Come fare il test professioni sanitarie 2019: errori da evitare

Daniela Saraco 9 Settembre 2019

Consigli su come fare il test professioni sanitarie 2019; cosa portare il giorno della prova d'accesso, cosa è ammesso in aula e cosa no ed errori da evitareI consigli della professoressa Giulia Savarese presidente di commissione a Unisa e docente presso l'Università degli Studi di Salerno.

I test d’ammissione per i corsi di studio a numero programmato, infatti, sono oramai vicinissimi.

Il test Professioni Sanitarie 2019 si terrà l’11 settembre alle ore 11:00 in contemporanea in tutta Italia. Ogni singolo  ateneo gestisce in autonomia i test e le graduatorie. Il MIUR, invece, ne stabilisce data e posti disponibili.

Ma come fare il test di professioni sanitarie? Cosa portare? Quali sono gli errori da evitare? Ecco tutte le informazioni utili per affrontare la prova d’accesso con tranquillità.

E’ necessario, anzitutto, essere muniti di documento di riconoscimento, fondamentale per  l’ammissione alla prova. Il personale incaricato verifica l’identità di ciascun candidato, annotando su apposito registro gli estremi del documento. I partecipanti sono tenuti a  firmare il registro sia in entrata che in uscita.

Terminate le operazioni di riconoscimento attraverso i dati anagrafici, le future matricole ricevono i plichi per iniziare il test. La commissione fornisce le istruzioni necessarie, distribuendo a tutti i candidati un apposito foglio-istruzioni. L’apposizione di un qualunque segno sulla busta da parte del candidato viene considerato un segnale di riconoscimento e causa, pertanto,  l’annullamento della prova.

Come fare il test professioni sanitarie 2019: cosa portare durante le prove d’accesso

E’ necessario leggere bene il bando dell’università scelta per lo svolgimento dei test. Infatti le regole possono cambiare da ateneo ad ateneo. Le cose essenziali da  portare il giorno della prova di ammissione a Professioni Sanitarie sono:

  • Documento di identità: carta di identità o passaporto in corso di validità
  • Modulo di iscrizione: bisogna stampare la domanda di iscrizione e presentarla il giorno del test.
  • Ricevuta pagamento: copia del contributo di partecipazione al concorso.

Inutile ricordare che spesso l’ansia gioca brutti scherzi, per cui è opportuno presentarsi ai test con calma e quanto più sereni possibili, per  concentrarsi unicamente sullo svolgimento della prova. Inoltre, l’ansia, in molti casi, è portatrice di fame. Per sapere se si può  portare cibo e acqua,  vi invitiamo a consultare il bando del test di Professioni Sanitarie  dell’Università scelta.

Cosa non fare ed errori da evitare al test d’ingresso durate la prova

E’ bene specificare quali sono le cose assolutamente vietate in aula, ovvero non è consentito portare in aula:

  • penne,
  • borse,
  • zaini,
  • telefoni cellulari,
  • palmari,
  • calcolatrici e qualunque altro strumento elettronico, chi ne fosse in possesso, prima dell’inizio della prova, dovrà depositarli in appositi spazi non custoditi.
    Non è inoltre consentito portare libri, appunti, biglietti, tavole periodiche e giornali. Insomma, tutto ciò che  si può consultare per rispondere alle domande. Ovviamente non si può parlare con gli altri candidati durante il test.

Si ricorda, inoltre, che le prove sono organizzate dagli Atenei tenendo conto delle singole esigenze dei candidati nonchè dei candidati con  disabilità o  con diagnosi di disturbi specifici di apprendimento.

Infatti, ci racconta la Professoressa Savarese, membro di commisione e Presidente dell’aula del Silenzio per studenti con disabilità:

Come fare il test professioni sanitarie 2019 per Giulia Savarese

Prof. Giulia Savarese

“Per l’accesso ai corsi di laurea delle Professioni Sanitarie la prova di ammissione è predisposta da ciascuna Università ed è identica per l’accesso a tutte le tipologie dei corsi attivati presso il medesimo Ateneo. Ovviamente,l’Ateneo presso il quale il candidato si recherà per lo svolgimento della prova provvederà alle necessità correlate alla richiesta formulata, adottando tutte le misure necessarie a far fronte alle singole esigenze manifestate dagli studenti .” – Dice la prof Savarese –

“Tengo a specificare che quest’anno sono aumentati il numero degli iscritti dei ragazzi con disabilità rispetto agli anni precedenti.”

© Riproduzione Riservata
avatar Daniela Saraco Sona una donna, una madre, una docente. Scrivo di scuola e di formazione perché è il mio mondo quotidiano. La Direzione di Controcampus mi ha affidato la rubrica sulla scuola, per aiutare a capire meglio le notizie che raccontano la realtà scolastica, con pochi e semplici passaggi: • Cronaca, ossia il racconto dei fatti interessanti accaduti nel mondo della scuola • Inchiesta, è l'approfondimento di un tema attraverso ricerche e interviste. • Intervista, è interessante fare due chiacchiere con una persona particolare che ci può raccontare un'esperienza o una sua opinione. Perché è così difficile raccontare la scuola sui giornali? Perché è difficile trovare giornalisti davvero specializzati nel settore, che ha le sue caratteristiche peculiari e anche il suo lessico giuridico. Far scrivere un articolo sulla scuola a qualcuno che non sa cosa sia un PTOF, ignora le direttive delle ultime circolari ministeriali, non conosce la differenza fra un concorso abilitante per entrare in ruolo e uno aperto solo agli abilitati è come affidare la spiegazione di un discorso finanziario a un giornalista che non mastica neppure i termini base dell'economia. Gli articoli che riguardano la scuola e i suoi problemi, solitamente, nelle redazioni ormai sono affidati in molti casi a cronisti generici. Questo perché, mancando pagine specializzate e un interesse continuativo per il settore, l'articolo parte quasi sempre da un fatto specifico di cronaca spicciola avvenuto in tale o tal altro istituto, e che viene portato a conoscenza dei media da persone estranee alla scuola stessa. Io, invece, essendo ferrata sulle normative del settore e sui termini tecnici e avendo una memoria storica consolidata di quanto è avvenuto in precedenza, racconto episodi e avvenimenti di cui capisco la reale sostanza. Una scuola non ha un ufficio stampa o un addetto ai rapporti con i media, il Ministero non interviene se non con scarni comunicati che riguardano cose sue, i Presidi si trovano a dover rispondere a domande che rischiano di toccare particolari aspetti della privacy degli alunni e che, se rivelati incautamente, possono avere pesanti ripercussioni sulle vite di ragazzi spesso minorenni. Ecco perché risulta importante e necessario far scrivere di scuola a chi la scuola la fa! Leggi tutto