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19 marzo 2013

Rapporto AlmaLaurea: XV Rapporto AlmaLaurea 2013: dati e Indagini laureati e occupazione per ogni Università

La XV Indagine e Rapporto Almalaurea sulla condizione occupazionale dei laureati quest’anno ha coinvolto oltre 400mila laureati di tutte e 64 le università aderenti ad AlmaLaurea (7 in più dell’anno passato).

L’indagine e Rapporto Almalaurea esaminerà le principali caratteristiche della condizione occupazionale dei giovani laureatisi negli anni 2011, 2009, 2007, intervistati ad 1, 3 e 5 anni dall’acquisizione del titolo.

Un Rapporto Almalaurea tanto più affidabile vista l’alta percentuale di risposte (86% ad un anno, 80% a tre anni, 77% a cinque anni).

Il Rapporto Almalaurea propone alcune riflessioni su temi propri dell’agenda politica, riguardanti questioni di interesse generale ed in particolare il tema dell’investimento nella ricerca e dell’istruzione come priorità per il nostro Paese.

Un primo approfondimento guarda al tema della diseguaglianza e della mobilità sociale tra i laureati. Le trasformazioni intervenute su scala mondiale in seguito alla globalizzazione e alla diffusione delle nuove tecnologie hanno prodotto significativi mutamenti nella divisione internazionale del lavoro e nella distribuzione della ricchezza tra paesi e all’interno di essi.

Un secondo approfondimento riguarda la questione della domanda e dell’offerta di competenze e i temi ad essa collegati (disallineamento delle competenze, efficacia della laurea, modelli formativi ecc.). Negli ultimi anni, il dibattito sulla riforma della scuola e dell’università, che ha accompagnato quello sui fabbisogni effettivi di laureati del Paese, si è concentrato sul tema del disallineamento tra domanda e offerta di capitale umano, tratto comune, per taluni versi fisiologico, che caratterizza la dialettica tra sistemi educativi e mercato del lavoro.
Nel Rapporto Almalaurea, l‘Università Cà Foscari, risulta la più premiata:
“Il tasso di occupazione dei nostri laureati è sopra la media nazionale: 88%  a 5 anni da titolo. Nello stesso periodo, la stabilità del lavoro è raggiunta dal 71%”. Nel 2012, grazie all’ufficio placement, Ca’ Foscari ha trovato lavoro a 420 laureati. Di questi, 250 hanno trovato lavoro fuori Regione.
Ben posizionata secondo il Rapporto Almalaurea anche l’Università di Bologna:
Il tasso di occupazione è pari al 45,7%, un valore superiore alla media nazionale (44,4%). Tra gli occupati triennali dell’Università di Bologna, il 31,4% è dedito esclusivamente al lavoro, mentre il 14,3% coniuga la laurea specialistica con il lavoro.
Rapporto Almalaurea
dell’ Università di Ferrara:
Il tasso di occupazione dei neolaureati triennali di Ferrara è pari al 53,1%, un valore superiore alla media nazionale (44,4%). Tra gli occupati triennali dell’Università di Ferrara, il 41,5% è dedito esclusivamente al lavoro, mentre l’11,6% coniuga la laurea specialistica con il lavoro. Chi continua gli studi con la laurea specialistica è il 42,9%: il 31,3% è impegnato esclusivamente nella laurea specialistica, mentre, come si è detto, l’11,6% studia e lavora. Il 13%, non lavorando e non essendo iscritto alla laurea specialistica, si dichiara alla ricerca di lavoro.
Rapporto Almalaurea
dell’Università di Udine:
I laureati udinesi di primo livello raggiungono mediamente la laurea a 25 anni, un anno prima rispetto alla media nazionale. In meno di tre mesi di ricerca, ottengono un primo lavoro. Degli occupati, il 39% si dedica esclusivamente al lavoro e il 13% coniuga il lavoro con la laurea magistrale. Il 34% rimane impegnato esclusivamente negli studi in un corso di laurea magistrale. Il 12% non lavora e non studia, ma cerca lavoro. Il lavoro stabile – contratti a tempo indeterminato e lavoro autonomo (lavoratori in proprio, imprenditori, ecc.) – coinvolge, a un anno dalla laurea, 29,5% dei laureati di primo livello di Udine occupati (la media nazionale è il 34%). Gli occupati che non hanno un lavoro stabile rappresentano il 70% (prevalentemente con contratto a tempo determinato; il 7% lavora senza contratto). Il guadagno (calcolato su chi lavora soltanto) è in media di 1.093 euro mensili netti. A livello nazionale è di 1.040 euro.
Rapporto Almalaurea
dell’Università di Parma:
Il tasso di occupazione dei neolaureati triennali di Parma è pari al 45,5%, un valore superiore alla media nazionale (44%). Tra gli occupati triennali dell’Università di Parma, il 28% è dedito esclusivamente al lavoro, mentre il 18% coniuga la laurea specialistica con il lavoro. Chi continua gli studi con la laurea specialistica è il 61%: il 43% è impegnato esclusivamente nella laurea specialistica, mentre, come si è detto, il 18% studia e lavora. L’8%, non lavorando e non essendo iscritto alla laurea specialistica, si dichiara alla ricerca di lavoro
Rapporto Almalaurea
al Politecnico di Torino:
Il tasso di occupazione dei neolaureati triennali del Politecnico di Torino secondo il rapporto almalaurea è pari al 29,4% (la media nazionale è del 44%). Tra gli occupati triennali del Politecnico Torino, il 13,9% è dedito esclusivamente al lavoro, mentre il 15,5% coniuga la laurea specialistica con il lavoro. Chi continua gli studi con la laurea specialistica è l’80%: il 64,9% è impegnato esclusivamente nella laurea specialistica, mentre, come si è detto, il 15,5% studia e lavora. Il 4%, non lavorando e non essendo iscritto alla laurea specialistica, si dichiara alla ricerca di lavoro.
Rapporto Almalaurea all’Università di Bolzano:
Il tasso di occupazione dei neo Laureati Università Bolzano classe triennale è pari al 61%, un valore di gran lunga superiore alla media nazionale (44%). Tra gli occupati triennali dell’Università Bolzano, il 53% è dedito esclusivamente al lavoro, mentre l’ 8% coniuga la laurea specialistica con il lavoro. Chi continua gli studi con la laurea specialistica è il 32%: il 24% è impegnato esclusivamente nella laurea specialistica, mentre, come si è detto, l’8% studia e lavora. Appena il 6%, non lavorando e non essendo iscritto alla laurea specialistica, si dichiara alla ricerca di lavoro.
Rapporto
AlmaLaurea all’Università di Messina: Il tasso di occupazione dei neolaureati triennali di Messina secondo il Rapporto Almalaurea è pari al 34%, un valore inferiore alla media nazionale (44%). Tra gli occupati triennali dell’Università di Messina, il 25% è dedito esclusivamente al lavoro, mentre il 9% coniuga la laurea specialistica con il lavoro. Chi continua gli studi con la laurea specialistica è il 51%: il 42% è impegnato esclusivamente nella laurea specialistica, mentre, come si è detto, il 9% studia e lavora. Il 21%, non lavorando e non essendo iscritto alla laurea specialistica, si dichiara alla ricerca di lavoro.
Rapporto
AlmaLaurea Università Insubria: Il 67% dei laureati triennali Insubria secondo il Rapporto AlmaLaurea lavora contro una media nazionale del 44%. Anche per gli specialistici Insubria risultati migliori rispetto ai “colleghi” di altri Atenei: lavora il 63% contro una media del 59%
Rapporto AlmaLaurea Università del Piemonte Orientale: il tasso di occupazione è pari al 59%, un valore significativamente superiore alla media nazionale, che si assesta al 44%. Il lavoro stabile coinvolge, a un anno dalla laurea, il 39% dei laureati di primo livello (la media nazionale è il 34%); gli occupati che non hanno un lavoro stabile rappresentano il 61%, prevalentemente con contratto a tempo determinato.
Rapporto
AlmaLaurea Università di Trento: Il tasso di occupazione dei neolaureati triennali di Trento secondo il Rapporto Almalaurea è pari al 46%, un valore superiore alla media nazionale (44%). Lo afferma il XV Rapporto AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati.
Rapporto
AlmaLaurea Università di Salerno: La disoccupazione cresce e risulta perfino più consistente fra i laureati specialistici, lievitando dal 18 al 20% (l’indagine del 2010 aveva evidenziato una crescita inferiore ai 2 punti percentuali). Ed infine, il fenomeno della disoccupazione si registra anche fra i laureati a ciclo unico, provenienti dalle facoltà di medicina, architettura, veterinaria, giurisprudenza, aumentando dal 16,5 al 19%.
Rapporto AlmaLaurea Università di Catania: Il tasso di occupazione dei neolaureati triennali di Catania secondo il Rapporto AlmaLaurea è pari al 34%, un valore inferiore alla media nazionale (44%). Tra gli occupati triennali dell’Università di Catania, il 21% è dedito esclusivamente al lavoro,

Quelli innanzi indicati sono i dati dei lauerati e del livello occupazionale di alcune tra le principali realtà Universitarie Italiane secondo il  XV Rapporto Almalaurea. Ma cosa ne possiamo dedurre? Abbiamo sentito la dottoressa Marialuisa De Francesco, esperta in statistica e vicedirigente presso l’Ufficio Statistico dell’Università degli Studi di Salerno.

Nonostante l’entusiasmo delle percentuali in crescita sembra che gli studenti vengano ripagati dopo anni di studi solo nel lungo periodo. Non c’è differenza fra i laureati di facoltà diverse.

”La fotografia dei laureati, secondo i dati pubblicati dall’Indagine Almalaurea, indipendentemente dal titolo di studio conseguito e dall’Ateneo frequentato descrive una situazione di crescente disoccupazione per chi investe il proprio futuro in un percorso di studi sempre più caro, ma che ripaga forse solo nel lungo periodo.

A  livello nazionale, i laureati di primo livello, di cui le donne detengono un primato con un 60% di laureate rispetto al 40% degli uomini, ad un anno dal conseguimento del titolo presentano un tasso di occupazione del 43,6% equamente distribuito per sesso, ma solo il 33% possiede un contratto stabile e con un guadagno mensile netto di 871 euro (in media).

Tuttavia di tali laureati, ben il 55,3% di essi prosegue il percorso di studi, proprio per una necessità occupazionale.”

Secondo la dottoressa De Francesco è bene comparare i dati odierni con quelli prodotti dalle indagini Almalaurea degli anni scorsi.

‘Nonostante le donne siano le più virtuose in termini di carriera universitaria, risultano ancora oggi meno favorite rispetto ai loro colleghi maschi ( il 22 % in meno in busta paga )E così, anche i residenti al Nord continuano ad essere più favoriti dei residenti al Sud, con tassi di occupazione del 52,5% per i primi contro i 35% dei secondi, e con retribuzioni maggiori al Nord rispetto ai colleghi del Sud.”

”Il gruppo delle professioni sanitarie si conferma col più alto tasso di occupazione e stabilità lavorativa pari al 43,6% degli occupati, mentre i laureati del gruppo giuridico presentano la più alta percentuale di lavoro stabile, pari al 56% di cui il 49% è a tempo indeterminato. A seguire i gruppo politico-sociale e insegnamento, ed in controtendenza i gruppi geo-biologico, linguistico, educazione fisica e scientifico con valori ben al di sotto della media nazionale”.

“Ora, se si analizza lo stesso scenario in un tempo più lungo, la condizione occupazionale dei laureati a cinque anni dal conseguimento del titolo tende complessivamente a migliorare, con tasso di occupazione prossimo al 90% e lo stesso dicasi riguardo la stabilità del lavoro e il guadagno, con retribuzioni nette mensili intorno ai 1.400 euro con forti disparità per livello e percorsi di studio, genere, ripartizioni territoriali.”

“Un dato interessante è quello che si evince nei laureati a tre anni dalla laurea, una buona percentuale ha intrapreso uno stage in azienda, come previsto dalla riforma del lavoro Fornero.”

“Non migliora invece il numero di occupati appartenenti ai gruppi giuridico (25,6%), geo-biologico(38,7%), psicologico (45,9%) e chimico-farmaceutico (43,3%), bisogna tener conto della necessità di svolgere attività di formazione post-laurea per l’accesso alla professione.”

Le differenze di genere secondo la Dott.sa De Francesco si accentuano rispetto alle lauree triennali, infatti le donne presentano un tasso di occupazione e un guadagno mensile netto decisamente più basso degli uomini.

“Per i laureati specialistici a ciclo unico la percentuale di occupati ad un anno dal conseguimento del titolo è pari al 36%. Non dimentichiamo che il 35 % è impegnato nei corsi e tirocini post-laurea necessari per l’accesso alla professione.”

“I gruppi disciplinari delle lauree specialistiche a ciclo unico sono solo cinque: agrario (veterinaria), architettura, farmaceutico, giuridico e medico. La loro media occupazionale è nettamente inferiore a quella dei colleghi  che hanno conseguito il titolo alla fine di un ciclo triennale e di uno biennale specialistico.”

Anche per il ciclo unico, le donne presentano retribuzioni più basse rispetto ai loro colleghi maschi e i residenti al Nord continuano ad essere più favoriti dei residenti al Sud.”

L’aiuto della Dottoressa De Francesco ci ha permesso di fare ancora una volta chiarezza. Mentre i dati presentatici potrebbero sembrarci entusiastici, è evidente come si evince dall’analisi della Dottoressa, che nulla è cambiato.

“Continuano ad essere presenti differenze di genere e differenze territoriali; donne sempre meno favorite rispetto agli uomini, con un tasso di occupazione più basso, contratti più precari e retribuzioni più basse dei loro colleghi uomini e un Nord sempre più Nord e un Sud sempre più Sud.”

“Non stupisce che i laureati prossimi ad un futuro che non promette situazioni lavorative stabili o quantomeno contribuite regolarmente, si rifugino all’estero. Fuori i dati Ocse riportano una percentuale di occupazione e retribuzione maggiore del 50 % rispetto a quella italiana.”

Non sono i ”cervelli” a fuggire ma il Paese a farli scappare !

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