Diventare avvocato: come diventare avvocato in Italia e all’Estero

Redazione Controcampus 10 Febbraio 2015

Una delle strade professionali più lunghe e piene di ostacoli, oggi, in Italia è quella per diventare avvocato: è per questo che si aprono percorsi alternativi in Italia o all'esteri.

Chi è l’avvocato oggi e come si diventa avvocati? Quale percorso professionale bisogna svolgere per l’esercizio della professione forense? E’ possibile diventare avvocati all’estero? Come?

Queste sono solo alcune delle centinaia di domande che si pongono i giovani studenti e aspiranti professionisti del ramo forense che ogni anno si trovano ad affrontare l’arduo percorso professionale che li attende.

Una strada che in molti casi diventa l’anticamera di un itinerario alternativo per diventare avvocato in Italia: come diventare avvocati in spagna o altra opzione molto gettonata negli ultimi anni, il diventare avvocati in Romania.

Dall’arduo percorso abilitativo italiano al rimedio europeo.

Ecco come diventare avvocato in Italia e all’estero. Importantissime novità sul fronte della riforma forense: nel 2015 e nel 2016 i candidati potranno continuare ad usare i codici commentati.

Diventare avvocato, in Italia, è un’impresa a dir poco intricata, il sogno di una vita, il glorioso finissage di un sentiero pingue d’ostacoli, florido d’enigmi e di cavilli normativi. Dai cinque (e passa) anni di studio ai 18 mesi di pratica presso lo studio di un dominus, fino a scalfire l’agognata abilitazione.

Per diventare avvocato e potersi fregiare dell’ambìto titolo di libero professionista, infatti, è necessario essere in possesso di molteplici requisiti. Ciononostante, la toga continua a simboleggiare un traguardo bramato, ogni anno, da migliaia di aspiranti principi del foro.

Come diventare avvocato in Italia: dall’Università alla pratica forense per l’abilitazione

Nel 2012, la percentuale media degli ammessi all’orale è stata del 36,36 % degli effettivi partecipanti all’esame avvocato, con un calo di due punti rispetto al 2011. Alla complessità dell’esame di avvocato, dunque, corrisponde il lieve calo degli ammessi agli orali. Tuttavia, dalle statistiche del 2012 emerge un dato complessivo di non poco conto: su 33.523 partecipanti, 12.181 sono stati ammessi all’orale, cioè più di un candidato su tre.

Nel 2013, infine, la percentuale nazionale (media) degli ammessi è aumentata di quasi 5 punti, stagliandosi a quota 41,11%. Stando alle statistiche diramate, la sede con la più lauta percentuale di ammessi è stata Genova che, con un rutilante 60,41% (383 su 634), ha letteralmente surclassato le altre, conquistando uno storico risultato.

Nello stesso anno, a registrare proficue risultanze sono state altresì le sedi di Salerno (57,45% – 640 su 1.114) e Messina (52,32% – 271 su 518). Burrascosi ed irretenti, invece, i dati relativi alle percentuali di ammessi a Campobasso: l’anno scorso, infatti, soltanto 43 candidati su un totale di 248 (cioè il 17,34%) sono riusciti a varcare la soglia degli scritti.

Nel Bel Paese, infatti, vi sono più di 247.040 avvocati. Campania, Lombardia, Lazio, Puglia e Sicilia, sono le regioni con il più elevato numero di legali.

Requisiti per diventare avvocato: cosa serve e cosa fare

  • Requisito n. 1 per diventare avvocato: laurea in giurisprudenza;
  • Requisito n. 2 per diventare avvocato: frequenza di scuole di formazione professionali istituite dai vari Consigli dell’Ordine (requisito facoltativo);
  • Requisito n. 3 per diventare avvocato: certificato relativo al compimento della pratica (o praticantato);
  • Requisito n. 4 per diventare avvocato: superamento delle quattro prove di cui è costituito l’esame di avvocato, e conseguimento del titolo;
  • Requisito n. 5 per diventare avvocato: iscrizione all’Albo dell’Ordine regionale d’appartenenza.

Struttura esame avvocato: prove scritte e prova ora, come funziona

Per chi non lo sapesse, l’esame ha carattere teorico-pratico ed è caratterizzato da quattro prove: tre scritte ed una orale.

Dopo aver superato, con successo, la fase scritta, gli aspiranti avvocati dovranno valicare l’ultimo scoglio, la prova finale, ovvero l’esame orale. Le prove orali consistono nella dimostrazione di conoscenze deontologiche e nella risoluzione di brevi quesiti afferenti a cinque materie, di cui almeno una di diritto processuale, scelte fra le principali branche dello scibile giuridico.

Ai colloqui, le cui date di svolgimento saranno divulgate in seguito, sono ammessi, però, soltanto i candidati che abbiano conseguito, nei tre test scritti, non meno di 90 punti e con un punteggio non inferiore a 30 punti per almeno due test. Gli aspiranti avvocati, infine, sono considerati idonei se superano le prove orali con un punteggio complessivo non inferiore a 180 punti.

Struttura esame avvocato prova orale:

  • I candidati devono dar vita ad una succinta illustrazione dei tre elaborati redatti nel corso della prima fase dell’esame avvocato 2015;
  • Devono argomentare brevi questioni afferenti alle 5 materie prescelte tra le seguenti: diritto costituzionale, diritto civile, diritto penale, diritto del lavoro, diritto commerciale, diritto amministrativo, diritto tributario, procedura civile, procedura penale, diritto internazionale privato, diritto comunitario e diritto ecclesiastico;
  • Infine, devono dimostrare di aver appreso e studiato l’essenza dell’ordinamento forense e dei diritti e dei doveri dell’avvocato.

Diventare avvocato oggi. L’avvocatura italiana nella morsa della deregulation. “Nulla si vede di giusto o di ingiusto che non muti col mutare di clima. Il diritto ha le sue epoche” così disserta Blaise Pascal nei suoi “Pensieri”. Come dargli torto. Siamo in continua evoluzione. All’inesorabile mutamento societario corrisponde la repentina metamorfosi del diritto.

Diventare avvocato all’estero: alternative dell’esame avvocato in Italia

C’è poi chi, dopo aver indossato la sublime corona d’alloro in Italia, sceglie di trasferirsi all’estero, in Spagna o in Romania, per conseguire l’agognata abilitazione. A rivelarlo è un dossier divulgato dal Consiglio Nazionale Forense (Cnf).

Un esercito di aspiranti giuristi, infervorati dalla brama di diventare avvocati, ha scelto, negli ultimi anni, d’aggirare gli irti e scabrosi rovi dell’esame di stato, approdando a moli di gran lunga meno tumultuosi. Secondo l’Ufficio Studi del Cnf il 92% degli iscritti nell’elenco degli avvocati stabiliti è di nazionalità italiana. Tra questi, l’83% ha conseguito l’abilitazione nella Penisola Iberica e il 4% in Romania. In totale, su 3759 Abogados e Avocat stabiliti, soltanto 307 non sarebbero italiani. Si tratta, come potrete ben immaginare, di un dato che fa riflettere.

Perché molti preferiscono diventare avvocati all’estero

Probabilmente, per due semplici ragioni. In primis, per via delle oggettive complessità strutturali e sostanziali dell’esame d’avvocato italiano. E, in secundis, perché esiste una direttiva europea (Direttiva 98/5/CE recepita in Italia con il D. Lgs. 2 febbraio 2001 n. 96) che consente agli avvocati comunitari, cioè a coloro i quali abbiano conseguito il titolo all’estero, la possibilità di svolgere stabilmente la professione forense in ogni Paese dell’Unione Europea. Ne consegue, dunque, che un italiano in possesso di un’abilitazione spagnola o romena possa, in virtù della presente disciplina, recarsi nel proprio Paese d’origine per iscriversi all’elenco degli avvocati stabiliti.

Dopo aver esercitato in maniera effettiva e regolare la professione in Italia per 3 anni, infatti, l’abogado può chiedere al proprio Ordine: da un lato, la dispensa dalla prova attitudinale e, dall’altro, l’iscrizione all’Albo degli avvocati. In tal modo, dunque, decorsi tre anni, l’aspirante giurista può iniziare ad esercitare la propria professione, pur non avendo sostenuto alcun esame di stato.

Secondo il Consiglio Nazionale Forense, però, questi comportamenti andrebbero a falsare la concorrenza tra avvocati nei Paesi Ue. A mettere a rischio i diritti dei cittadini che si affidano a questi professionisti. Per tale ragione il Cnf aveva presentato, circa un anno fa, con l’intento di accertare, definitivamente, la legittimità dei suindicati fenomeni, un rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

Il punto dell’avvocato Michele Sarno sull’esame avvocato all’estero

“Negli ultimi tempi, molti laureati in giurisprudenza si recano in Spagna al fin di ottenere il titolo abilitante alla professione. Credo che l’esame d’avvocato sia strutturato in una maniera tale da diventare del tutto inutile. Prevede una partecipazione così significativa e massiccia che, alla fine, va a pregiudicare proprio i candidati cha hanno studiato.”

“Siccome ritengo che un esame non possa essere affidato alla sorte ed alla fortuna, credo che forse andrebbe completamente rivisitato. Credo che l’accesso alla professione non vada reso difficile attraverso un esame che, forse, non ha più il senso di essere strutturato così com’è.”

“Credo che l’accesso alla professione debba susseguire ad un percorso di studi serio, che sia strutturato, sin dai tempi dell’università, sulla pratica.”

“Il punto di forza del nostro Paese dovrebbe essere la formazione. Per quel che concerne l’abilitazione all’estero, invece, ritengo che se esiste un modo per aggirare l’ostacolo. Perché rendere difficili le cose anche ai nostri studenti?”

“Noi siamo cittadini europei. Viviamo in un sistema aperto. Se un paese straniero prevede una regolamentazione che, sulla base della reciprocità, tende a garantire ai laureati il conseguimento del titolo in maniera più semplice. Non capisco perché il nostro legislatore non decida di sedersi ad un tavolo per riconoscerla. Del resto, il superamento dell’esame di stato non offre alcuna garanzia lavorativa.”

“Per questo non riesco a comprendere la rigidità. La restrizione dell’attività professionale. Un cittadino prima di affidare la cura dei propri interessi e dei propri diritti ad un avvocato, logicamente, opera uno screening accurato per comprendere se sia o meno all’altezza. Credo, pertanto, che vada fatta una riflessione seria sull’attuale struttura dell’esame. Vorrei un sistema che sia qualitativamente straordinario. Ma che consenta a tutti, soprattutto alle fasce più deboli, di potersi vedere riconosciuto il diritto costituzionale allo studio”.

Antonio Migliorino

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Si aprono cosi le frontiere per un nuovo e più ambizioso progetto, per nuovi investimenti che possano demolire le barriere che un giornale cartaceo può avere. 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L’università a portata di click è cosi che ci piace chiamarla. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei nostri lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto