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22 agosto 2012

Ipersensibilità, ennesimo problema

Tra le moltissime vicissitudini che caratterizzano il mondo del cavallo sportivo, ahimè la questione doping sembra essere un fantasma dal quale è difficile fuggire.

L’intenso calendario sportivo, prevede infatti continue performance di altissima intensità, che creano inesorabilmente stress a carico di organismo e mente.

Soprattutto un essere sensibile come il cavallo, reagisce negativamente a tele stimolazione protratta per un lungo periodo, con cali di resa fisica e soprattutto psicologica.

I veri professionisti, ma noi preferiamo dire, i veri “uomini di cavalli”, sanno infatti quando dare un bel periodo di stop al proprio atleta a quattro zampe, riducendo carichi di lavoro e dando maggior spazio all’attività preferita da qualsiasi erbivoro, scorrazzare in verdi prati e nutrirsi di erba fresca. Ma come invece più spesso capita, soprattutto nel variegato sottobosco di competizioni non a carattere internazionale, gli illeciti sembrano fiorire come fiori di campo in primavera.

La questione è resa tangibile dall’osservazione di alcuni binomi squalificati in occasione dell’evento olimpico, per casi di ipersensibilità agli arti; ergo, se ciò accade a livelli di massima attenzione e monitoraggio, figuriamoci in competizioni da profili decisamente più modesti! Nella disciplina del salto ostacoli infatti, la tematica dell’ipersensibilità agli arti è molto sentita, individuando in essa:il prodursi per cause esterne di una eccessiva sensibilità alle gambe di un cavallo ed è quindi contraria al benessere del cavallo medesimo.

Durante le competizioni FEI, la diagnosi di ipersensibilità viene certificata dopo un doppio esame termografico e clinico, fatto da due veterinari (fonte FEI). Deduciamo quindi un doppio ordine di problemi, il primo è che la tematica è ben presente nella mente degli addetti ai lavori, la seconda, che un organismo internazionale ha dovuto porre freni ad una situazione a carattere non meramente circoscritta ai piani più bassi e privi di quel bagaglio professionale ed etico degno dei migliori agonisti, ma ad un modus operandi a quanto pare generalizzato in tutto il mondo!

La tematica magari posta in termini prettamente generici non emana la giusta aurea di preoccupazione e sconcerto che ruota attorno al problema in questione. Il principio base secondo il quale si ipersensibilizza un cavallo è dato dall’associazione illogica ”dolore = rispetto” ! Secondo i fautori di tale pratica infatti i cavalli che abbattono la barriera provano un forte dolore nell’impatto, ciò porterà l’animale a “rispettare” successivamente con una maggiore elevazione o un maggiore piegamento degli arti. Attenzione però perché le tecniche per l’ipersensibilità sono molteplici e spaziano dalle più fantasiose alle più macabre.

La possibilità di reperire in commercio pomate da spalmare su stinchi non è un mistero per nessuno, questi ritrovati acutizzano infatti la sensibilità cutanea amplificando il dolore d’impatto. Non certo al secondo posto sono i rimedi casalinghi che improvvisatissimi “maghi Merlino” sperimentano sui malcapitati; un mescolanza in diverse quantità di alcol e sale e successivamente iniettata all’interno della corona del cavallo con una siringa, darebbe quella giusta dose di “rispetto” che i tanti amanti dei cavalli costruiscono stupidamente giorno dopo giorno con amore e profondo rispetto reciproco tra uomo e cavallo.

E infine si trascende nell’orrido con ritrovati tecnologici davvero degni dei migliori Archimede! L’inserimento all’interno di stinchiere di chiodi aderenti alla carne del povero cavallo, donerebbero il giusto “rispetto” ogni qual volta i chiodi medesimi si conficcheranno nella carne, in modo da far capire al sempre irrispettoso cavallo, che ogni qualvolta verrà fata abbattere una barriera per mancanza di rispetto, il chiodo fendente all’interno di sé riporterà l’obbedienza ai suoi massimi livelli! Adesso, fuori da una dialettica ironica, il problema è davvero grosso e la cosa che maggiormente fa inorridire e che questa sono solo alcune delle pratiche utilizzate per l’ipersensibilizzazione, e che la loro diffusione è solo frutto dell’omertà da parte di chi è testimone di atti di tal violenza e fa finta di non vedere o non capire.

La comunità internazionale è molto vigile a riguardo e Qui riportiamo il video del Dott. Paul Farrington, veterinario ufficiale della FEI il quale illustra le modalità di rilevazione di ipersensibilità degli arti. Il problema è come sempre molto controverso visto che molti cavalli sembrano andare a ipersensibilità già con punture di insetti! Come sempre ci rimettiamo nelle mani del magnanimo lettore il quale riuscirà come sempre a spogliare la questione da inutili orpelli concettuali e riformulare il proprio pensiero sulla questione in merito. Noi come sempre ci posizioneremo invece al fianco del nostro amico cavallo, testimone primo di violenze e torture che sembrano non avere mai fine!

 

Fonte foto: http://pcdn.500px.net

 

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