghista e l’atteggiamento dei leghisti: “Abbiamo vinto le politiche del 2018 con il 33% e non il 51%. Ci dobbiamo sedere al tavolo io ,Conte e quell’altro là e dobbiamo fare un accordo di maggioranza, ogni volta. E capisco pure che a volte dobbiamo subire l’atteggiamento della Lega che è insopportabile”. Il ministro dell’interno ha replicato all’audio di Di Miao dicendo semplicemente: Io mi chiamo Matteo”. 

Certamente queste sono condizioni che fanno variare i sondaggi politici e quindi le simpatie degli italiani verso l’uno o l’altro leader politico.

In questo clima domani si gioca un’altra partita importante per il governo: la riforma della giustizia. Queste le richieste della Lega: “separazione delle carriere tra giudici e pm e riforma delle intercettazioni”.

Il Guardasigilli Bonafede ha cosi risposto alle richieste della Lega: “Sui tempi abbiamo introdotto termini perentori entro i quali, se un procedimento non è concluso, i magistrati saranno chiamati a rendere conto del loro operato, da nove anni, li abbiamo portati a sei anni. Inserire in questa proposta che tocca tantissimi aspetti, dal processo civile a quello penale alla riforma del Consiglio superiore della magistratura, il tema delle intercettazioni che non incidono sui tempi della giustizia, o la separazione delle carriere che prevede modifiche costituzionali, significa affrontare altri tipi di questioni e quindi procrastinare i tempi di questa riforma”.

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