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10 ottobre 2011

I giovani libici motore di una rivolta necessaria e drammatica

Le forze di liberazione della Libia, lentamente stanno avanzando nella città di Sirte dove si sono concentrate le ultime truppe fedeli al regime.
Secondo le rilevazioni di un giornalista dell’afpa diretto testimone degli eventi, lo scorso nove ottobre , i ribelli avrebbero aperto una breccia nel muro di resistenza, dei fedelissimi di Gheddaffi, conquistando il centro conferenze ‘Uagadugu’, ultima roccaforte lealista dove gli uomini del “Colonnello” negli ultimi giorni si erano rifugiati. Entrando nell’edificio da giorni teatro di aspri scontri, i ribelli hanno trovato, una sorpresa: da Misurata, gli studenti universitari erano già entrati in città. La presa del centro conferenze, si è concretizzata a poche ore dalla conquista di un altro snodo nevralgico della vita cittadina di Sirte, , l’Università.

Conquiste di forte valenza simbolica, quelle dell’università e del centro conferenze che unite alla azione armata degli universitari segnano davvero la fine del regime, poiché attraverso di esse, si vuole lanciare un preciso messaggio alla popolazione libica da parte delle forze del comitato transitorio: siete liberi perché la manipolazione culturale e delle menti oggi è giunta al capolinea.

L’Università, sembrano voler dimostrare i ribelli, è in nostre mani torna, cioè torna ad essere il luogo del sapere libero, in cui ogni libico potrà formarsi e studiare e cessa di essere strumento di propaganda del regime.

Una rivoluzione dunque che assume sempre più la forma di una lotta animata dai giovani. L’azione dei giovani Di Misurata è un segnale forte e i ribelli rimarcando la loro presenza nel teatro di guerra, è come se intendessero dire alla nuova Libia , sono i giovani che stanno imprimendo il cambiamento e non ci sarà ritorno al passato.

Quelle giovani generazioni libiche , dunque che come novelli partigiani non esitano a impugnare le armi per difendere la loro libertà, i loro sogni la loro esistenza. Quando il giovane imbraccia il fucile volontariamente, però, significa che c’è in atto uno stravolgimento del sistema societario in cui agisce e la società è chiamata riflettere

Si dovrebbe riflettere sul fatto che la la soluzione armata non è mai la via maestra e la violenza non va mai invocata o indotta. Non esiste difatti una causa giusta per fare la guerra, perché essa, produce sempre dolore, distruzione, causa un massacro dei propri simili.

Si dovrebbe riflettere anche però sul fatto che , il conflitto armato, diventa l’ Unica scelta drammatica , quando si è chiamati , come nel caso libico ad esempio, a difendere la libertà di un popolo contro un regime che non ha esitato a trucidare per anni l’ inerme popolazione che ad esso provava ad opporsi.

La strada da percorrere quindi, è quella della convivenza pacifica tra uomini. L’insegnamento più grande infatti, offerto dai conflitti al genere umano, è che l” odio chiama sempre odio e il sangue versato, produce altro sangue, ed è proprio questa , la lezione della storia , che l ‘essere umano ancora non ha imparato. Un comportamento deleterio che condurrà alla distruzione della specie se non si spezza la spirale di violenza.

Vincenzo Amone

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