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3 agosto 2012

L’Alma Mater fa Bologna ancora più smart

Dall’accordo di sinergia tra il Comune di Bologna, l’università Alma Mater studiorum e il consorzio regionale Astern nasce il progetto Bologna Smart City, siglato dal Protocollo d’Intesa che porta la data del 30 luglio scorso.

A sottoscriverlo i tre big Virginio Merola, sindaco della città, il rettore Ivano Dionigi e il presidente di Aster Fabio Rangoni, che non nasconde la soddisfazione per il progetto: «Bologna Smart City è un obiettivo prioritario per rilanciare attrattività e innovatività dell’intera regione Emilia-Romagna».

Tessere i fili (tecnologici), dunque, per fare di Bologna il centro della rinascita regionale. Rinascita mirata, però: non a caso nel nome del progetto compare l’inglese smart, che significa “astuto, intelligente”. Insomma, diamoci da fare ma in modo furbo.

Si legge infatti (piegando leggermente la testa a destra) dal Protocollo di Intesa: «Sulla base delle più avanzate esperienze europee, le Città Smart sono città che pianificano coerentemente l’integrazione delle diverse caratteristiche identitarie del proprio territorio – culturali, economiche, produttive, ambientali – in un’ottica di innovazione, puntando a migliorare in modo diffuso la qualità della vita, a garantire l’inclusione sociale e i diritti fondamentali alla partecipazione, all’istruzione e alla salute, e promuovendo la cultura anche come mezzo di crescita della comunità e di sviluppo economico».

Come al solito non inventiamo nulla, all’estero sono smarter e alle città intelligenti già ci sono arrivati. Per quanto riguarda l’Italia, per ora si ha il benestare del MIUR: nel Decreto Direttoriale del 5 luglio leggiamo che il Ministero «attribuisce agli interventi nel settore delle Smart Cities and Communities il valore di una priorità strategica per l’intera politica nazionale di ricerca e innovazione». Ma come applicare tutta questa teoria a Bologna?

Il sindaco Merola è sicuro: «Per noi una città è intelligente se compie delle scelte nette e sostenibili, per garantire un futuro alle giovani generazioni. Pertanto, intendiamo investire insieme ai partner che vorranno essere con noi, su alcune azioni strategiche nel campo dell’energia, dei servizi, del digitale e della valorizzazione dei beni ambientali e culturali». Quindi, spiega il comunicato stampa del Comune, «Bologna sceglie di percorrere questa strada nel solco della propria tradizione civica, attraverso un’alleanza tra mondo della ricerca e Università, imprese e pubblica amministrazione per sviluppare soluzioni utili ad affrontare problematiche urbane e sociali, mettendo le tecnologie al servizio delle persone».

Entra in campo quindi dalla porta principale l’Alma Mater, che nel pieno dei suoi lavori di riassetto e trasformazione interni non si lascia sfuggire gli appigli esterni. «L’Università, consapevole del suo ruolo sociale e del legame naturale e storico tra Torri e Toghe, intende porsi sempre di più come grande consulente dello sviluppo della città, della società e dell’impresa» dichiara il rettore Dionigi, continuando idealmente il discorso che il sindaco ha tenuto in Piazza Maggiore il 18 giugno scorso, quando sono stati proclamati dottori di fronte a tutta la città 470 studenti dell’Alma Mater: «È il turno del sindaco Merola ora, che risponde a chi trova le toghe e i tocchi un po’ fuori luogo, un po’ troppo statunitensi: “In fondo qui oggi non stiamo tanto imitando scene all’americana, ma stiamo innovando l’antico e insieme modernissimo legame tra università, studenti e città che ha reso famosa Bologna nel mondo. Si parla spesso di eccellenze, di cervelli da trattenere, di competenze da mettere in gioco nel nostro Paese, nel nostro territorio. E in questo caso, le eccellenze e i cervelli da trattenere siete voi”».

Insomma, sembrano tutti appianati i malumori che si erano risvegliati all’inizio di aprile, quando Merola si era lasciato sfuggire pubblicamente l’intenzione di «attirare la sede di un’importante Università internazionale, che affianchi l’Alma Mater». Panico alla conferenza, panico nel consiglio comunale, probabilmente terrore negli occhi di Dionigi, che da bravissimo Enea non ha mostrato la tensione ai suoi compagni e si è mantenuto sull’educato-diplomatico anche con i giornalisti che l’hanno rincorso fuori dalla sala.

Ma tutto tace al riguardo, nessuno ha più fatto cenno – almeno, pubblicamente –  alla questione e per ora  la corona di regina indiscussa di Bologna rimane sul capo dell’Alma Mater, che continua a mietere successi nelle classifiche italiane e in quelle europee.

Nel comunicato stampa del Comune sono ben riassunti i sette ambiti di cui si occuperà il progetto Bologna Smart City, qui riportati testualmente:

  1. 1. Beni Culturali (valorizzazione e riqualificazione del centro storico e del suo patrimonio culturale, dei portici e del turismo);
  2. 2. Iperbole 2020 Cloud & Crowd (riprogettazione della Rete Civica Iperbole, basata sulla tecnologia cloud e un’identità digitale integrata, per raccogliere l’offerta di contenuti e servizi di PA, imprese e cittadini);
  3. 3. Reti intelligenti (Smart grid, Banda ultra larga Fiber to the Home (FFTH) e Smart Lightning);
  4. 4. Mobilità sostenibile (sviluppo di una rete della mobilità elettrica intelligente);
  5. 5. Quartieri sicuri e sostenibili (Ristrutturazione patrimonio pubblico e privato per efficenza e produzione energia, monitoraggio della sicurezza degli edifici, gestione dei rifiuti, social housing, domotica, co-working, servizi e nuovi ambienti per lavoratori della conoscenza e ricercatori);
  6. 6. Sanità e Welfare (e-care, e-health, ottimizzazione dei processi e business intelligence);
  7. 7. Educazione e istruzione tecnica (sviluppo progetti in ambito educativo, promozione di una nuova cultura tecnica e scientifica).

 

Cito dall’articolo della collega Laura Testoni: «L’agire compatto e significativo di una generazione indica e porta prepotentemente in politica, con la forza della ragione e delle relazioni di senso, la necessità di pensare in presenza e contiene la coscienza profonda che “la crisi attuale che viviamo nel mondo e nell’università non è solo una crisi economico-finanziaria; è anzitutto una crisi di ordine simbolico: riguarda un modello di civiltà e di convivenza umana, paradigmi di conoscenza, di sapere, di relazioni tra generazioni, non più sostenibili e che non danno felicità” (Anna Maria Piussi e Remei Arnaus in Università fertile. Una scommessa Politica, ed. Rosenberg&Sellier, 2011)».

Bologna comincia ad avvertire questa inquietudine che ribolle nelle strade e che ha trovato proprio in eventi altamente simbolici una valvola di sfogo: novembre è stato il mese più caldo, con studentiindignati, Insolventi e i Draghi Ribelli continuamente in piazza e sul piede di guerra. Bologna ha capito e fa retromarcia, riparte dalla sostenibilità e dalla vicinanza fisica ed emotiva ai cittadini, e prima che sia troppo tardi si organizza per tempo: si fa smarter.

(fonte fotografia: bolognatoday.it)

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