Riapertura asilo nido e scuola dell’infanzia: quando e come

Daniela Saraco 23 Aprile 2020

Coronavirus, ecco le proposte di riapertura per asilo nido e scuola dell’infanzia: quando e in quali condizioni è possibile andare a scuola per i più piccoli.

L’emergenza sanitaria da Covid-19 ha interrotto il comparto scuola. E’ pur vero che la didattica a distanza ha permesso una certa continuità. Difatti, l’unico modo per convalidare l’anno in corso è stato creare classi virtuali per fare lezione. Ma per i più piccoli? Gli alunni di scuola dell’infanzia hanno, ovviamente, modalità didattiche più leggere. Oltre, infatti, le problematiche personali legate alla poca autonomia dei bambini, esiste un aspetto molto più profondo. La scuola dell’infanzia basa le sue attività principalmente sul contatto.

E’ una scuola fatta di abbracci, di prese per mano, di carezze e di manipolazione. Inoltre, uno degli obiettivi didattici di questo grado di scuola è sviluppare l’autonomia.

Può, dunque, essere in contrapposizione all’obbligo di star seduto davanti ad un pc con l’aiuto di un genitore. Se da un lato la didattica on line permette di  proseguire una certa normalità scolastica, dall’altro può portare dubbi e paure nei più piccoli.

Lo scenario di riapertura per asili nido e scuola dell’infanzia è difficile da immaginare e da organizzare. Di certo  una eventuale mancata riapertura sarebbe ardua da sostenere a livello sociale, soprattutto per le famiglie in cui lavorano entrambi i genitori. Tuttavia, per bimbi di 3 o 4 anni non è possibile  garantire le distanze di sicurezza, l’igiene personale e l’uso delle mascherine. Una possibile proposta è quella di riavviare l’anno per i bambini di 5 anni, riducendo l’orario di frequenza e prevedendo turni spalmati sull’intera giornata. Ma davvero può bastare? E’ forse necessario rivedere molti aspetti strutturali e comportamentali sottovalutati finora? Vediamolo nel dettaglio.

Quando potrebbe essere possibile la riapertura di asilo, nido e scuola dell’infanzia: quando

Ci sono tantissime ipotesi sulla riapertura degli istituti scolastici per i più piccoli. Sarebbe, però, importante che il Miur creasse uno spazio aperto dove ascoltare le proposte operative dei docenti. Quindi, noi di Controcampus, abbiamo pensato di  raccogliere varie testimonianze su come e quando immaginare la riapertura delle scuole dell’infanzia.

La parola va a Luisa Cavaliere, docente presso la Scuola Statale Paride Del Pozzo di Pimonte:” E’ necessario programmare una fase di rientro a scuola che sia funzionale. Bisogna preoccuparsi delle norme igieniche e degli spazi. Finora abbiamo lavorato in classi formate da 24-25 alunni. Ora bisogna assicurare il rispetto delle norme ai bambini e alle famiglie. Nel corso degli anni, per la mancanza di iscrizioni, molte classi non si formavano e si riempivano quelle esistenti con maggiori alunni. Oggi più che mai bisogna utilizzare le risorse concentrare nelle precarie della GAE. Una soluzione potrebbe essere la costituzione di classi con 10 alunni per garantire sicurezza e non variare il rapporto docenti/alunni. Questo permetterebbe anche a molte insegnanti precarie di lavorare fino al 30/06/2020 garantendo un regolare anno scolastico nell’interesse dei piccoli alunni.”

Come riaprire gli asili nido e scuole dell’infanzia: eliminare classi pollaio

Con la riapertura degli asili e delle scuole per i più piccoli, tutti si chiedono cosa cambierà? Ci risponde Teresa Palmieri, docente dell’Istituto Comprensivo Paolo Borsellino di Napoli: “La scuola dell’infanzia è un sistema vivo e sempre in movimento. Bisogna pensare ad un modello scolastico dinamico con strutture adatte alla convivenza ai tempi di una pandemia. E’ dunque, arrivato il momento che lo Stato investa per la scuola del futuro. Il primo passo è eliminare le classi pollaio e rendere obbligatoria la fascia dell’infanzia.”

Dunque c’è necessità di più risorse e meno decreti. In particolare, la didattica a distanza iniziata nelle scuole comporta molte difficoltà per gli alunni dai 3 ai 5 anni. Escludendoli, però, dalla continuità scolastica, si corre il rischio di perdere quanto svolto finora nelle sezioni. La Scuola materna è un ambiente educativo di esperienze concrete che valorizza il gioco in tutte le sue forme come occasione di apprendimento. Privilegia  il fare produttivo, il contatto diretto con le cose e gli ambienti anche per orientare e guidare la naturale curiosità dei bambini in percorsi.

Cosa cambierà nelle scuole dell’infanzia e negli asili nido

La Scuola dell’Infanzia fa parte del sistema di istruzione ed è regolata da norme generali definite dal Ministero dell’Istruzione. In questi istituti  l’ambiente di apprendimento è organizzato dagli insegnanti. Dunque, perchè le proposte di riapertura non possono arrivare dagli stessi docenti? Diamo la parola a Mariarosaria Savio, docente presso l’istituto Palasciano di Napoli:” La pandemia in atto ci obbliga a un nuovo modello di scuola con la didattica a distanza. Questa nuova metodologia trova difficoltà di esecuzione nella scuola dell’infanzia. Quest’ultima vive di incertezze oggi più che mai. Non è, infatti, stata citata dell’attuale ministro così come dai componenti della settima Commissione Cultura. L’infanzia perde la sua centralità nelle organizzazioni di ripresa. Lo Stato non garantisce proposte serie e concrete per il rientro scolastico in sicurezza e in presenza.”

Chiediamo alla docente cosa hanno perso in questi mesi i bambini più piccoli. Lei ci risponde:” Hanno subito l’interruzione delle prime relazioni sociali. Hanno perso la maestra, il primo punto di riferimento al di là del nucleo familiare. Noi docenti non vogliamo pagare il prezzo di scelte non adeguate. Siamo docenti in campo. Dimostriamo ogni giorno esperienza, competenza e organizzazione, nonostante le difficoltà del momento.”

Infine, le domandiamo cosa prevedono le loro ipotesi di riapertura. La docente comunica :” Bisogna organizzare bene tempi e spazi. C’è necessità di eliminare le classi pollaio. Infine la stabilizzazione dei docenti con 36 mesi di servizio prestati allo Stato. Tutte queste misure renderebbero il rientro adeguato allo spirito di ripresa.” Appare chiaro che gli insegnanti, oggi più che mai, vogliono non solo doveri, ma anche diritti.

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avatar Daniela Saraco Sona una donna, una madre, una docente. Scrivo di scuola e di formazione perché è il mio mondo quotidiano. La Direzione di Controcampus mi ha affidato la rubrica sulla scuola, per aiutare a capire meglio le notizie che raccontano la realtà scolastica, con pochi e semplici passaggi: • Cronaca, ossia il racconto dei fatti interessanti accaduti nel mondo della scuola • Inchiesta, è l'approfondimento di un tema attraverso ricerche e interviste. • Intervista, è interessante fare due chiacchiere con una persona particolare che ci può raccontare un'esperienza o una sua opinione. Perché è così difficile raccontare la scuola sui giornali? Perché è difficile trovare giornalisti davvero specializzati nel settore, che ha le sue caratteristiche peculiari e anche il suo lessico giuridico. Far scrivere un articolo sulla scuola a qualcuno che non sa cosa sia un PTOF, ignora le direttive delle ultime circolari ministeriali, non conosce la differenza fra un concorso abilitante per entrare in ruolo e uno aperto solo agli abilitati è come affidare la spiegazione di un discorso finanziario a un giornalista che non mastica neppure i termini base dell'economia. Gli articoli che riguardano la scuola e i suoi problemi, solitamente, nelle redazioni ormai sono affidati in molti casi a cronisti generici. Questo perché, mancando pagine specializzate e un interesse continuativo per il settore, l'articolo parte quasi sempre da un fatto specifico di cronaca spicciola avvenuto in tale o tal altro istituto, e che viene portato a conoscenza dei media da persone estranee alla scuola stessa. Io, invece, essendo ferrata sulle normative del settore e sui termini tecnici e avendo una memoria storica consolidata di quanto è avvenuto in precedenza, racconto episodi e avvenimenti di cui capisco la reale sostanza. Una scuola non ha un ufficio stampa o un addetto ai rapporti con i media, il Ministero non interviene se non con scarni comunicati che riguardano cose sue, i Presidi si trovano a dover rispondere a domande che rischiano di toccare particolari aspetti della privacy degli alunni e che, se rivelati incautamente, possono avere pesanti ripercussioni sulle vite di ragazzi spesso minorenni. Ecco perché risulta importante e necessario far scrivere di scuola a chi la scuola la fa! Leggi tutto