Rapporto AlmaLaurea: XV Rapporto AlmaLaurea 2013: dati e Indagini laureati e occupazione per ogni Università

Redazione Controcampus 19 Marzo 2013

La XV Indagine e Rapporto Almalaurea sulla condizione occupazionale dei laureati quest’anno ha coinvolto oltre 400mila laureati di tutte e 64 le università aderenti ad AlmaLaurea (7 in più dell’anno passato).

L’indagine e Rapporto Almalaurea esaminerà le principali caratteristiche della condizione occupazionale dei giovani laureatisi negli anni 2011, 2009, 2007, intervistati ad 1, 3 e 5 anni dall’acquisizione del titolo.

Un Rapporto Almalaurea tanto più affidabile vista l’alta percentuale di risposte (86% ad un anno, 80% a tre anni, 77% a cinque anni).

Il Rapporto Almalaurea propone alcune riflessioni su temi propri dell’agenda politica, riguardanti questioni di interesse generale ed in particolare il tema dell’investimento nella ricerca e dell’istruzione come priorità per il nostro Paese.

Un primo approfondimento guarda al tema della diseguaglianza e della mobilità sociale tra i laureati. Le trasformazioni intervenute su scala mondiale in seguito alla globalizzazione e alla diffusione delle nuove tecnologie hanno prodotto significativi mutamenti nella divisione internazionale del lavoro e nella distribuzione della ricchezza tra paesi e all’interno di essi.

Un secondo approfondimento riguarda la questione della domanda e dell’offerta di competenze e i temi ad essa collegati (disallineamento delle competenze, efficacia della laurea, modelli formativi ecc.). Negli ultimi anni, il dibattito sulla riforma della scuola e dell’università, che ha accompagnato quello sui fabbisogni effettivi di laureati del Paese, si è concentrato sul tema del disallineamento tra domanda e offerta di capitale umano, tratto comune, per taluni versi fisiologico, che caratterizza la dialettica tra sistemi educativi e mercato del lavoro.
Nel Rapporto Almalaurea, l‘Università Cà Foscari, risulta la più premiata:
“Il tasso di occupazione dei nostri laureati è sopra la media nazionale: 88%  a 5 anni da titolo. Nello stesso periodo, la stabilità del lavoro è raggiunta dal 71%”. Nel 2012, grazie all’ufficio placement, Ca’ Foscari ha trovato lavoro a 420 laureati. Di questi, 250 hanno trovato lavoro fuori Regione.
Ben posizionata secondo il Rapporto Almalaurea anche l’Università di Bologna:
Il tasso di occupazione è pari al 45,7%, un valore superiore alla media nazionale (44,4%). Tra gli occupati triennali dell’Università di Bologna, il 31,4% è dedito esclusivamente al lavoro, mentre il 14,3% coniuga la laurea specialistica con il lavoro.
Rapporto Almalaurea
dell’ Università di Ferrara:
Il tasso di occupazione dei neolaureati triennali di Ferrara è pari al 53,1%, un valore superiore alla media nazionale (44,4%). Tra gli occupati triennali dell’Università di Ferrara, il 41,5% è dedito esclusivamente al lavoro, mentre l’11,6% coniuga la laurea specialistica con il lavoro. Chi continua gli studi con la laurea specialistica è il 42,9%: il 31,3% è impegnato esclusivamente nella laurea specialistica, mentre, come si è detto, l’11,6% studia e lavora. Il 13%, non lavorando e non essendo iscritto alla laurea specialistica, si dichiara alla ricerca di lavoro.
Rapporto Almalaurea
dell’Università di Udine:
I laureati udinesi di primo livello raggiungono mediamente la laurea a 25 anni, un anno prima rispetto alla media nazionale. In meno di tre mesi di ricerca, ottengono un primo lavoro. Degli occupati, il 39% si dedica esclusivamente al lavoro e il 13% coniuga il lavoro con la laurea magistrale. Il 34% rimane impegnato esclusivamente negli studi in un corso di laurea magistrale. Il 12% non lavora e non studia, ma cerca lavoro. Il lavoro stabile – contratti a tempo indeterminato e lavoro autonomo (lavoratori in proprio, imprenditori, ecc.) – coinvolge, a un anno dalla laurea, 29,5% dei laureati di primo livello di Udine occupati (la media nazionale è il 34%). Gli occupati che non hanno un lavoro stabile rappresentano il 70% (prevalentemente con contratto a tempo determinato; il 7% lavora senza contratto). Il guadagno (calcolato su chi lavora soltanto) è in media di 1.093 euro mensili netti. A livello nazionale è di 1.040 euro.
Rapporto Almalaurea
dell’Università di Parma:
Il tasso di occupazione dei neolaureati triennali di Parma è pari al 45,5%, un valore superiore alla media nazionale (44%). Tra gli occupati triennali dell’Università di Parma, il 28% è dedito esclusivamente al lavoro, mentre il 18% coniuga la laurea specialistica con il lavoro. Chi continua gli studi con la laurea specialistica è il 61%: il 43% è impegnato esclusivamente nella laurea specialistica, mentre, come si è detto, il 18% studia e lavora. L’8%, non lavorando e non essendo iscritto alla laurea specialistica, si dichiara alla ricerca di lavoro
Rapporto Almalaurea
al Politecnico di Torino:
Il tasso di occupazione dei neolaureati triennali del Politecnico di Torino secondo il rapporto almalaurea è pari al 29,4% (la media nazionale è del 44%). Tra gli occupati triennali del Politecnico Torino, il 13,9% è dedito esclusivamente al lavoro, mentre il 15,5% coniuga la laurea specialistica con il lavoro. Chi continua gli studi con la laurea specialistica è l’80%: il 64,9% è impegnato esclusivamente nella laurea specialistica, mentre, come si è detto, il 15,5% studia e lavora. Il 4%, non lavorando e non essendo iscritto alla laurea specialistica, si dichiara alla ricerca di lavoro.
Rapporto Almalaurea all’Università di Bolzano:
Il tasso di occupazione dei neo Laureati Università Bolzano classe triennale è pari al 61%, un valore di gran lunga superiore alla media nazionale (44%). Tra gli occupati triennali dell’Università Bolzano, il 53% è dedito esclusivamente al lavoro, mentre l’ 8% coniuga la laurea specialistica con il lavoro. Chi continua gli studi con la laurea specialistica è il 32%: il 24% è impegnato esclusivamente nella laurea specialistica, mentre, come si è detto, l’8% studia e lavora. Appena il 6%, non lavorando e non essendo iscritto alla laurea specialistica, si dichiara alla ricerca di lavoro.
Rapporto
AlmaLaurea all’Università di Messina: Il tasso di occupazione dei neolaureati triennali di Messina secondo il Rapporto Almalaurea è pari al 34%, un valore inferiore alla media nazionale (44%). Tra gli occupati triennali dell’Università di Messina, il 25% è dedito esclusivamente al lavoro, mentre il 9% coniuga la laurea specialistica con il lavoro. Chi continua gli studi con la laurea specialistica è il 51%: il 42% è impegnato esclusivamente nella laurea specialistica, mentre, come si è detto, il 9% studia e lavora. Il 21%, non lavorando e non essendo iscritto alla laurea specialistica, si dichiara alla ricerca di lavoro.
Rapporto
AlmaLaurea Università Insubria: Il 67% dei laureati triennali Insubria secondo il Rapporto AlmaLaurea lavora contro una media nazionale del 44%. Anche per gli specialistici Insubria risultati migliori rispetto ai “colleghi” di altri Atenei: lavora il 63% contro una media del 59%
Rapporto AlmaLaurea Università del Piemonte Orientale: il tasso di occupazione è pari al 59%, un valore significativamente superiore alla media nazionale, che si assesta al 44%. Il lavoro stabile coinvolge, a un anno dalla laurea, il 39% dei laureati di primo livello (la media nazionale è il 34%); gli occupati che non hanno un lavoro stabile rappresentano il 61%, prevalentemente con contratto a tempo determinato.
Rapporto
AlmaLaurea Università di Trento: Il tasso di occupazione dei neolaureati triennali di Trento secondo il Rapporto Almalaurea è pari al 46%, un valore superiore alla media nazionale (44%). Lo afferma il XV Rapporto AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati.
Rapporto
AlmaLaurea Università di Salerno: La disoccupazione cresce e risulta perfino più consistente fra i laureati specialistici, lievitando dal 18 al 20% (l’indagine del 2010 aveva evidenziato una crescita inferiore ai 2 punti percentuali). Ed infine, il fenomeno della disoccupazione si registra anche fra i laureati a ciclo unico, provenienti dalle facoltà di medicina, architettura, veterinaria, giurisprudenza, aumentando dal 16,5 al 19%.
Rapporto AlmaLaurea Università di Catania: Il tasso di occupazione dei neolaureati triennali di Catania secondo il Rapporto AlmaLaurea è pari al 34%, un valore inferiore alla media nazionale (44%). Tra gli occupati triennali dell’Università di Catania, il 21% è dedito esclusivamente al lavoro,

Quelli innanzi indicati sono i dati dei lauerati e del livello occupazionale di alcune tra le principali realtà Universitarie Italiane secondo il  XV Rapporto Almalaurea. Ma cosa ne possiamo dedurre? Abbiamo sentito la dottoressa Marialuisa De Francesco, esperta in statistica e vicedirigente presso l’Ufficio Statistico dell’Università degli Studi di Salerno.

Nonostante l’entusiasmo delle percentuali in crescita sembra che gli studenti vengano ripagati dopo anni di studi solo nel lungo periodo. Non c’è differenza fra i laureati di facoltà diverse.

”La fotografia dei laureati, secondo i dati pubblicati dall’Indagine Almalaurea, indipendentemente dal titolo di studio conseguito e dall’Ateneo frequentato descrive una situazione di crescente disoccupazione per chi investe il proprio futuro in un percorso di studi sempre più caro, ma che ripaga forse solo nel lungo periodo.

A  livello nazionale, i laureati di primo livello, di cui le donne detengono un primato con un 60% di laureate rispetto al 40% degli uomini, ad un anno dal conseguimento del titolo presentano un tasso di occupazione del 43,6% equamente distribuito per sesso, ma solo il 33% possiede un contratto stabile e con un guadagno mensile netto di 871 euro (in media).

Tuttavia di tali laureati, ben il 55,3% di essi prosegue il percorso di studi, proprio per una necessità occupazionale.”

Secondo la dottoressa De Francesco è bene comparare i dati odierni con quelli prodotti dalle indagini Almalaurea degli anni scorsi.

‘Nonostante le donne siano le più virtuose in termini di carriera universitaria, risultano ancora oggi meno favorite rispetto ai loro colleghi maschi ( il 22 % in meno in busta paga )E così, anche i residenti al Nord continuano ad essere più favoriti dei residenti al Sud, con tassi di occupazione del 52,5% per i primi contro i 35% dei secondi, e con retribuzioni maggiori al Nord rispetto ai colleghi del Sud.”

”Il gruppo delle professioni sanitarie si conferma col più alto tasso di occupazione e stabilità lavorativa pari al 43,6% degli occupati, mentre i laureati del gruppo giuridico presentano la più alta percentuale di lavoro stabile, pari al 56% di cui il 49% è a tempo indeterminato. A seguire i gruppo politico-sociale e insegnamento, ed in controtendenza i gruppi geo-biologico, linguistico, educazione fisica e scientifico con valori ben al di sotto della media nazionale”.

“Ora, se si analizza lo stesso scenario in un tempo più lungo, la condizione occupazionale dei laureati a cinque anni dal conseguimento del titolo tende complessivamente a migliorare, con tasso di occupazione prossimo al 90% e lo stesso dicasi riguardo la stabilità del lavoro e il guadagno, con retribuzioni nette mensili intorno ai 1.400 euro con forti disparità per livello e percorsi di studio, genere, ripartizioni territoriali.”

“Un dato interessante è quello che si evince nei laureati a tre anni dalla laurea, una buona percentuale ha intrapreso uno stage in azienda, come previsto dalla riforma del lavoro Fornero.”

“Non migliora invece il numero di occupati appartenenti ai gruppi giuridico (25,6%), geo-biologico(38,7%), psicologico (45,9%) e chimico-farmaceutico (43,3%), bisogna tener conto della necessità di svolgere attività di formazione post-laurea per l’accesso alla professione.”

Le differenze di genere secondo la Dott.sa De Francesco si accentuano rispetto alle lauree triennali, infatti le donne presentano un tasso di occupazione e un guadagno mensile netto decisamente più basso degli uomini.

“Per i laureati specialistici a ciclo unico la percentuale di occupati ad un anno dal conseguimento del titolo è pari al 36%. Non dimentichiamo che il 35 % è impegnato nei corsi e tirocini post-laurea necessari per l’accesso alla professione.”

“I gruppi disciplinari delle lauree specialistiche a ciclo unico sono solo cinque: agrario (veterinaria), architettura, farmaceutico, giuridico e medico. La loro media occupazionale è nettamente inferiore a quella dei colleghi  che hanno conseguito il titolo alla fine di un ciclo triennale e di uno biennale specialistico.”

Anche per il ciclo unico, le donne presentano retribuzioni più basse rispetto ai loro colleghi maschi e i residenti al Nord continuano ad essere più favoriti dei residenti al Sud.”

L’aiuto della Dottoressa De Francesco ci ha permesso di fare ancora una volta chiarezza. Mentre i dati presentatici potrebbero sembrarci entusiastici, è evidente come si evince dall’analisi della Dottoressa, che nulla è cambiato.

“Insomma, i dati presentati non fanno che confermare quanto già si sapeva e urlato ormai ai quattro venti, ovvero nulla è cambiato rispetto alle precedenti indagini se non un ulteriore peggioramento della condizione occupazionale dei nostri laureati e con un 12% di occupati senza contratto regolamentato, giovani ai quali l’ipotetico datore di lavoro non versa contributi e pertanto non potranno contare in alcun tipo di trattamento pensionistico, se in Italia ha ancora senso parlare di pensioni. Anche se il laureato presenta migliori opportunità occupazionali e di retribuzioni rispetto a un diplomato, continuano ad essere una ‘classe’, che anche se rappresenta il 30% della popolazione, viene poco considerata e rappresentata, e che potrà veder crescere i frutti del suo investimento solo in un arco temporale di almeno cinque anni. Per non parlare delle retribuzioni, legittimo sostegno che dovrebbe permettere alle nuove generazioni di redimersi  dall’etichetta di ‘bamboccioni’ e mettere su famiglia, che non superano i 1000 euro netti al mese a un anno della laurea e si assestano sui 1400 euro netti mensili a cinque anni dalla laurea.”

“Continuano ad essere presenti differenze di genere e differenze territoriali; donne sempre meno favorite rispetto agli uomini, con un tasso di occupazione più basso, contratti più precari e retribuzioni più basse dei loro colleghi uomini e un Nord sempre più Nord e un Sud sempre più Sud.”

“Non stupisce che i laureati prossimi ad un futuro che non promette situazioni lavorative stabili o quantomeno contribuite regolarmente, si rifugino all’estero. Fuori i dati Ocse riportano una percentuale di occupazione e retribuzione maggiore del 50 % rispetto a quella italiana.”

Non sono i ”cervelli” a fuggire ma il Paese a farli scappare !

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La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto