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8 dicembre 2014

Atto Giudiziario esame avvocato 2014: svolgimento atto giudiziario

Lista nomi ammessi prova orale esame avvocato 2014-2015

L’Esame Avvocato parte scritta si svolgerà il 16, 17 e 18 Dicembre 2014. Il primo giorno è dedicato al parere civile, il secondo al parere penale e il terzo giorno all’atto giudiziario

Esame Avvocato Atto Giudiziario

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Cerchiamo di capire nel dettaglio come svolgere le prove scritte all’esame avvocato ed in particolare come si scrive un atto giudiziario.

Da dove iniziare a scrivere un atto giudiziario e come redigere brillantemente un atto giudiziario per passare le correzioni della commissione di corte d’appello assegnata.

Le tre prove scritte, infatti, si terranno nei giorni 16, 17 e 18 dicembre e saranno incentrate, come di consueto, su tematiche formulate dal Ministero della Giustizia. A stabilirlo è un bando, recante la disciplina relativa alla sessione 2014, firmato, lo scorso 12 settembre, dal Guardasigilli italiano, Andrea Orlando.

“L’abilitazione ad una professione è sempre un momento importante ma deve essere destinato solo ed esclusivamente a coloro i quali poi, effettivamente, la eserciteranno”. Avv. Americo Montera, Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Salerno

Prima di far luce sull’atto giudiziario e sui consigli relativi al suo svolgimento, cerchiamo di spiegare, in breve, ai non avvezzi alle materie giuridiche, quale sia la struttura dell’esame da avvocato.

Come diventare avvocato: dal parere all’atto giudiziario alle prove orali

Diventare avvocato è un’impresa, a dir poco, ardua, l’epilogo di un percorso irto d’ostacoli. Un traguardo agognato, ogni anno, da migliaia di aspiranti principi del foro. Nel 2012, la percentuale media degli ammessi all’orale è stata del 36,36 % degli effettivi partecipanti all’esame di avvocato, con un calo di due punti rispetto al 2011.

Alla complessità dell’esame di avvocato, dunque, corrisponde il lieve calo degli ammessi agli orali. Tuttavia, dalle statistiche del 2012 emerge un dato complessivo di non poco conto: su 33.523 partecipanti, 12.181 sono stati ammessi all’orale, cioè più di un candidato su tre. Al di là del lieve calo degli ammessi, il numero di toghe italiane resta, oltremodo, superiore alla media degli altri paesi europei. Nel Bel Paese, infatti, vi sono più di 247.040 avvocati. Campania, Lombardia, Lazio, Puglia e Sicilia, sono le regioni con il più elevato numero di legali.

Struttura generale dell’esame da avvocato: prove scritte e parte orale

In sintesi, per potersi fregiare dell’ambìto titolo di libero professionista è necessario essere in possesso dei seguenti requisiti: laurea in giurisprudenza; frequenza di scuole di formazione professionali istituite dai vari Consigli dell’Ordine (requisito facoltativo); certificato relativo al compimento della pratica (o praticantato); superamento delle quattro prove di cui è costituito l’esame di avvocato, e conseguimento del titolo; iscrizione all’Albo dell’Ordine regionale d’appartenenza.

Per chi non lo sapesse, l’esame ha carattere teorico-pratico ed è caratterizzato da quattro prove: tre scritte ed una orale. L’attuale sistema, basato su pareri svolti ed atti giudiziari, affonda le proprie radici nel lontano 1989, ed in particolare, nella legge 20 aprile n. 142, recante modifiche alla disciplina degli esami di procuratore legale e di avvocato.

Al di là di questa breve digressione eziologica, la prima prova scritta consiste nella redazione di un parere motivato, da scegliersi tra due tematiche relative al diritto civile; la seconda prova è, invece, caratterizzata dall’elaborazione di un parere motivato di diritto penale; la terza, ed ultima prova scritta, infine, consiste nella redazione di un atto giudiziario che postuli conoscenze di diritto sostanziale e processuale, su un quesito proposto in materia di diritto civile, penale o amministrativo. Per lo svolgimento di ciascuna di esse, il candidato ha a disposizione soltanto sette ore. Dopo aver superato, con successo, la parte scritta, gli aspiranti avvocati devono valicare l’ultimo scoglio, la prova finale, forse la meno ostica, cioè l’esame orale. Le prova orali consistono nella dimostrazione di conoscenze deontologiche e nella risoluzione di brevi quesiti afferenti a cinque materie, di cui almeno una di diritto processuale, scelte fra le principali branche dello scibile giuridico. Ai colloqui, le cui date di svolgimento saranno divulgate in seguito, sono ammessi, però, soltanto i candidati che abbiano conseguito, nei tre test scritti, non meno di 90 punti e con un punteggio non inferiore a 30 punti per almeno due test. Gli aspiranti avvocati, infine, sono considerati idonei se superano le prove orali con un punteggio complessivo non inferiore a 180 punti.

Come si redige un atto giudiziario: come scrivere e da dove iniziare

L’elaborazione dell’atto giudiziario, terza prova scritta dell’esame, simboleggia una vera e propria cartina di tornasole per verificare se il candidato abbia effettivamente svolto la pratica forense. L’aspirante giurista ha a disposizione sette ore per svolgere una delle tre tracce afferenti al diritto civile, penale ed amministrativo. E su di lui, dunque, ricade l’onere di assumere le vesti d’avvocato e di arguire, dopo un’attenta lettura della traccia, quale sia l’atto giudiziario più idoneo.

Per redigere un atto giudiziario è necessario che il candidato abbia svolto, in maniera a dir poco proficua, i 18 mesi di pratica. Questa prova, infatti, richiede adeguate conoscenze giuridiche, sia teoriche, sia pratiche. Il candidato, assunte le vesti dell’avvocato, è tenuto, da un lato, ad arguire dalla traccia quale sia l’atto giudiziario più idoneo e, dall’altro, ad attuare una vera e propria osmosi tra strumenti di diritto processuale (procedura civile, penale, amministrativa) e sostanziale (diritto civile, penale, amministrativo).

Pertanto, la redazione dell’atto giudiziario impone l’ottemperanza ad appositi schemi giuridici.

In sintesi, nel redigere l’atto giudiziario, l’aspirante avvocato deve rispettare alcune, sintomatiche, norme consuetudinarie. Dopo aver letto attentamente la traccia ed individuato l’atto più idoneo, deve elencare, in maniera a dir poco minuziosa, tutte le norme ed i principi ad esso correlati e, in seguito, citare le massime giurisprudenziali di riferimento.

Spesso accade che in seduta d’esame le commissioni dispensino dei consigli su come sviluppare l’argomento dell’atto giudiziario, dando indicazioni in merito alle possibili soluzioni giurisprudenziali da adottare. In giurisprudenza, infatti, esistono varie posizioni. Alcune sono dominanti, altre minoritarie. Per cui, dal punto di vista strettamente teorico, è possibile ritenere di aderire ad una corrente di pensiero piuttosto che ad un’altra. Anche se, ovviamente, bisogna far riferimento alla gerarchia delle singole corti che emettono le varie pronunce.

Dopo aver redatto la parte introduttiva dell’atto giudiziario (fate attenzione alla grafia) è necessario indicare la natura dell’atto giudiziario da adottare, inserendo, all’interno dello schema giuridico, i dettagli nevralgici relativi al quesito. Infine, l’aspirante avvocato, dopo aver completato lo schema dell’atto giudiziario, deve formulare le richieste (da espletare a beneficio, o per conto, del cliente) e redigere, se necessario, le eventuali annotazioni (con riferimenti normativi).

Al fin di comprendere al meglio l’essenza dell’atto giudiziario e di far luce nel contempo, sull’importanza nevralgica dell’esame da avvocato abbiamo deciso di contattare una voce autorevole, l’Avv. Americo Montera, Presidente del Consiglio dell’Ordine Forense di Salerno.

Americo Montera

Americo Montera

Dal 16 al 18 dicembre si svolgeranno le prove scritte dell’esame di abilitazione all’esercizio della professione di avvocato.

Presidente Montera potrebbe parlarci dell’importanza di questo esame e in particolare dell’atto giudiziario all’esame di avvoacato?

“L’abilitazione ad una professione è sempre un momento importante ma deve essere destinato solo ed esclusivamente a coloro i quali poi, effettivamente, la eserciteranno.”

“Avviene, invece, nel caso dell’abilitazione all’Avvocatura, che l’esame di abilitazione è accessibile a tutti e, quindi, si verifica la penalizzazione di coloro i quali veramente ed effettivamente vorranno lavorare come Avvocati”.

Quali sono le principali difficoltà concernenti l’elaborazione dell’atto giudiziario?

“Non è solo la redazione dell’atto giudiziario a presentare difficoltà ma non per la forma bensì per i contenuti. Sono difficoltose tutte e tre le prove. Infatti, l’argomento da trattare può essere tratto da qualsiasi istituto giuridico. Il candidato deve praticamente conoscere tutto lo scibile del diritto. In verità mi sembra un poco esagerato…”.

Secondo Lei è verosimile ipotizzare che il Ministero della Giustizia scelga le tematiche inerenti agli scritti e in particolare all’atto giudiziario basandosi sull’attualità?

“Ho avuto sempre la sensazione che i Ministeri siano una specie di oggetti misteriosi abitati da alcuni  personaggi che hanno principalmente il problema che trascorra la giornata. Il Ministero della Giustizia si compone di dipartimenti, sotto dipartimenti, sopra dipartimenti, è una vera e propria giungla burocratica. Resterà una specie di segreto di Fatima sul come e da chi  vengono “concepite”le tracce dei temi”.

Breve digressione. L’avvocatura italiana nella morsa della deregulation. “Nulla si vede di giusto o di ingiusto che non muti col mutare di clima. Il diritto ha le sue epoche” così disserta Blaise Pascal nei suoi “Pensieri”. Come dargli torto. Siamo in continua evoluzione. All’inesorabile mutamento societario corrisponde la repentina metamorfosi del diritto. A partire dagli anni ottanta, infatti, nell’occidente industrializzato si è verificata una sorta di trasformazione giuridica che, nel corso del tempo, ha poi assunto diverse nomenclature: decodificazione o deregulation. L’abnorme e sistematico aumento di leggi, decreti e regolamenti tende a falcidiare ed annichilire l’operato dell’avvocatura italiana, la quale, tra dubbi, timori ed aporie concettuali s’interroga sul significato più recondito delle norme. Ma il diritto positivo è, per sua stessa definizione, strumentale al progresso sociale. “Panta rei os potamos”, recitava Eraclito ai piedi del Tempio di Artemide. Tutto si trasforma e nulla si distrugge e, seppure esistesse un diritto naturale sgorgante dall’alba dei tempi, andrebbe riadattato, plasmato all’insegna delle moderne esigenze sociali e, pertanto, foggiato con lo scalpello del diritto positivo. Soltanto il complesso di norme e principi che va sotto il nome di Diritti dell’Uomo merita, per certi versi, di essere considerato etereo, avulso da trasformazioni estreme e dal rovesciamento del predominio della cultura giuridica e politica a favore della logica del mercato. In fin dei conti, il presunto svuotamento del giuridico è, di per sé, conseguenza logicamente prevedibile dell’indebolimento delle funzioni statuali.

L’espansione globale del potere economico e delle nuove esigenze normative, dunque, rendono le esigenze sociali sempre più dinamiche e complesse. La nostra è una società post-moderna, cosmopolita e democratica. Una società in continua evoluzione e trasformazione. In un simile vortice d’agitazione evolutiva, si corre il rischio, però, di restare schiacciati dalla stessa smania di crescita e di perdere il contatto con la realtà. Ma auguriamoci che ciò non avvenga.

Tracce e svolgimento atto giudiziario per ogni prova scritta 2010-2013

Antonio Migliorino


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