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24 giugno 2012

18 mesi per tutti i praticanti avvocati: l’unica via per salvaguardare i principi costituzionali

Un parere che stava togliendo speranza, quello del Ministero della Giustizia, avente ad oggetto l’articolo 9, comma 6, del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, che lo scorso 14 maggio ha interpretato le nuove disposizioni sulla durata del periodo del tirocinio nel modo seguente: ai soli praticanti iscritti dopo l’entrata in vigore della nuova normativa doveva applicarsi la riduzione della pratica forense a 18 mesi.

L’Ordine degli avvocati di Roma, invece, lo scorso 22 maggio ha statuito che le norme sulla durata dei diciotto mesi del periodo di pratica valgono per tutti i praticanti avvocati, anche per coloro che risultano iscritti precedentemente al 1° gennaio 2012.
La delibera adottata dall’Ordine, dunque, prende le distanze dal parere del Ministero della Giustizia predetto e si avvicina, invece, a quella con la quale l’Ordine di Firenze si è espresso successivamente, il 30 maggio 2012.
La ratio ispiratrice alla base delle posizioni prese avverso quella  dell’Ufficio Legislativo è quella di evitare l’evidente disparità di trattamento in violazione dei principi costituzionali (in primis, dell’art. 3 Cost.) che si verrebbe indubbiamente a creare; l’effetto risultante non potrebbe essere che quello di una riforma in contraddizione con sè stessa.
Si dovranno attendere le valutazioni del Consiglio Nazionale Forense per una risposta definitiva. Per ora può essere di conforto il fatto che Consigliere Mazzoni pare orientato verso la via che tiene conto della dedizione e gli sforzi di chi ha terminato il proprio percorso accademico “in tempo”.
L’equità, la valorizzazione del merito delle giovani generazioni e la facilitazione dell’accesso al mercato del lavoro resterebbero valori meramente auspicati se venisse seguita la strada differente, ovvero la direzione ipotizzata come scelta idonea dal parere ministreriale suddetto.

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