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9 agosto 2013

Fondo Universitario. Il governo taglia sul fondo universitario, i rettori protestano. Ecco il rettore Compagno

Universitari

Dal decreto del fare nuovi tagli ai fondi universitari FFO. Tagli sul fondo universitario per la didattica la ricerca, per il diritto allo studio.

Il decreto prende piede ma i rettori dicono di no! La Crui si oppone fermamente al decreto del fare e alla manovra dei tagli sul fondo universitario e FFO.

Rettori

Rettori

Scatta inevitabilmente la protesta dei rettori rispetto ai tagli sul fondo universitario : i rettori si mobilitano per proteggere il diritto allo studio e alla ricerca.

Al fine di scendere nel merito della protesta delle università, esattamente sull’argomento tagli sul fondo universitario del decreto del fare, abbiamo sentito uno dei primi rettori italiani impegnati nella controffensiva del governo: il rettore Compagno dell’Università friulana di Udine

Rettore Compagno, è grande polemica in questi giorni intorno all’emendamento, approvato in commissione, che taglia del 20% la “quota premiale” del FFO, la parte del finanziamento statale destinata alle università più efficienti. Lei è stata una delle prime voci a levarsi contro il provvedimento sui tagli sul fondo universitario. Perché?

RettoreCompagno, Uniud

Rettore Compagno, Uniud

“Innanzitutto mi auguro che il Senato provveda (so che forse c’erano delle notizie positive in questo senso) a ripristinare almeno la situazione di partenza. Questo è stato un emendamento che dimostra la totale ignoranza dello stato di definanzimento nel quale si trova il sistema universitario nazionale. Premesso che il diritto allo studio a livello naturale deve raggiungere gli standard europei, questo non si può raggiungere sottraendo risorse da fondi risicatissimi come quelli che vengono destinati al funzionamento delle università.

Sotto questo punto di vista siamo sotto la media europea e se ci fosse una Maastricht delle Università i nostri atenei sarebbero abbondantemente fuori, cioè sotto la media. Quindi siamo definanziati, vittime di un sistema fortemente indebolito anche dalla stagione di riforme molto importanti a cui si sottraggono ulteriori finanziamenti e fondi universitari per finanziare un principio sacrosanto che è il diritto allo studio, a spese di un’Università già ampiamente de finanziata.”

La misura arriva dopo la pubblicazione delle «classifiche» dell’Anvur sugli atenei che hanno ottenuto la migliore performance e in parallelo con la notizia che la quota premiale per le università più «meritevoli» salirà dal 13,5 al 20%, circa 1,2 miliardi. Alla luce di ciò, quali sono gli effetti di questo spostamento sul fondo universitario dal merito al diritto allo studio?

Universitari

Universitari

“Un elemento positivo delle Legge Gelmini è stato quello della premialità del merito. Questo evidentemente ha attivato dei processi di qualità e di competizione tra università , nel confronto anche europeo,avviando appunto dei percorsi virtuosi. Per compensare i tagli sul fondo universitario molti atenei hanno lavorato per migliorare le performance rispetto alle quali venivano finanziati, come nel caso dell’Università di Udine di cui sono Rettore, che ad es. ha compensato parte dei tagli con i premi sui risultati.” – dice il rettore Rettore Compagno –

“Ora se la premialità, che è un elemento positivo in sé perché pone al centro il riconoscimento del merito, viene erosa e resa priva di significato, in quanto ci sono pochissime risorse, veniamo meno a questo principio di merito e di qualità al quale solo a voce il sistema politico si ispira. Gradualmente la quota premiale deve arrivare ad essere la parte preponderante rispetto alla base storica di finanziamento degli atenei che è una base evidentemente distorsiva. Il finanziamento su base storica è distorsivo di per sé e queste distorsioni sono giustamente perequate attraverso il calcolo delle premialità.” – continua il rettore Rettore Compagno – 

Protesta ricercatori precari

Protesta ricercatori precari

“Quindi questo è un percorso da perseguire con grande forza per il nostro sistema universitario nazionale. Le risorse per il diritto allo studio devono essere trovate ma non sottraendole ad un’università che è già sul lastrico. Il principio del diritto allo studio va salvaguardato in Italia. Su questo evidentemente salvo il principio, ma condanno fermamente il meccanismo attraverso il quale il principio viene affermato, cioè uno spostamento di risorse dall’università al diritto allo studio. No. Le risorse per il diritto allo studio devono uscire da altre fonti, perché l’università è già de finanziata così com’è e d è già ai minimi per una competizione europea vera”

Gli atenei italiani si trovano da anni a fare i conti con un grave sottofinanziamento statale. Che importanza ha il principio del finanziamento su base “valutativa” per la sopravvivenza e la competitività dell’università italiana a livello europeo? È possibile immaginare soluzioni che prevedano fondi universitari specifici e additivi per la causa dei capaci e meritevoli che non intacchino il FFO?

“È sicuramente possibile. Mi sembra che questo governo stia tentando di applicare una politica di rigore della spesa pubblica e di riduzione dei costi della politica dai quali mi auguro emergeranno risorse abbondanti per affermare il diritto allo studio e trovare nuove opportunità per i nostri giovani. Il finanziamento in base ai risultati spinge le università a lavorare meglio, ad utilizzare meglio le risorse, ad affermare il principio dell’autonomia responsabile perché è da come ti comporti, da quali risultati consegui che derivano i finanziamenti e si responsabilizzano gli organi di governo delle università nei confronti dei risultati. Questo è un meccanismo cruciale per affermare l’autonomia responsabile dei nostri atenei. Questa autonomia responsabile delle università, laddove c’era un finanziamento su base storica, non necessariamente emergeva, anche se c’era sulla carta. Oggi se noi ancoriamo il finanziamento al risultato tutta la comunità universitaria con i suoi organi di governo deve responsabilizzarsi ed essere maggiormente attenta ad una programmazione su attività e risultati. Questo attiva dei comportamenti virtuosi, di qualità scientifica, didattica, dei servizi erogati che ci pone in condizione di svolgere meglio il nostro ruolo all’interno e di compete meglio a livello comunitario.”

Tra gli insorti sulla questione tagli sul fondo universitario universitari ovviamente ci sono anche gli studenti. A dispetto della tanto sbandierata VQR, i servizi agli studenti appaiono ad oggi sempre meno garantiti. Il suo giudizio?

Protesta Studenti

Protesta Studenti

“I ragazzi devono volere un’università di qualità nel loro paese, questa è la prima condizione e la prima garanzia per un diritto allo studio serio. Diritto allo studio che deve trovare fonti diverse, quindi diritto alla mobilità, capaci, meritevoli e privi di mezzi devono essere aiutati. Insomma l’Università deve tornare ad essere una fonte di ascensione sociale, di riconoscimento del merito, di valorizzazione di talenti, ma dentro un contenitore di qualità. Se non lo priviamo di risorse, torniamo inevitabilmente indietro. Non bisogna mortificare gli sforzi che gli studenti e le comunità universitarie hanno fatto e fanno tuttora applicando la riforma, riproponendo la propria programmazione sulla base dei risultati, avviando una serie di comportamenti virtuosi che hanno visto l’università, il primo comparto della Pubblica Amministrazione ad essere valutato e finanziato, quindi possiamo essere degli esempi. Si è appena chiuso il grande esercizio di valutazione della ricerca dell’Anvur, che ci testimonia questo dato. Allora viene da chiedersi: vogliamo tornare indietro o vogliamo rilanciare le premialità e il merito? Tagliare e spostare le risorse all’Università per finanziare il diritto allo studio è vergognoso per tutto il sistema paese.”

Nell’incontro avuto lo scorso 20 giugno con il Ministro Carrozza, il Presidente Mancini ha affermato che “E’ fondamentale che l’Università sia accompagnata verso un nuovo assetto” in vista di “un’Università né malata né denigrata”. Quali sono secondo lei le questioni più urgenti di cui il Decreto del Fare deve tenere conto oltre alla questione sul fondo universitario FFO?

Tagli all'Università

Tagli all’Università

“Mi sembra che la Ministra Carrozza abbia dato dei segnali chiari di centralità dell’università per la crescita e lo sviluppo sociale ed economico-culturale del Paese, dal quale non si può prescindere. Questi segnali e questo impegno ovviamente devono portare a dei risultati e i risultati sono finanziamento all’università in base a qualità e merito e, soprattutto, semplificazione della macchina organizzativa universitaria.  Siamo sommersi da decreti attuativi della riforma  e circolari e questo evidentemente condiziona i processi organizzativi in peggio. È sempre più necessario semplificare, de materializzare e andare a valutare ex post quello che fanno le università, non controllare i processi attraverso decreti e circolari inutili. Insomma finanziamenti, liberalizzazioni, semplificazioni e controllo dei risultati ex post, rigido e chiaro e solo a quel punto si decide chi viene premiato e chi, invece, penalizzato. Liberata, quindi, da lacci e lacciuoli la nostra università, finanziatela e poi andate a controllare i risultati. I risultati attiveranno dei premi e delle sanzioni, e queste sanzioni vengano finalmente applicate com’è giusto che sia. È difficile dire su quali capitoli di spesalo Stato potrebbe attingere per il finanziamento al diritto allo studio e all’Università.” – dice il rettore compagno –

“Io credo che la politica di razionalizzazione e rigore della spesa pubblica possa essere urgentemente fatta con connesse riduzioni dei costi della politica cosicché tutto questo risparmio della burocrazia statale possa essere investito nel futuro del nostro Paese. Questo significa investimenti nella ricerca scientifica, nell’alta formazione, nei giovani, nella politica dell’innovazione senza intaccare i centri vitali della nostra università. I contadini anche nelle più grandi carestie risparmiano su tutto ma non sulla semina. La semina crea futuro. Se noi, in questi anni drammatici per l’università italiana e per tutto il sistema paese, continuiamo a privare il contadino della semina evidentemente andiamo verso il precipizio.” – conclude il rettore –

In Collaborazione con Matteo Napoli

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