• Google+
  • Commenta
9 dicembre 2013

Sciopero 9 dicembre 2013: oggi sciopero forconi con blocchi e presidi

Lo sciopero previsto il 9 dicembre, che già aveva creato moltissime tensioni al momento del suo annuncio, continua a scatenare polemiche.

Sciopero

Sciopero

I sindacati che si sono dissociati dallo sciopero del 9 dicembre. Anche AIAS e Forza D’Urto, rappresentate da Pippo Richici e Carmelo Lampuri, hanno revocato lo sciopero del 9 dicembre, a seguito dell’incontro tenutosi presso la Prefettura di Catania, durante il quale è stato raggiunto, nella giornata del 6 dicembre, un accordo con i governi nazionale e regionale.

I risultati ottenuti dalle due organizzazione sono, innanzitutto, l’ottenimento di una rappresentanza delle regioni Sicilia e Sardegna nel Comitato Nazionale dei Trasportatori, e l’impegno per il ripristino a 30 giorni dei pagamenti alle imprese.

I motivi della revoca dello sciopero del 9 dicembre. Le due organizzazioni, a mezzo dei loro rappresentanti, rendono noto che, seppur di natura obiettivamente modesta, gli accordi raggiunti costituiscono una base importante per poter costruire un dialogo costruttivo e proficuo con le istituzioni, e altresì un segnale importante della disponibilità del governo per intervenire a favore della categoria.

La revoca dello sciopero del 9 dicembre, quindi, si profila come un atto distensivo importante, anche e soprattutto alla luce dei gravi disagi che questo stesso sciopero, previsto per una durata non inferiore ai 3 giorni, porterà alla popolazione e al sistema dei trasporti.

Mariano Ferro

Mariano Ferro

Il Movimento dei Forconi ha confermato lo sciopero del 9 dicembre. D’altra parte però Il Movimento dei Forconi, guidato dal siciliano Mariano Ferro, insieme alle altre organizzazioni di lavoratori che hanno aderito all’appello di mobilitazione nazionale, non ha alcuna intenzione di fare marcia indietro, confermando lo sciopero. Ferro ha diramato, tramite la propria pagina Facebook, una lista di contatti telefonici a cui fare riferimento per poter prendere parte attivamente alla protesta: segno che nella sua regione, la Sicilia, si è giunti ad un coordinamento più efficace e capillare della protesta, senza il quale la stessa sarebbe del tutto inutile.

I problemi riscontrati per l’organizzazione dello sciopero del 9 dicembre. Uno dei primi problemi sorti  infatti, legati allo sciopero, nato come iniziativa spontanea di movimenti di cittadini ed imprenditori, è stato proprio quello dell’organizzazione logistica delle manifestazioni, del reperimento di informazioni utili (funzione perlopiù assolta dal tam tam sul web) e delle modalità nella gestione dei presidi.
Le prime pagine di raccolta adesioni, su Facebook, erano innumerevoli e dispersive, e questo purtroppo non ha giovato ad una studiata e proficua pianificazione della contestazione: in molti hanno lamentato la mancanza di univocità, chiarezza e affidabilità delle indicazioni su presidi e punti di contatto per i blocchi.

Si è però provveduto a creare una pagina apposita per sopperire alla lacuna iniziale, dove raggruppare link e informazioni utili, che segnaliamo di seguito per chiunque volesse avere maggiori delucidazioni sull’organizzazione e i dettagli logistici della sollevazione.

Sciopero 9 Dicembre

Sciopero 9 Dicembre

Info sui blocchi tir e sui presidi Forconi. Da qui si possono consultare la mappa dei presidi Forconi sul territorio nazionale, disseminati da nord a sud su tutto il territorio nazionale; i gruppi di coordinamento regionali, ai quali fare riferimento per unirsi ai manifestanti; i gruppi cittadini di appoggio; le indicazioni sulla natura della protesta, con tanto di codice di comportamento.

Di seguito la lista dei presidi e la mappa relativa.

Quella che era partita come una manifestazione con una fisionomia “fai-da-te” si è rivelata invece molto strutturata e compatta.

Scopo dello sciopero del 9 dicembre, lo ripetiamo, della contestazione, che già da stanotte andrà in scena, è quello di creare disagio (come ogni sciopero, del resto, si propone di fare), ma nel rispetto del principio essenziale e fondante della non violenza. Anche se il codice di comportamento e le dichiarazioni pubblicati sul sito di riferimento lascia delle perplessità circa l’effettivo rispetto di tali principi.

Il rappresentante della LIFE presenta gli organizzatori dello sciopero come Associazioni Libere dai Partiti, annunciando che dal 9 dicembre l‘Italia si fermerà tutta per dire basta allo scempio quotidiano “che ci viene mostrato da anni. Contro la corruzione e la collusione con la mafia della classe politica”: politica sinonimo di casta, mantenuta con i soldi di imprenditori vessati da un fisco sempre più pressante e iniquo.

Danilo Calvani

Danilo Calvani

Danilo Calvani, che fa le veci dei Comitati Riuniti Agricoli (Cra) si esprime, rincarando la dose, con toni duri nei confronti della dirigenza politica, richiamando, da una parte, ai principi di non violenza e civiltà che la manifestazione, di cui egli stesso è promotore, si fregia, dall’altra invitando addirittura le forze dell’ordine a non tradire, come invece hanno fatto e fanno i politici corrotti, la Costituzione, ad allearsi, in buona sostanza, con la popolazione in rivolta (pacifica). Grande confusione di propositi quindi: per un verso un presunto pacifismo, per un altro lo sprono alla sobillazione per il rovesciamento dell’ordine costituito.

Il professarsi liberi da afferenze di sorta con qualsivoglia partito non è cosa nuova nel panorama della politica italiana: negli ultimi anni è stato un leit motiv cavalcato da molti, soprattutto per evidenziare una distanza sempre più ampia tra la società civile e la rappresentanza istituzionale.

Purtroppo, però, la mancanza di chiarezza insita nello slogan “né di destra né di sinistra” ha prestato il fianco ad appropriazioni indebite e a strumentalizzazioni del malcontento popolare da parte di frange estremiste, soprattutto di destra: la polemica di questi giorni sulla vicinanza e il sostegno da parte di Forza Nuova allo sciopero indetto per il 9 dicembre ne è la prova.

Sul sito di FN infatti si legge, per mezzo di una dichiarazione di Roberto Fiore: “Forza Nuova aderirà alla protesta dei lavoratori italiani che inizierà la notte dell’ 8 dicembre e si protrarrà attraverso una serie di manifestazioni e di blocchi in tutta Italia. Sulla scia, infatti, di ciò che avvenne due anni fa in Sicilia e in tutto il centro-sud, agricoltori, autotrasportatori, commercianti, imprenditori e disoccupati scenderanno di nuovo in piazza, a partire dall’ 8 dicembre, con le loro specifiche rivendicazioni, e con alcune richieste fondamentali che saranno il comune denominatore di questa lotta: la sovranità monetaria, l’ eliminazione delle accise sulla benzina e il blocco delle provvedimenti esecutivi di Equitalia ”

Quello che dovrebbe proporsi come un momento di unione civile e di riscoperta, anche se claudicante sotto il profilo più strettamente legato all’impalcatura teorica, del senso civico popolare, viene bersagliato e svilito proprio perché lacunoso rispetto alla prospettiva ideologica.

Forconi

Forconi

I propositi dello sciopero sono squisitamente politici, e checché se ne dica il Movimento dei Forconi si costituisce come forza alternativa nel panorama dell’arco costituzionale, dotato come è di un preciso statuto, ma la mancanza di schieramento (o presunta tale) lo pone in balia di quegli stessi professionisti della protesta tanto osteggiati, in cerca di consenso e di una occasione per creare confusione e disagio.

Anche le dichiarazioni in contrasto con le maggiori sigle sindacali nazionali del leader del Movimento Mariano Ferro, dopo la comunicazione da parte delle Prefetture di Catania, Ragusa, Siracusa e Messina che vietano i blocchi, hanno contribuito ad accentuare i lineamenti estremisti dell’iniziativa: “Sono rispettoso delle istituzioni, ma ci chiedono di fare le manifestazioni come fanno quelli della Cgil, Cisl e Uil. Purtroppo per noi è una manifestazione vera, non finta, quindi non possiamo adeguarci”. Disposti a tutto, insomma, anche a farsi arrestare, anche a darsi fuoco: “qualche migliaio di persone potrebbero darsi fuoco mettendo la benzina davanti alle Prefetture. Stiamo riflettendo sul da farsi”.

L’adesione allo sciopero del 9 dicembre. A fronte delle notizie di minacce ricevute da negozianti ed esercenti della zona del torinese, intenzionati a non aderire alle giornate di blocco, gli organizzatori tranquillizzano e prendono le distanze. Zunino, responsabile de I Forconi a Torino, parla di gruppi isolati che vogliono solo esasperare la situazione e solleva il Movimento da ogni responsabilità circa quanto avvenuto. L’adesione allo sciopero da parte di gruppi di estrema destra ha spinto anche l’ANPI piemontese a prendere posizioni ufficiali in merito, posizioni che richiamano al senso di responsabilità e che mettono in guardia rispetto a questi episodi, gravi e allarmanti.

Anche l’annuncio di revoca da parte di Unatras e Anita, che inizialmente avevano aderito e sostenuto l’iniziativa, a seguito dell’accoglimento, da parte del Governo, delle richieste poste (circa il mantenimento per il 2014 dei fondi stanziati per il settore degli autotrasporti e il “ripristino delle agevolazioni sulle accise e sulla riduzione del costo del lavoro (INAIL) ed acquisito il protocollo d’intesa che impegna il ministero su tutte le altre criticità rappresentate”) aumenta la preoccupazione circa le possibili derive eversive dell’iniziativa, perché scollano i movimenti promotori_tra i leader dei Forconi  continua ad esserci Mariano Ferro, leader dei Forconi siciliani, Lucio Chiavegato, presidente Life; Giorgio Bissoli, Azione rurale; Augusto Zaccardelli, Segr. naz. Movimento autonomo trasportatori (Frosinone); Umberto Gobbi, NVPP (Non vogliamo più pagare); Paolo Bini, Italia celtica; Eugenio Rigodanzo, Cobas latte veneto; Franco Paoletti, Cobas latte di Pordenone; Danilo Giovanni, Presidente del CRA Diglita sociale (Lazio), Salvatore Bella, presidente Aitras Ass. Naz. trasporti (Campobello di Licata)_da ogni organizzazione istituzionale, organizzata, riconosciuta e riconoscibile.

Forconi

Forconi

I 5 giorni di sciopero: 5 giorni di fuoco. Dopo i blocchi che misero in ginocchio la Sicilia nel 2012 l’attenzione oggi è altissima, e il Governo si pone in modo risoluto nei confronti dell’iniziativa: non si tollereranno i blocchi in alcun modo.
Le questure e le prefetture hanno preso posizioni chiare e nette. Si profila una settimana a dir poco travagliata.

E la notizia di ieri circa le minacce di morte indirizzate al presidente della CNA-Fita della provincia di Agrigento, Salvatore Puleri, e nuovamente alla presidente nazionale Cinzia Franchini, sulle saracinesche di un consorzio agrigentino di autotrasportatori aderente alla sigla CNA-Fita, non fa che infuocare un contesto già sufficientemente caldo. Sul volantino si legge infatti: “Sappiate che vi stiamo e non vi molliamo…Se sarà il caso vi ammazzeremo…viva la mafia viva i forconi”. Probabilmente si tratta di infiltrazioni, di gruppi isolati, ma proprio la natura fumosa delle richieste della protesta (volta contro le politiche di austherity, contro la classe politica che va spazzata via, contro la moneta unica europea) non fanno che creare confusione, e allargano le maglie della struttura organizzativa del movimento ad infiltrazioni di stampo sovversivo.

L’Italia si ferma con lo sciopero del 9 dicembre. La protesta parte stasera e proseguirà almeno fino alle ore 24.00 del 13 dicembre: sarà un flop? Sarà davvero caratterizzata dalle violenze paventate? Sarà pacifica? Intanto un altro imprenditore si è suicidato in Sardegna, schiacciato, oltreché dai debiti, anche dai danni alla sua azienda provocati dall’alluvione dei giorni scorsi. “L’Italia si ferma”, questo l’urlo dei protestanti.

Ci si augura che dopo questo sciopero l’Italia riparta. E che riparta davvero, autenticamente unita e consapevole.

Google+
© Riproduzione Riservata