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29 aprile 2012

4 maggio: Corteo bolognese delle vedove degli imprenditori suicidi

Dall’Ospedale Maggiore fino all’Agenzia delle Entrate, venerdì 4 maggio, si snoderà il corteo dei familiari, in particolare le vedove, degli imprenditori suicidi (circa settanta persone da gennaio 2012). Le partecipanti sfileranno con una bandiera bianca, per sottolineare che il dolore non ha colore, e non sarà presente nessuna parte politica o sindacale.

La decisione di svolgere il corteo lungo le strade del capoluogo emiliano per la prima manifestazione del genere in Italia è principalmente legata alla figura di Tiziana Marrone, la vedova di Giuseppe Campaniello, il piccolo imprenditore artigiano di Ozzano Emilia, che lo scorso 28 marzo davanti all’ingresso dell’Agenzia delle Entrate si è suicidato dandosi fuoco. Il gesto estremo di una voce fra le tante che grida la disperazione di un Paese gravato da pesi e sacrifici economici non indifferenti.

Tiziana Marrone assieme ad Elisabetta Bianchi, cinquantenne figlia di un imprenditore, hanno pensato di riunire tutte le donne d’Italia rimaste vedove a causa della gravità dei debiti esattoriali dei mariti. “Quel giorno ci sarà una lunga marcia silenziosa – afferma Elisabetta Bianchimanifesteremo in memoria dei tanti, troppi suicidi causati da chi non cerca alcun confronto o dialogo con i contribuenti”.

È l’esasperazione che unisce tutte queste due donne, aiutate dall’Unione Donne Italiane di via Castiglione a Bologna. È sempre la Bianchi che afferma: “Equitalia è ingiusta: se non paghi una multa ti sequestra la macchina. Come si può poi proseguire il proprio lavoro, magari per migliorare la propria posizione e uscire dal debito se si rimane senza mezzi e strumenti per farlo? Come è possibile che un imprenditore arrivi a questo e lo Stato non faccia niente? Nella vita si dovrebbe avere sempre la possibilità di riscattarsi”.

Con l’intenzione di ripetere l’iniziativa ogni 6 mesi per non dimenticare queste morti, si attendono circa 1500 partecipanti. Il corteo ripercorrerà a ritroso le tappe che Giuseppe Campaniello, quel 28 marzo, ha compiuto: dall’Ospedale Maggiore, dove l’imprenditore era stato portato con il 90% del corpo ustionato, si passerà per via Nanni Costa dove Campaniello era stato ritrovato in fin di vita vicino alla sua auto, sotto le finestre degli uffici tributari dell’agenzia delle Entrate.

Come si può, davvero, essere indifferenti davanti a un tale gesto? Giuseppe Campaniello era un italiano ma al tempo stesso rappresentava gli italiani tutti, era un marito, un capofamiglia, ma era anche tutti i mariti e i capofamiglia italiani. Il suo gesto è quello di tanti altri silenziosi gesti estremi, le cui notizie scivolano via in fretta.

Tiziana Marrone, in un intervista rilasciata al Resto del Carlino di Bologna circa un mese fa, ha affermato che il marito “ha sacrificato la sua vita per un’ingiustizia che non riguarda un singolo cittadino ma tutti quanti. In questo Paese i poveri pagano per tutti e rimarranno sempre poveri. Vorrei che le Istituzioni e i politici che hanno spesso parole quando è avvenuto il fatto non utilizzino questa tragedia solo per tornaconto elettorale, per farsi belli e ottenere qualche voto”. Con la speranza che tali parole arrivino a chi può davvero fare qualcosa: “(…) la vita di una persona non vale una cartella esattoriale. – continua Tiziana Marrone – Il Governo in questo modo dice: per noi non contato le persone ma le cifre. Bisogna fare qualcosa, perché la gente è stanca non di vivere ma di sopravvivere. Dietro, ci sono le persone e quando vedo qualcuno che chiede l’elemosina in strada col cappello teso vedo anche il mio possibile domani”.

 

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