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4 dicembre 2011

Cina: tagli alle Facoltà che creano disoccupati

Il governo cinese costretto a prendere provvedimenti di fronte all’aumento dei laureati disoccupatiIl Ministero dell’Istruzione cinese ha annunciato una serie di misure volte a contenere la disoccupazione giovanile, tra le quali la riduzione di fondi alle Facoltà che registrano un basso livello di laureati inseriti nel mondo lavorativo. In particolare, le autorità cinesi vogliono ridimensionare, o eventualmente cancellare, i corsi di laurea in cui meno del 60% degli studenti non riesce a trovare lavoro nei due anni consecutivi alla laurea.

Questo intervento, secondo il quotidiano China Daily, è una chiara indicazione di come il numero di neo-laureati disoccupati sia diventato insostenibile per il governo cinese. Secondo le fonti ufficiali, nel 2011, il tasso di disoccupazione dei laureati ha raggiunto il 25%, con un aumento del 2% su base annua. Stime non ufficiali, invece, parlano di una percentuale ancora più alta che si aggira intorno al 33%.

Per il governo cinese, dunque, diventa difficile conciliare il gran numero di laureati con l’effettiva disponibilità di lavoro. Anche le Facoltà di Ingegneria, Economia ed Informatica, che in passato avevano garantito ai laureati un lavoro immediato, ora non riescono più ad offrire un facile inserimento lavorativo: ogni anno, solo nel settore scientifico, le Università cinesi producono 250.000 laureati che stentano a trovare un lavoro soddisfacente.

La crescente disoccupazione giovanile, alla lunga, potrebbe diventare un preoccupante fattore di tensione sociale: alla frustrazione di migliaia di laureati disoccupati, infatti, vanno sommate anche le aspettative tradite delle loro famiglie, che hanno fatto enormi sacrifici per mantenere i giovani agli studi. Molti genitori, impiegati nei campi e nelle fabbriche, si sono fortemente indebitati per garantire ai propri figli l’accesso all’istruzione superiore, convinti che questa sarebbe stata la chiave del loro successo economico.

La Cina, dunque, è costretta a rivalutare la propria politica culturale ed educativa, rimodellando l’offerta accademica e creando nuove possibilità lavorative in settori statali. Secondo quanto riferito dal Ministero dell’Istruzione, nei prossimi mesi le autorità cinesi dovrebbero realizzare degli investimenti nel settore sociale ed educativo: in questo modo, il governo vorrebbe favorire la creazione di posti di lavoro nella pubblica istruzione, nella sanità e nella cultura.

Pasqualino Guidotti

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