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Esame Avvocati 2011: risoluzione dell’atto giudiziario di diritto penale

Redazione Controcampus 15 Dicembre 2011
R. C.
20/09/2021

Dopo esserci occupati del parere pro veritate, passiamo alla risoluzione dell’atto giudiziario di diritto penale.



In questo caso, la prova si rivela più ostica per i candidati, per due motivi: da un lato perché si tratta di un documento che richiede una forma tipica rigorosa e le formule sono numerose, perciò non è facile ricordarle e scriverle correttamente in tutti i requisiti di ordine burocratico; in secondo luogo perché, come abbiamo già spiegato, la valenza di un atto giudiziario sta nella sua capacità difensiva, la cui carenza è un criterio di valutazione che gioca a sfavore degli esaminati. Per cui in questo tipo di redazione, la struttura riveste un’importanza pari a quella dei contenuti.

Anche in questa traccia ci confronteremo con un reato contro la pubblica amministrazione: un’ipotesi di peculato da “smontare”…

Caio, dipendente del comune di Beta, viene sorpreso dal sindaco mentre, per mezzo del computer dell’ufficio naviga in internet visitando siti non istituzionali dai quali scarica, su archivi personali, immagini e filmati non attinenti alla pubblica funzione. Viene denunciato e sottoposto a procedimento penale. Il computer viene sottoposto a sequestro. Nel corso delle indagini si accerta, grazie alla consulenza tecnica disposta dal pubblico ministero sul computer sequestrato, che la citata attività si è protatta per cira un anno, e che il numero dei file scaricati è di circa 10 mila. Rinviato a giudizio Caio viene condannato alla pena di 3 anni di reclusione per il reato di peculato. Il candidato assuma la veste di difensore di Caio, analizzando il caso della fattispecie giuridica, evidenziando, tra l’altro, che le indagini difensive definitivamente svolte, hanno dimostrato che l’ente gestore del servizio telefonico aveva stipulato con il comune di Beta un contratto con tariffa forfettaria denominato “tutto incluso”.

Ci occupiamo qui della nota esplicativa che investe i motivi per i quali, con ricorso in Appello, il candidato, in veste del difensore, sosterrà che l’imputato doveva essere mandato assolto perché il fatto non sussiste, quindi per la non configurabilità del reato di peculato.

Iniziamo col precisare che il reato di peculato (art. 314 codice penale) incrimina la condotta del pubblico ufficiale o incaricato di un pubblico servizio che si appropria di denaro o altra cosa mobile altrui (tutto ciò che è suscettibile di valore economico, compresa l’energia), di cui abbia il possesso o la disponibilità per ragione del suo ufficio o servizio. Per la configurabilità del reato è necessario accertare il titolo del possesso della cosa o del denaro di cui l’agente si appropria, da individuarsi, appunto, nella ragione di ufficio o servizio, in mancanza del quale si avrà il delitto di appropriazione indebita. Con specifico riferimento all’oggetto materiale del reato in questione, costituito dalla cosa mobile altrui, dottrina e giurisprudenza ritengono pacificamente che questa debba possedere un valore economico oggettivamente apprezzabile e/o una qualche utilità economica, da valutarsi in relazione alla cosa in sé o all’uso che si intende farne. Ne consegue che in presenza di cose priva di valore, o di valore estremamente esiguo, il reato non può configurarsi, mancando una lesione patrimoniale apprezzabile (così Cassazione penale, sez. VI, n. 25273 del 9 maggio 2006).

In principio, secondo un orientamento tradizionale maggioritario, sia in dottrina che in giurisprudenza, era da ritenersi configurabile il reato di peculato per il dipendente pubblico che navigasse in internet per fini personali. Questo perché si è ritenuto che il peculato costituisse un esempio di reato plurioffensivo, in quanto la condotta sanzionata lede non solo il regolare funzionamento dalla P.A., ma anche gli interessi patrimoniali di quest’ultima. Corollario di tale impostazione era l’argomentazione per cui l’eventuale mancanza di un danno patrimoniale, conseguente all’appropriazione, non sarebbe valsa ad escludere il reato, considerato che la condotta dell’agente sarebbe stata comunque in contrasto con l’altro interesse protetto dalla norma, e cioè il buon andamento della P.A. (Corte di Cassazione, Sezione VI penale, sentenza 24 agosto 1993 n. 8003).

Ma in base ad un orientamento più recente, la Corte di Cassazione ha posto l’accento sulla verifica di una condotta lesiva effettivamente dell’integrità patrimoniale della P.A. (Corte di Cassazione, Sezione VI, 19 settembre 2000, n. 10797). Tale accertamento deve tener conto del concreto assetto dell’organizzazione pubblica, e più precisamente va verificata la presenza o meno di una convenzione tra la P.A. e l’ente gestore di internet che preveda un uso illimitato del servizio con tariffa fissa, proprio come nel caso in esame: il delitto di peculato non sussisterebbe per carenza di lesione dell’integrità patrimoniale della P.A., in quanto quest’ultima sarebbe comunque tenuta a corrispondere all’ente gestore di internet una determinata somma a prescindere dall’intensità dell’uso del servizio.

Tuttavia, con sentenza 20326/2008 la Corte di Cassazione penale (sez. VI) ha corretto l’interpretazione, ritenendo che il dipendente pubblico che naviga in internet per finalità personali arreca comunque un pregiudizio al buon andamento della P.A., sul rilievo che il “buon andamento” si atteggia ad interesse giuridico di fondo da tutelare, perciò non vanno esenti da pena quelle condotte che, sebbene inidonee ad arrecare un danno al patrimonio alla P.A., possono essere attratte nell’ambito di applicazione dell’abuso d’ufficio (cfr. Corte di Cassazione, Sezione VI, sentenza 14 novembre 2001, n. 1905 e n. 26595 del 6 febbraio 2009).

Insomma un contrasto giurisprudenziale molto intenso, superato, però, di recente, sempre dalla Corte di Cassazione penale sez. VI che, prima con sentenza 41709/2010 poi con sentenza 256/2011, ha stabilito che non commette peculato né abuso d’ufficio l’impiegato pubblico che utilizzi, a fini privati, ma in modo “modesto”, la linea della P.A (così anche il Tribunale, sezione penale, di Lucera).

In altre parole, la cosa mobile altrui, di cui l’agente si appropria, deve avere valore apprezzabile, posto che le cose prive di valore non rivestono alcun interesse per il diritto. Per di più, nel caso in questione è da escludere che il materiale scaricato, sprovvisto di valore intrinseco, possa acquistare rilevanza economica per l’utilizzazione privata che ne ha fatto/ne farà l’agente.

Questa ricostruzione giuridica mostra come sia da assolvere Caio.

Laura Testoni

© Riproduzione Riservata
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Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei nostri lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. La Storia Controcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione. Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani. Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004 Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero. Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore. Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi: Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e Filosofia Il giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno. Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure. Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10. Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze. Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50. Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta. Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali. Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp. È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia. Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze. La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009 A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono: Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitaria Cominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo. Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggi Nel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale. Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico. Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali. Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università. Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza. Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria. Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto