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7 dicembre 2013

Esame Avvocato: svolgimento atto giudiziario esame avvocato 2013 / 2014

Anche quest’anno, come di consueto, le aule dei principali atenei ed istituti scolastici italiani saranno assediate da migliaia di aspiranti giuristi, pervasi da ingenti ambizioni professionali. Inizia l’esame avvocato 2013-2014

Dal 10 al 12 dicembre, un esercito di candidati, corredato di laute sapienze giuridiche e codici commentati, si accingerà a sostenere l’ultima tappa del percorso accademico e formativo di un aspirante giurista: l’esame avvocato per l’abilitazione alla professione forense.

L’esame avvocato 2013 è, senza ombra di dubbio, una prova ardua, complessa e, rigorosamente, selettiva. Una prova che ha il pregio di far assurgere il candidato al rango di professionista, a patto che abbia acquisito legittimamente una laurea in giurisprudenza e che abbia svolto due anni di tirocinio presso uno studio legale.

Prove scritte esame avvocato 2013-2014

Le prove scritte dell’esame avvocato sono tre e risultano basate su tematiche formulate dal Ministero della Giustizia. Come tutti sanno, il Ministero della Giustizia ha stabilito che le prove dell’esame di avvocato 2013 debbano svolgersi il 10, l’11 ed il 12 dicembre. La prima prova consiste nella redazione di un parere motivato, da scegliersi tra due tematiche relative al diritto civile; la seconda prova è, invece, caratterizzata dall’elaborazione di un parere motivato di diritto penale; infine, la terza prova, che andrà in scena il 12 dicembre, risulta incentrata sulla redazione di un atto giudiziario.

Differenza tra Parere ed Atto giudiziario alll’esame avvocato 2013-2014. L’elaborazione dell’atto giudiziario, fulcro nevralgico dell’ultima prova scritta, richiede sintomatiche conoscenze relative sia al diritto sostanziale (diritto civile, penale, amministrativo), sia al diritto processuale (procedura civile, penale, amministrativa). Nel redigere il parere all’esame avvocato, il candidato è investito dell’onere di elargire validi consigli al suo cliente immaginario. L’aspirante giurista, dunque, deve focalizzare l’attenzione sui principali istituti giuridici estrapolabili dalla traccia ed, infine, proporre una valida soluzione del caso. Per redigere un atto giudiziario all’esame avvocato, invece, è necessario che il candidato abbia svolto, in maniera a dir poco proficua, i due anni di pratica. Questa prova, infatti, richiede adeguate conoscenze giuridiche, sia teoriche, sia pratiche. Il candidato, assunte le vesti dell’avvocato, è tenuto, da un lato, ad arguire dalla traccia quale sia l’atto giudiziario più idoneo, dall’altro, ad attuare una vera e propria osmosi tra strumenti di diritto processuale e diritto sostanziale. Pertanto, la redazione dell’atto impone l’ottemperanza ad appositi schemi giuridici.

Come redigere l’atto giudiziario, terza prova esame avvocato 2013. In sintesi, nel redigere l’atto giudiziario, l’aspirante principe del foro deve ottemperare ad alcune, sintomatiche, norme consuetudinarie. Dopo aver letto attentamente la traccia ed individuato l’atto più idoneo, il candidato deve elencare, in maniera a dir poco minuziosa, tutte le norme ed i principi ad esso correlati, ed, in seguito, citare le massime giurisprudenziali di riferimento. Dopo aver redatto la parte introduttiva, è necessario indicare la natura dell’atto giudiziario da adottare, inserendo all’interno dello schema giuridico i dettagli nevralgici relativi al quesito. Infine, l’aspirante avvocato, dopo aver completato lo schema dell’atto giudiziario, deve formulare le richieste (da espletare a beneficio, o per conto, del cliente) e redigere, se necessario, le eventuali annotazioni (con riferimenti normativi).

Al fin di focalizzare l’attenzione sull’esame avvocato 2013-2014 ed, in particolare, sulla terza prova scritta, inerente all’atto giudiziario, abbiamo sentito l’Avvocato Raffaele Barra.

Avvocato Barra, potrebbe parlarci della struttura dell’esame avvocato 2013?

“L’esame di avvocato si compone di due parti: la parte  prima con  le prove scritte e la seconda con la  prova orale. Le prove scritte sono tre. I due pareri, l’uno di diritto civile, l’altro di diritto penale, risultano caratterizzati dall’esame di un caso, alla luce della giurisprudenza, e dalla valutazione delle soluzioni relative al singolo caso. Questa parte di prova è piuttosto agevole, perché richiede soltanto una preparazione teorica. C’è poi la possibilità di consultare i codici con il commento della giurisprudenza e, quindi, il candidato può orientarsi con tranquillità se ha un minimo di dimestichezza, anche pratica. Spesso accade che in seduta d’esame le commissioni dispensino dei consigli su come sviluppare l’argomento, dando indicazioni in merito alle possibili soluzioni giurisprudenziali da adottare. In giurisprudenza, infatti, esistono varie posizioni. Alcune sono dominanti, altre minoritarie. Per cui, dal punto di vista strettamente teorico, è possibile ritenere di aderire ad una corrente di pensiero piuttosto che ad un’altra. Anche se, ovviamente, bisogna far riferimento alla gerarchia delle singole corti che emettono le varie pronunce. La terza prova scritta consiste nella redazione di un atto giudiziario. Questa prova dovrebbe essere la cartina di tornasole per verificare se il candidato abbia effettivamente svolto la pratica forense, anche perché non c’è nessun sussidio che possa aiutare il candidato se non il codice di procedura civile, qualora, ad esempio, il candidato scelga di realizzare l’atto giudiziario di diritto civile. E’ quindi necessario aver svolto una buona pratica forense, ed aver avuto la possibilità di redigere, durante i due anni di praticantato, atti, citazioni, ricorsi ed istanze varie, in modo da saper articolare poi nel caso specifico, il tema oggetto della prova d’esame. Infine, c’è la prova orale.”

“Una prova che verte su varie materie, alcune delle quali scelte dai candidati, nelle quali viene necessariamente inserita la deontologia professionale, che ha una grande importanza. La prova orale è la parte dell’esame da avvocato che risente maggiormente dell’impostazione scolastica ed universitaria, anche se, in alcune domande, rivela ad ogni modo l’esperienza acquisita nel corso dei due anni di praticantato. Tuttavia, non sempre la pratica viene svolta in maniera proficua. Talvolta, accade che i candidati preparino contemporaneamente sia l’esame di avvocato, sia concorsi notarili o in magistratura”.

Quali sono le principali difficoltà concernenti elaborazione terza prova dell’esame avvocato 2013?

“Paradossalmente, la prova relativa alla redazione dell’atto giudiziario è la più facile, ma a condizione che si sia fatta la pratica. Infatti, nei due anni di praticantato, capita di doversi confrontare con citazioni, comparse di costituzione, ricorsi per decreto ingiuntivo o per sequestro, ecc

Ad ogni modo, anche se tali tematiche non fossero state scalfite in maniera diretta, il candidato, grazie ai due anni di pratica, dovrebbe ugualmente aver compreso lo schema essenziale dell’atto giudiziario. L’atto di citazione, ad esempio, ha uno schema ben preciso. Il suo contenuto variabile è rappresentato soltanto dalla descrizione della fattispecie giuridica e del caso di cui ci si occupa. L’altra parte dell’atto ha, invece, uno schema fisso: l’intestazione, l’esposizione dei motivi, le richieste istruttorie e le conclusioni da formulare. Quindi, anche per un semplice ricorso, sia esso effettuato per decreto ingiuntivo o per sequestro conservativo, si osservano i medesimi schemi logici. Pertanto, se il candidato avesse svolto una proficua pratica, non dovrebbe aver grandi problemi nella redazione di un atto giudiziario. Spesso, purtroppo, non tutti i candidati sostengono l’esame di avvocato con alle spalle una buona pratica. In tal caso, il candidato resta ancorato ad una preparazione prettamente teorica, che potrebbe esser sufficiente per la redazione dei pareri, ma non per l’atto giudiziario”. 

Secondo Lei, è verosimile ipotizzare che il Ministero della Giustizia scelga le tematiche inerenti alle prove scritte dell’esame avvocato basandosi sull’attualità?

“Diciamo che può accadere che, in alcuni casi, i relatori delle tracce puntino l’occhio sulle nuove evidenze relative ai disparati ambiti del diritto. Ad esempio, nell’ultimo anno, tra le varie possibilità di scelta concernenti il parere di diritto penale vi era una tematica, a dir poco attuale, come la detenzione di materiale pedo-pornografico.

Un argomento che, sfortunatamente, è negli ultimi tempi molto attuale.

Quindi può esserci, sicuramente, una particolare attenzione verso l’attualità, però, a volte, le cose sono imprevedibili e non è escluso che gli argomenti dell’esame da avvocato del 2013 rasentino vicende più classiche”.

Quali sono le funzioni delle commissioni relative all’esame avvocato oggi?

“Le commissioni sono composte da avvocati, magistrati e docenti universitari. I membri vengono nominati dai distretti di Corte d’Appello e, normalmente, tendono a dividersi in sottocommissioni per velocizzare sia i lavori di correzione degli elaborati scritti, sia per quel che concerne l’effettuazione delle prove orali. Le Corti d’Appello, invece, oltre a nominare le commissioni, stabiliscono le sedi d’esame”.  

La Commissione Centrale presso il Ministero della Giustizia e le sottocommissioni presso ciascuna Corte di Appello per l’esame avvocato 2013 sono così costituite:

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