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20 luglio 2011

Hacker universitari: la tecnologia in soccorso

Sono passati solo pochi giorni dall’attacco dei pirati informatici, ormai famosi, a ben diciotto università italiane. Le ultime notizie ci informano di un ennesimo tentativo di un furto di massa di ulteriori informazioni private di centinaia di studenti. Si parla di dati che addirittura sono apparsi on line attraverso il social network Twitter, da cui pare fosse possibile risalire ai link che rinviavano direttamente e con scarse (direi assenti) difficoltà agli archivi delle università violate negli ultimi giorni dal gruppo di hacker denominati LulzSec.

Dopo le tante notizie diffuse e l’allarmismo generale che si è naturalmente innescato, nei giorni successivi alle prime violazioni, sono stati resi noti i nomi delle effettive università colpite dal morbo “viola-privacy”: università di Bologna, Cagliari, Milano (Politecnico, Bocconi e Bicocca), Bari, Foggia, Lecce, Messina, Modena, Napoli, Pavia, Roma, Siena, Torino e Urbino e Salerno, campus di cui io stessa mi sono occupata seguendo personalmente il caso UNISA.
Tutto questo solo perché, da quanto è stato dichiarato nella loro rivendicazione, gli hacker, avevano solo una “innocente” volontà di dimostrare al mondo la debolezza dei sistemi informatici delle università italiane. Ora non resta che sperare che questa immensa mole di dati non venga sfruttata per altri motivi e finalità, ben più gravi e dagli effetti più dannosi.
Ma cosa si può fare per difendersi da queste persone senza scrupoli? Come le università possono tutelarsi? Come ciascun privato cittadino può proteggersi e proteggere la propria identità e le proprie informazioni?

La tecnologia ci “denuda” ma la stessa ci può dare oggi delle risposte e aiutarci a difendere la nostra privacy.
Già dall’inizio dell’anno, esiste, infatti, SicurNet, un sistema che realizza un’attività di monitoraggio attraverso un innovativo servizio di sicurezza e protezione per i dati disponibili in rete (sistema lanciato da MisterCredit, società di consulenza creditizia). Attraverso tale mezzo è stato già possibile individuare immediatamente quali dati fossero stati resi di dominio pubblico, quali fossero già in circolazione e quali potessero essere considerati ancora potenzialmente a rischio. Questo strumento è stato concesso in uso gratuito dalla Crif alle università attaccate negli scorsi giorni.

Molti hanno attaccato il mondo della comunicazione tacciandolo di fare solo cronaca di serie B, creando un allarmismo inutile circa la violazione dei dati universitari. Molti altri ancora hanno visto tale violazione come un qualcosa dai risvolti quasi “innocui”. E’ davvero così?
Se per un attimo proviamo a riflettere, intuiamo subito che nulla c’è stato di così banale e che c’era e c’è ancora da preoccuparsi. Conoscere di una persona un indirizzo email o ancora il nome, il cognome, il numero di telefono, informazioni di domicilio, il codice fiscale e quant’altro, significa essere in possesso di dati che, se messi “sapientemente” in combinazione tra loro, si potrebbero usare facilmente a scopi di frode. Ma non voglio essere né pessimista tanto meno disfattista o menzionare il caso più grave di conseguenza possibile. Proviamo a pensare a se i nostri dati, corredati del nostro numero di telefono cellulare andassero nelle mani di un “simpatico malfattore” o semplicemente nelle mani di una persona che vorrebbe magari solo divertirsi un po’ o che non ha niente da perdere, anche perché parte già in vantaggio rispetto all’identità! Basterebbe anche solo mettersi a giocare diabolicamente con la mail altrui. Questi due soli casi, seppur “banali”, potrebbero creare delle situazioni ben poco piacevoli e procurerebbero certamente non poche rogne alla vittima del “malefico momento ludico” di questi insani malfattori che si aggirano per il web. Dunque direi che non si tratta solo del potenziale rischio di un vero e proprio furto di identità, ma di un ventaglio di possibilità e conseguenze spiacevoli a più livelli.

Sicurnet, quindi, sembra possa contribuire ad aiutare studenti e professori (ma tutti in generale) a monitorare i propri dati e verificare se qualcuno stia mettendo a repentaglio i propri dati personali. Il sistema ideato da Sicurnet è disponibile sul sito www.mistercredit.it, portale di servizi ai consumatori realizzato da CRIF (società specializzata nei sistemi di informazioni creditizie, di business information e di supporto decisionale, specializzato proprio in attività legate alla privacy).

Da parte mia ritengo doveroso precisare che la mia non vuole essere una forma di pubblicità dall’aspetto “poco subliminale” o “scarsamente occulta”. In questo mio articolo e nella menzione di questo servizio c’è solo il desiderio di portare avanti un messaggio che è il mio leit motiv da sempre: comunicare per conoscere e far conoscere, informare per resistere (indipendentemente da come nella fattispecie), comunicare per essere liberi e per liberare. Ogni cosa che può aiutare, in questo caso, anche solo un singolo studente o docente a proteggersi, è giusto che un periodico come il nostro che fa “sana” informazione universitaria ne parli. Da sempre crediamo nel potere decisionale, nello spirito critico e nella capacità di discernimento altrui prima di tutto!

Pasqualina Scalea

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