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6 Maggio 2012

Inferno Siria. Raid dell’esercito lealista all’Università di Aleppo: 5 studenti defenestrati

Ancora sangue in Siria. Ad un anno dallo scoppio della rivolta anti Assad, il bilancio delle vittime della Primavera Siriana continua a salire vertiginosamente.

L’ultimo episodio, lo scorso 2 maggio, ad Aleppo, dove la protesta antigovernativa di circa 1500 persone tra attivisti e semplici oppositori (per la stragrande maggioranza studenti della locale università), si è trasformata nell’ennesima, brutale carneficina.

Quattro le vittime accertate dopo il violento raid lealista. Cinquanta gli studenti finiti in manette. Questo il report stilato dall’Osservatorio siriano dei diritti umani.

Per il Comitato di coordinamento dei gruppi locali, al contrario, i morti sarebbero stati in realtà 5 e gli arresti circa 200.

Una follia “terrorista”, degna di una guerra che celebra proprio in questi giorni il suo macabro anniversario.

Dure le testimonianze finora raccolte. Su tutte quella dello studente attivista Thaer al-Ahmed, che racconta come i filogovernativi abbiano usato proiettili veri e gas lacrimogeni per disperdere gli studenti, anche una volta penetrati nei dormitori dell’università (nella quale, ricordiamolo, studiano oltre 40mila studenti, provenienti dalle diverse regioni del paese).

Un dispiegamento di forze di circa 2mila unità, il tutto per fermare (ed è questo il dato sconvolgente) una protesta “pacifica”.

L’esercito lealista ha braccato i manifestanti fin dentro ai dormitori, pestando alla rinfusa. Poi la follia conclusiva, coi 4/5 (a seconda delle fonti) ragazzi scaraventati fuori dalle finestre del quinto piano.

Una contestazione pacifica, tra l’altro una delle poche di cui Aleppo sia stata finora teatro, finita nell’ennesimo bagno di sangue.

Non fosse altro che l’università di Aleppo è notoriamente la capitale della protesta “pacifica” antigovernativa.

Come spiegare allora la violenta repressione dello scorso 2 maggio?

Le ipotesi sono diverse. Fonti vicine al regime parlano di infiltrazioni di militanti islamici, che avrebbero tentano di influenzare i giovani a compiere atti sconsiderati e pericolosi.

“L’università di Aleppo è piena di infiltrati libici e turchi che da mesi tentano di portare dalla loro parte i giovani siriani. Questa gente è armata e ha provocato l’esercito che ha risposto con la forza “. Spiega ad AsiaNews, mons. Giuseppe Nazaro. (Monsignore, quanta vis politica! Ma una preghiera per quelle povere anime non era sufficiente?)

Motivi di “pubblica sicurezza” dunque! E non come era sembrato a primo acchito, il canto del cigno di un regime, quello di Assad, recalcitrante al cambiamento, incapace, com’è, di cedere il passo a una rivoluzione che (lo vediamo tutti i giorni) sta facendo lo scalpo a quell’immobilismo, sempre più  larvato, dal quale i popoli mediorientali sperano di uscire il più presto possibile. Magari a testa alta.

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