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11 luglio 2013

Orali Esami Avvocato. Il punto della commissione sugli esami avvocato

Il parere e i consigli dell’esperto sugli esami avvocato. Il Prof. Virgilio D’Antonio spiega i mille volti degli esami avvocato

Come sovente ogni anno, tra puntuali critiche e pochi consensi, si svolgono gli esami avvocato.

Anche per questa tornata, immediate sono state le grida allo scandalo per i risultati degli esami avvocato pubblicati dalle varie Corti d’Appello deputate per regione. Percentuali insoddisfacenti di ammessi agli orali degli esami avvocato che ricorrentemente si rinnovano.Confusione e interdizione nei tanti che hanno visto assegnarsi punteggi bassi ai pareri scritti, non superando così il primo step degli esami avvocato.

Ma qual è il problema? Dov’è che va collocato questo gap che separa commissioni d’esami avvocato e aspiranti avvocati? E solo allo studio superficiale e/o non consono dei candidati agli scritti che va ricondotto il non superamento della prova? Sono il processo, l’iter, le modalità di svolgimento e le regole del gioco consolidate a rendere tutto cosi drammaticamente complicato?

Perché si è sempre cosi terrorizzati nell’affrontare questo esame di Stato? Perché tutta questa ansia da prestazione nei cuori dei tanti giovani che si apprestano ad affrontare ogni anno gli esami avvocato?

Il punto della commissione sugli orali esami avvocato

A spiegare  i perché  e a raccontare situazioni e processi talvolta ignorati, il Prof. Virgilio D’Antonio, ma professore associato di Diritto privato comparato e docente di comunicazione e diritto comparato, Diritto Comunicazione Multimediale e Diritto delle istituzioni europee. Avvocato, è consulente di livello nazionale TP (Associazione Italiana Pubblicitari Professionisti) e soprattutto membro, per la scorsa edizione degli esami avvocato, delle commissioni giudicatrici.

Ogni anno si replica il medesimo “bagno di sangue” per gli esami avvocato. Di tornata in tornata gli esami di Stato da avvocato, infatti, in tutta Italia, sono accompagnati da percentuali sempre molto preoccupanti: mediamente il Sud si aggiudica il 30% circa, mentre il nord il 40% dei promossi agli scritti. Perché questa ormai consolidato “standard”?

Si tratta di una prova complessa in cui la persona esaminata si dovrà confrontare con diverse materie: in primis, in sede di scritti, la redazione di un parere in materia di diritto civile, un parere di penale ed, infine, la redazione di un atto giudiziario. C’è anche da dire che questo esame è stato riformato pochi anni or sono al fine di evitare prassi localistiche che stavano dilagando su scala nazionale. In precedenza, infatti, si registravano forti difformità tra le percentuali di promossi da commissione a commissione, con inquietanti fenomeni di migrazione verso quelle più favorevoli. Attualmente,  la commissione tenuta alla correzione degli scritti non è quella deputata anche agli esami orali, con sorteggio annuale degli abbinamenti. Dunque, ogni candidato finisce per confrontarsi con due commissioni distinte: l’una per gli scritti, l’altra per gli orali. Questo meccanismo dovrebbe garantire, nel tempo, una certa uniformità di giudizio a livello nazionale“”

A suo parere, il superamento degli esami avvocato è direttamente correlato al grado di preparazione universitaria del candidato?

Ritengo che la preparazione universitaria, per quanto importante, incida relativamente. Ciò che è determinante è la formazione post-laurea e, soprattutto, la pratica forense, che si effettua prima dell’esame. Raramente un giovane durante il praticantato ha occasione di scrivere pareri. Per di più, gli esami vertono su tre distinte discipline: amministrativo, civile e penale. E’ difficile che, durante la pratica, si riescano ad approfondire tutti e tre gli ambiti. In tal senso, sarebbe auspicabile creare una maggiore connessione tra pratica forense e modalità d’esame

Si può essere ragionevolmente “confidenti” che chi ha superato gli scritti “automaticamente” sia in grado anche di superare gli esami avvocato orali? Gli orali possono essere considerati più semplici rispetto ai pareri previsti per le prove scritte?

No, assolutamente no. Come detto, la commissione che valuta gli scritti non è la stessa che valuterà anche la prova orale. All’inizio dell’orale, è comune tuttavia che si inizi proprio dalla trattazione degli scritti svolti; si tratta di una prassi, che non costituisce “la” regola.  A prescindere da ciò, vengono poste una serie di domande volte a verificare la preparazione e la capacità di argomentazione del candidato sulle materie che questi ha scelto di affrontare (tra le quali, almeno una procedura e la deontologia forense).  Non è detto che tutti i candidati che superano gli scritti superino anche gli orali: anzi, molte commissioni, soprattutto nel Nord Italia, sono estremamente rigorose in sede di esame orale. Come è evidente, la prova orale risponde a fattori di giudizio almeno in parte differenti da quelli che regolano gli scritti: la capacità e la sicurezza espositive diventano decisive. Una cosa molto interessante da ricordare è la poliedricità dei membri che compongono la commissione: due magistrati, due avvocati, un docente universitario. Ovviamente, ciascuno contribuirà, con la propria per sua competenza il candidato

Lei oggi è un brillante avvocato, oltre che essere un docente universitario molto stimato dal corpo studente. Ha fatto parte l’anno scorso inoltre delle commissioni per gli esami avvocato. Ma ancor prima lei stesso è stato un aspirante avvocato alle prese con l’esame di stato. Ora, in virtù di questo mix di aspetti che caratterizzano il suo percorso fin oggi, quali consigli si sentirebbe di dare a chi in questi giorni o a breve si ritroverà alle prese con gli orali?

“Innanzitutto, trovo limitante pensare di fondare la propria preparazione sul semplice “censimento” delle domande che la commissione fa in una data sessione d’orali. Le domande, infatti, vengono elaborate ex novo ad ogni seduta dai commissari. Eviterei, poi, di utilizzare per lo studio compendi o testi che promettono rapide preparazioni. Ritengo che chi si presenta all’esame di avvocato, in ultima analisi, debba essere in grado di convincere la commissione esaminatrice così come un giorno dovrà essere in grado di convincere una corte”

Ritiene determinante farsi “supportare” nella preparazione per gli esami avvocato? Il supporto di corsi ad hoc per la preparazione, a suo giudizio, sono utili o necessari?

“Necessario sicuramente no. Come per tutto ciò che è sul mercato, esistono corsi di buon livello, tenuti da docenti di rilievo, che forniscono un ottimo grado di preparazione; altri magari sono più scadenti. Una cosa è certa: non li considererei necessari o indispensabili. Ci sono tanti professionisti che hanno superato l’esame di stato senza alcun problema con una preparazione autonoma”.

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